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Tutto come previsto. Pietro Grasso alla superprocura


Pietro Grasso è il nuovo superprocuratore antimafia. Il plenum di via dei Marescialli non ha riservato sorprese e, come da copione, ha ufficializzato la nomina del Pg di Palermo alla presidenza della Dna.
giovedì 20 ottobre 2005, di Carmen Ruggeri - 4384 letture

Antimafia. Il plenum di via dei Marescialli ufficializza la nomina dell’ex Pg di Palermo: diciotto voti favorevoli e cinque astenuti. Scatta il toto nomine nel capoluogo siciliano

Il caso è chiuso, il voto unanime. Pietro Grasso è il nuovo superprocuratore antimafia. Ieri il plenum di via dei Marescialli non ha riservato sorprese e, come da copione, ha ufficializzato la nomina del Pg di Palermo alla presidenza della Dna. Diciotto i voti favorevoli (quelli di Unicost, Magistratura Indipendente, Movimento per la Giustizia) cinque gli astenuti. "Ottima nomina - commenta il vicepresidente Virginio Rognoni - Ho seguito con attenzione il dibattito e con grande soddisfazione ho costatato che il giudizio, che è unanime, è largamente positivo. Un giudizio guadagnato sulla considerazione di quanto ha fatto nei vari compiti che istituzionalmente gli sono stati via via conferiti".

Meno entusiaste, invece, le impressioni dei togati di magistratura democratica che riconoscono, sì, i meriti “del dottor Grasso” (prima di arrivare nel 1999 a Palermo al posto di Caselli, è stato Procuratore Aggiunto della Direzione Nazionale antimafia, consulente della commissione antimafia, consigliere al ministero di Grazia e Giustizia, titolare dell’inchiesta sull’omicidio di Pier Santi Mattarella, giudice del primo maxi-processo a Cosa Nostra), ma tengono a mettere i puntini sulle “i”. A regalare i primi commenti a caldo alle agenzie di stampa è Francesco Menditto che, per l’ennesima volta, denuncia una procedura "viziata da gravi e decisive interferenze". Segue Giuseppe Salme’m che non ci gira attorno: "L’esclusione di Caselli è il risultato di una serie di interventi che violano le competenze del Consiglio. Questo è un concorso anomalo eterodiretto". E che la norma che ha escluso Caselli dalla corsa rappresenti un "vulnus" nella procedura ha voluto sottolinearlo anche il laico Luigi Berlinguer, che inizialmente aveva sostenuto la sua candidatura, ma che alla fine ha appoggiato la nomina di Grasso.

Si chiude così, con l’astensione già annunciata dei togati di Magistratura democratica, la bufera sulla “norma anti-Caselli”. Con Grasso sulla poltrona che fu di Bruno Siclari e Pierluigi Vigna, e Caselli fuori dai giochi. Il pg di Torino non occuperà mai il posto che doveva essere delle due toghe dell’antimafia per eccellenza. Come Falcone, fermato dalle polemiche prima e dal tritolo sulla Palermo-Puntaraisi poi, e Borsellino, che decise di vivere gli ultimi 57 giorni da “morto che cammina” a Palermo, a Caselli è stata sbarrata la strada alla superprocura. Per mettere da parte il procuratore classe 1939, però, è bastato solo un emendamento (il tetto massimo per l’assegnazione degli incarichi direttivi è 66 anni. Sono esclusi coloro che non possono garantire 4 anni di presenza, età di pensionamento per il giudici 75 anni).

Un codicillo che si è intrufolato, caso o ingegno vuole, tra le pagine della controriforma dell’ordinamento giudiziario varata, tra i fischi delle toghe e dell’opposizione, dalla Cdl. Poche parole che mettono i lucchetti alla corsa dell’ex-procuratore di Palermo e regalano la corsia preferenziale alla nomina di quello attuale. Poche parole che hanno permesso, lo scorso 21 settembre, al plenum di andare avanti con i concorsi banditi prima dell’approvazione della riforma dell’ordinamento giudiziario; alla Commissione incarichi direttivi del Csm di dare il via libera alla candidatura unica di Grasso con cinque voti a favore e un astenuto (Giovanni Salvi, di Magistratura democratica) e al ministro Castelli di dare in tempi record il placet al Consiglio firmando - si legge in una nota che via Arenula ha diramato nei giorni scorsi - “il concerto per il conferimento dell’ufficio direttivo di procura nazionale antimafia in favore del dottor Pietro Grasso”. Vane le proteste della corrente di Md. “Tra coloro che concorrevano per l’incarico alla super procura - ha spiegato Salvi, unico astenuto in Commissione - il mio voto sarebbe andato al dottor Caselli, che però è stato escluso dal concorso. La procedura per la nomina ha subito vicende che - aggiunge - non hanno precedenti per le esplicite aggressioni pubbliche che hanno segnato uno dei candidati. Queste aggressioni hanno accompagnato la modifica per via legislativa (e addirittura con decreto legge) dei requisiti di partecipazione al concorso”.

Pietro Grasso è il terzo procuratore della Dna, questo è un dato di fatto anche, se la corsa solitaria alla poltrona non sembra essere andata giù neppure al diretto interessato che non commenta la nomina di ieri ma - ha fatto sapere nei giorni scorsi - avrebbe preferito “conquistare” la Dna “combattendo”.

Il dado, comunque, è tratto. La superprocura ritrova una direzione, anche se le carte in tavola potrebbero ancora cambiare. Per due motivi. Primo: ottenuto il via libera dal Csm, il trasferimento da Palermo a Roma di Grasso non è poi immediato. Dovranno, infatti, trascorrere alcune settimane perché il decreto presidenziale di nomina, controfirmato dal ministro della Giustizia, sia pubblicato, solo allora verrà fissato il termine di quindici giorni entro cui il nuovo titolare potrà prendere possesso dell’incarico. Secondo: non è affatto escluso che Caselli decida di ricorrere al Tar per impugnare la delibera di Palazzo dei Marescialli, sollevando la questione di illegittimità costituzionale dell’emendamento Bobbio, ribattezzato, non a caso, “anti-Caselli”.

Nel frattempo, nel capoluogo siciliano ha inizio il toto nomine per la corsa al posto lasciato vacante la neo-superprocuratore. Scartato per il “solito” emendamento Bobbio, Luigi Croce, attuale procuratore di Messina, ex aggiunto di Caselli a Palermo. Croce, come il procuratore di Torino ha superato i 66 anni, per cui il nome favorito dalle toghe va in sordina e si fanno avanti quelli di Giudo Lo Forte (appoggiato sia da Unità per la Costituzione, la corrente a cui appartiene, che da Md, dai laici del centrosinistra e dai “Verdi”), Sergio Lari (dei “Verdi”), Giuseppe Pignatone (braccio destro di di Grasso, che potrebbe contare sul sostegno di Magistratura Indipendente e dei laici del centrodestra). Si fa largo poi, l’ipotesi di due new-entry: Giovanni Ialarda, ex pubblico ministero della Dda, attuale sostituto procuratore generale a Palermo, e Armando Spadaro, procuratore aggiunto di Milano. I giochi sono aperti.

giro di vite/aprileonline (13/10/2005)

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