Le elezioni in Ucraina sono passate.
Tutto sembra essersi svolto secondo sentieri "istituzionali"; l’unico evento che stona è il lancio di bombe molotov contro un seggio elettorale da parte di attivisti della Destra nazionalista ucraina.
A parte questo, la situazione di oggi non si può paragonare a quella di 5 anni fa; purtroppo non ero presente durante la Rivoluzione arancione, ma ho sentito mille racconti da parte di persone di tutto il Paese (o quasi), che spiegavano la passione e la voglia di cambiamento che si respirava nel Maidan (piazza principale di Kiev dove avvenne la Rivoluzione pacifica 5 anni fa).
Grazie a queste memorie, ho capito quanto siamo lontani da quel periodo: oggi vivo qui, e sono sicuro che neanche un masochista estremo si piazzarebbe in Maidan con -15 gradi sotto zero a gridare e cantare come accadde allora.
Ho fatto voto di astinenza dalla tv ucraina prima che iniziasse la campagna elettorale, quindi la mia impressione è stata anche alterata dal fatto di non aver subito un bombardamento di messaggi, talk show, ecc; ma, in ogni caso, parlando con i miei conoscenti, nessuno ha usato parole forti su questo evento elettorale.
Gli unici con cui ho discusso a tal proposito, mi hanno trasmesso una sensazione di sconforto e delusione verso tutto e tutti. Mi ricorda qualcosa.
Ma oltre a questo sentimento diffuso, la cosa che piace ancora meno è che il popolo ucraino ha dimostrato di non saper cambiare, o per lo meno di non volerlo fare nuovamente, dopo il risultato diastroso della Rivoluzione arancione.
L’unico effetto di questo meccanismo, però, è che si è stati costretti a scegliere tra Viktor Yanukovich, un filo-russo, maschilista, pregiudicato e reazionario (parlando dei suoi lati positivi) e Yulia Timoshenko, populista dell’ultima ora, doppiogiochista, voltagabbana, sempre e in ogni caso.
Ieri sera facevo zapping fra i canali ucraini per cogliere le prime notizie sugli spogli, ma, più che assistere a dei notiziari, mi sembrava di guardare un film d’orrore.