Uno stile scoppiettante, fin troppo scoppiettante. Certamente il nostro Brizzi, vuole dialogare con il lettore, ma spesso il dialogo è...
Tre ragazzi immaginari / di Enrico Brizzi. - Baldini&Castoldi
Raramente abbandono per interi giorni i libri che leggo, nel senso che raramente li abbandono lì nel comodino accanto al rettangolo ortopedico che mi accoglie la notte, insensibile o sovraeccitato (per così poco?) al fatto che vengano letteralmente trombati da chicchessia letto in una sera, o da pinco pallino che fino all’ultimo gli è stato dietro. Già, fino a quasi l’ultimo però, perché una occasione gliel’ho data e mi son detto che una piccolissima cosa dovevano pur dirmela i tre ragazzi immaginari del Brizzi. E invece nulla, ieri notte ho chiuso il libro, pensavo a cosa avrei scritto oggi e secondo me è per questo che non ho chiuso occhio, continuavo a pensarci lameno fino alle tre del mattino. Caro Brizzi, mi devi una notte...
Uno stile scoppiettante, fin troppo scoppiettante. Certamente il nostro Brizzi, vuole dialogare con il lettore, ma spesso il dialogo è a senso unico (della serie che parla solo lui e non ti lascia spazio né scampo, quindi non far finta di volermi coinvolgere che poi parli solo tu e magari mi incazzo pure...). Un vocabolario molto ricco per una storia che non ha né capo né coda. Ho pensato che abbia arricchito stile e vocaboli per dare almeno un briciolo di qualcosa a questa storia, ma poi mi sono detto che rischiavo di essere troppo cattivo e che io non ho mai scritto nemmeno un libro e quindi cosa sto qui a spaccare il capello in quattro al povero Brizzi... Un minestrone di sensazioni dal gusto forte, quello sì, ai limiti del nauseante. Non è detto che tanti sapori tutti assieme rendano la pietanza più prelibata. Spesso, al contrario, la impoveriscono. La struttura del romanzo è interessante ma ritengo manchi di troppi dettagli, avrebbe potuto lavorarci di più, il Brizzi.
Si può rimandare Brizzi?