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Transnistria: Sfida tra fantocci


9 dicembre 2011 - România libera - Bucarest

Per gentile concessione di PressEurop.eu


venerdì 9 dicembre 2011, di Emanuele G. - 68 letture

L’11 dicembre la regione secessionista della Moldavia elegge il suo presidente. Un voto che si inserisce nei giochi tra Russia e Germania su un conflitto bloccato da 20 anni.

Cristian Ghinea

Finora le elezioni in Transnistria, uno stato non riconosciuto da alcun paese, erano prive di interesse: da 20 anni Igor Smirnov le vinceva regolarmente. Ma oggi c’è una certa concorrenza [l’ufficio centrale elettorale ha registrato sei candidati] e si avverte un clima di grande effervescenza. Nei sondaggi Smirnov è al secondo posto, dietro Anatol Kaminski, il presidente del parlamento sostenuto da Mosca.

In questo paese il sostegno di Mosca non si limita ai manifesti di Vladimir Putin o alle statue di Lenin. La Russia paga gli stipendi dei funzionari e parte delle pensioni. Il denaro viaggia attraverso delle valigie, un sistema primitivo per comprare la gente. Negli ultimi tempi le integrazioni di pensione sono state distribuite direttamente dal parlamento. Non si tratta di molto – ma per una pensione di 50 dollari al mese (circa 38 euro), un’integrazione di 15 dollari (11 euro) è importante. E i sondaggi lo dimostrano.

Mosca ha cercato di impedire a Smirnov di candidarsi nella speranza di cambiare l’immagine di roccaforte sovietica di cui gode il paese. I russi hanno avviato trattative con i tedeschi su una nuova configurazione della sicurezza in Europa [uno statuto per la Transnistria, una soluzione del conflitto bloccato in cambio di una liberalizzazione dei visti per i russi nell’Ue]. Ma Berlino ha chiesto delle prove di buona volontà: se la Russia vuole essere un partner credibile, deve almeno dimostrare di essere disposta a risolvere il conflitto in Transnistria.

Molto difficilmente Mosca si impegnerà realmente in questo senso, ma potrebbe far credere alla Germania che ci sta provando. Da questo punto di vista il sacrificio di Smirnov potrebbe essere un metodo efficace. Ma visto che quest’ultimo ha fatto orecchie da mercante, in Russia è stata aperta un’inchiesta contro suo figlio, che si sarebbe impossessato di cinque milioni di dollari inviati dal Cremlino in Transnistria.

Se Smirnov dovesse rimanere al suo posto, il Cremlino potrà sempre dire agli europei (cioè ai tedeschi): vedete, abbiamo cercato di sostituirlo ma il popolo della Transnistria lo sostiene, non siamo noi a controllare la situazione. Se invece sarà Kaminski a vincere, il Cremlino dirà: ecco, abbiamo messo a Tiraspol un uomo più giovane e disponibile ai cambiamenti. Il problema è che sia Smirnov che Kaminski hanno posizioni simili: l’indipendenza dalla Moldavia e nessuna intenzione di annettersi alla Russia.

La pressione tedesca, forte dall’inizio del 2011, ha dato i suoi frutti, quanto meno da un punto di vista formale. Per la prima volta dal 2006 [data in cui sono stati sospesi su richiesta di Tiraspol i negoziati 5+2: Moldavia e Transnistria più Ue, Russia, Stati Uniti, Ucraina e Osce], i negoziati sono ripresi a Vilnius il 30 novembre. Ma queste discussioni assomigliano a una sorta di balletto con dei commissari politici sovietici: si fa finta di discutere, forse alla fine gli europei ci crederanno.

Se infatti consideriamo bene la situazione è difficile immaginare un accordo davanti a un deficit di bilancio del 70 per cento. Di fatto la Transnistria è completamente dipendente da Mosca. Quando la Moldavia si è staccata dall’Unione Sovietica nel 1991, il 40 per cento dell’industria è rimasta in Transnistria, dove risiede solo il 10 per cento della popolazione. Le fabbriche funzionano con il gas russo, i pagamenti arretrati si accumulano e il debito ha raggiunto i 2,8 miliardi di dollari (circa due miliardi di euro). Nell’eventualità di una riunificazione della Moldavia, la Russia chiederà il pagamento del debito. Mosca ne uscirà comunque vincente.

Quella della Transnistria è un’economia artificiale: energia gratuita russa ed esportazioni verso l’Europa grazie ai negoziati condotti a Chisinau con l’Ue (750 imprese della Transnistria sono registrate a Chisinau ed esportano verso l’Ue senza pagare tasse allo stato moldavo). Se la Russia volesse veramente cambiare la situazione, le basterebbe bloccare la fornitura di gas gratuito e la pseudo-economia della Transnistria morirebbe in pochi mesi. Ma perché farlo? I due candidati alle elezioni in Transnistria faranno comunque gli interessi di Mosca e c’è sempre la possibilità di ingannare i tedeschi. Traduzione di Andrea De Ritis .

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