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Ucraina, EMERGENCY aderisce alla Manifestazione di Roma

di Redazione - venerdì 4 marzo 2022 - 1264 letture

Dopo una prima decisione di mandare solo equipaggiamenti difensivi, ieri anche l’Italia ha deciso l’invio di “armi letali” - missili antiaereo, mitragliatrici, armi anticarro - contravvenendo alla legge 185 del 1990 che impedisce di mandare armi a un Paese coinvolto in un conflitto.

Un provvedimento che segue decisioni analoghe di altri singoli Paesi europei e poi dell’Europa intera, anche attraverso l’European Peace Facility.

L’Europa, che dovrebbe essere interessata più di altri a far terminare il conflitto prima possibile anche per contiguità territoriale, ha scelto chiaramente il ruolo che vuole avere, ed è un ruolo militare, non diplomatico.

Non ci sono state missioni congiunte di negoziazione, non ci sono state proposte di intermediazione unitarie, non si è provato a immaginare scenari nuovi di dialogo e coinvolgimento delle parti in conflitto nella costruzione di un futuro comune. Quando la guerra è un’opzione possibile, diventa immediatamente la prima, spesso anche l‘unica scelta dei nostri governanti.

Abbiamo avuto un’Europa dei mercati, abbiamo oggi un’Europa delle armi, a quando l’Europa dei diritti?

L’invio di armi a sostegno dell’Ucraina è presentato come un’azione di responsabilità verso un popolo che resiste a un invasore. Rifiutiamo questa scelta che è di fatto la decisione di prendere parte al conflitto, fornendo i mezzi della guerra, anche se non ancora i soldati: pensare di fermare la guerra inviando armi è come voler spegnere il fuoco buttandoci sopra altra benzina. L’abbiamo visto in tutti i conflitti in cui abbiamo lavorato: le armi cancellano ogni possibilità di pace, non possono favorirla.

Finora l’unico orizzonte della discussione è stato quello dello schieramento da una parte o dall’altra. I risultati di questo orientamento sono già sotto gli occhi di tutti: feriti negli ospedali, popolazione civile in fuga, l’inasprirsi delle tensioni e del conflitto, fino ad una possibile escalation nucleare.

Non c’è altra strada sensata che tornare a negoziare, dobbiamo continuare a insistere sulla via diplomatica. Non possiamo permetterci un’altra guerra: è a rischio la sopravvivenza dell’intera umanità.

Per questo, aderiamo alla manifestazione “Europe for peace. Cessate la guerra” sabato 5 marzo a Roma, partenza alle ore 13.30 da piazza della Repubblica, arrivo e manifestazione alle 14.30 in piazza San Giovanni in Laterano.


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