Kiev. Siamo immersi dalla neve che qui viene giù veramente (1/2 metro al giorno nella sola Kiev) e tutto il popolo ucraino aspetta con ansia le elezioni presidenziali.
In tutta questa situazione, però, c’è una grande anomalia di fondo: mentre in tutti Paesi l’ansia sta nel vedere chi si aggiudicherà la poltrona più importante, in Ucraina il desiderio di tutti è che semplicemente le elezioni abbiano luogo il più in fretta e indolore possibile.
Questo perché la nazione viene da 5 anni di continua instabilità e scontro politico, o meglio, è più appropriato parlare di un vero e proprio scontro istituzionale: l’Ucraina dal punto di vista costituzionale rappresenta una vera e propria eccezione; mentre tutti i Paesi del mondo hanno scelto tra una prevalenza del Primo Ministro e una prevalenza di potere del Presidente, la Costituzione ucraina ha attribuito poteri a entrambe le figure, estremamente contrastanti e che facilmente danno luogo a crisi politiche.
E’ per questo che, dalla salita al potere del presidente filo-europeo Yushenko, l’Ucraina non ha avuto un momento di pace: Yushenko ha avuto scontri con il Primo Ministro ex-alleato Timoshenko, il filo-russo Yanukovich e tanti altri partiti che lo avevano sostenuto durante la famosa Rivoluzione arancione.
La cosa più incredibile della situazione attuale è il fatto che probabilmente la situazione non sembra destinata a risolversi.
Per capire ciò bisogna sapere quali sono i candidati:
1) Il presidente uscente Yushenko, con un rating di circa il 5% secondo i sondaggi
2) L’attuale Primo Ministro Timoshenko, data tra il 13% e il 20%
3) Il filo-russo Yanukovich, dato oltre il 20%
4) Il giovane e promettente Yazeniuk, anche se molti ritengono che non abbia azzeccato la campagna elettorale con spot non graditi agli elettori, dato intorno all’8%
5) L’impresario Tigipiko, proprietario di una delle compagnie di assicurazioni più grandi in Ucraina, la TAS (i conflitti di interesse non ce li abbiamo solo in Italia), il quale però sembra destinato al ruolo di outsider
6) L’ex presidente della Camera Litvin, personaggio alla prima apparenza solare ma con scheletri nell’armadio non da poco (come ad esempio il suo ruolo nell’insabbiamento del delitto del giornalista Gongadze, trovato vicino a Kiev senza testa), anche lui non destinato a vincere
L’unico caso in cui, a seguito delle elezioni, non ci sarebbero scontri fra presidente e governo, sarebbe quello in cui la Timoshenko vincesse; poiché rinuncerebbe al suo ruolo di Primo Ministro, passandolo probabilmente a una persona di sua fiducia del suo Blocco.
Nel secondo caso, più probabile del primo stando ai sondaggi, la vittoria di Yanukovich farebbe ripartire lo stesso scontro solo a parti un po’ inverse; sicuramente il neo-presidente tenterebbe di sciogliere il parlamento a lui sfavorevole (cosa fatta negli ultimi 5 anni da Yushenko più volte), mentre l’opposizione filo-europea incomincerebbe a protestare su questo abuso di potere che loro stessi hanno usato.
Insomma, una cosa è chiara: mi è capitato di parlare con moltissimi ucraini di queste elezioni, e tutti, ma dico tutti, hanno espresso un solo desiderio: Poriadok v Derzhavi (l’ordine nello Stato), chiunque vinca.
Gli ucraini, sia nel comunismo che nei primi anni della Repubblica, erano da sempre abituati ad avere qualcuno là in alto che prendesse decisioni, anche senza interpellarli, anche in modo dispotico, ma che desse un indirizzo al Paese.
Ora, molto chiaramente, l’unica cosa che chiede il popolo è un “sano” e reazionario ritorno al passato.