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Un nuovo Dpcm anti-Covid varato dal governo, inevitabile dopo l’innalzamento del numero dei contagi e dei decessi.
di Piero Buscemi - mercoledì 14 ottobre 2020 - 397 letture

Era atteso da giorni, considerando anche che il precedente provvedimento anti-Covid era prossimo alla scadenza. Dopo i preamboli di rito, le dichiarazioni in televisione, le reazioni della parte politica avversa al governo e i consigli sanitari degli esperti in materia di contagio, si è stilato un nuovo dpcm (chissà perché poi tutto scritto in minuscolo su molte testate giornalistiche) che cerchi di contrastare la nuova impennata autunnale dei dati comunicati sul numero dei contagi, i tamponi eseguiti e i morti registrati quotidianamente.

Dichiarata da più fonti la necessità di non ricorrere ad un nuovo lockdown per non incorrere in un ulteriore crollo economico al quale non sapere più come porre rimedio - molte le esplicite dichiarazioni tipo "non possiamo permettercelo" - il governo ha cercato di adottare un sistema non eccessivamente restrittivo, in pieno stile con la moda dei collari allungabili per cani degli ultimi anni. Quelli che illudono ad una sensazione di libertà che in ogni momento può essere ridimensionata.

Andiamo nel dettaglio sui nuovi provvedimenti che dovrebbero applicarsi già dal 14 ottobre e perdurare fino al 13 novembre, in attesa degli sviluppi sulle statistiche dei contagi e degli effetti collaterali che avremo nel frattempo e, ipotesi da non escludere, di eventuali ritocchi in corso d’opera se l’emergenza lo richiederà. Cercheremo di analizzare i vari punti salienti del nuovo Dpcm, cercando con modestia di interpretarli e di prevedere le eventuali reazioni di chi dovrà metterli in pratica.

MASCHERINE - L’articolo 1 del Dpcm stabilisce che "è fatto obbligo sull’intero territorio nazionale di avere sempre con sé dispositivi di protezione delle vie respiratorie, nonché obbligo di indossarli nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche dei luoghi o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi, e comunque con salvezza dei protocolli e delle linee guida anti-contagio previsti per le attività economiche, produttive, amministrative e sociali, nonché delle linee guida per il consumo di cibi e bevande". Dall’obbligo è escluso chi fa attività sportiva, i bambini sotto i 6 anni, i soggetti con patologie e disabilità incompatibili con l’uso della mascherina. Viene inoltre "fortemente raccomandato" l’utilizzo dei dispositivi "anche all’interno delle abitazioni private in presenza di persone non conviventi".

Le mascherine sono state proprio l’ago della bilancia e lo spunto dei principali dibattiti tra coloro che hanno sin dall’inizio della diffusione del virus riconosciuto la loro efficacia e chi, contrariamente, le hanno giudicate non adatte a garantire una sicurezza sufficiente allo scopo. Sicuramente è stata l’occasione per scoprire un mondo ai più sconosciuto. Abituati alle scene cinematografiche che ritraevano luminari della scienza medica a compiere l’ennesimo miracolo in sala operatoria, siamo tornati a riconsiderarle anche per funzioni non di meno importanza, come quelle inerenti a lavoratori impegnati nell’edilizia, nella pulizia delle strade e in ambito di contatti con ambienti chimici e industriali. Ognuno si è creato un sistema personale per il suo utilizzo, non sempre rientrante nei dogmi che la situazione chiederebbe. Da chi l’ha trasformata in un accessorio da portare al polso, al gomito o anche sotto il mento a chi la indossa anche guidando in auto o correndo durante le attività sportive. Il tutto meriterebbe un discorso più approfondito e competente.

FESTE - Restano chiuse le sale da ballo e discoteche,all’aperto o al chiuso, mentre sono permesse fiere e congressi.La novità, rispetto ai precedenti Dpcm, è che sono vietate le feste in tutti i luoghi al chiuso e all’aperto. Restano consentite, con le regole fissate dai protocolli già in vigore,le cerimonie civili o religiose come i matrimoni. Le feste conseguenti alle cerimonie possono invece svolgersi con la partecipazione massima di 30 persone nel rispetto dei protocolli e delle linee guida vigenti. Nelle abitazioni private è "comunque fortemente raccomandato di evitare feste e di ricevere persone non conviventi" in numero "superiore a 6".

La formula del 6 non è molto comprensibile. Si sarebbe avuta la stessa reazione anche se si fosse trattato di 5, di 4, di 7. Proprio perché risulta difficilmente collegabile a qualcosa di tangibile stabilire un numero entro il quale sentirsi al sicuro, diventa un’accettazione del provvedimento con la facoltà di non farsi troppe domande. Il 6, poi, deve essere un numero molto amato dai nostri politici, visto che anche nel precedente punto è l’età limite per non indossare la mascherina, dove l’alibi è rappresentato dall’inizio dell’età scolastica. Rapportato poi al 30, come limite di persone alle quali concedere la possibilità di aderire alle cerimonie, ossia 5 volte tanto, è davvero complicato calcolare quante persone ipoteticamente potrebbero essere coinvolte in un eventuale contagio una volta conclusa la cerimonia e lasciate libere le 30 persone di tornare a mettersi in contatto con un numero non prevedibile di altre persone. Come abbiamo precisato, meglio non farsi domande.

GITE SCOLASTICHE - Il Dpcm interviene anche sulle gite degli studenti. "Sono sospesi - si legge nella bozza - i viaggi d’istruzione, le iniziative di scambio o gemellaggio, le visite guidate e le uscite didattiche programmate dalle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, fatte salve le attività inerenti i percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento, nonché le attività di tirocinio".

Su questo punto sarebbe davvero utile conoscere il parere degli insegnanti che in queste prime settimane di ripresa delle attività scolastiche in classe stanno vivendo direttamente il problema. Francamente non si riesce a distinguere le due situazioni in modo così netto. Consentire a centinaia di studenti di frequentare lo stesso plesso scolastico, ritornare alla inevitabile possibilità di contatti post-scuola (non si comprende come si possano evitare), partecipare alle feste di compleanno di regola condivise con un numero superiore al 6 di sopra, ma anche al 30, perché tutto questo sarebbe così differente da una scolaresca coinvolta in una uscita didattica? Sicuramente l’inevitabile responsabilità delegata agli insegnanti sarebbe il vero ostacolo da superare, ma gli insegnanti, specialmente quelli precari da anni, hanno già tanti ostacoli da comprendere tra cattedre vuote, concorsi più o meno straordinari e graduatorie GPS. Attendiamo un loro intervento per emettere un giudizio più obiettivo.

MOVIDA - La stretta riguarda bar, ristoranti, pub, gelaterie e pasticcerie. "Le attività dei servizi di ristorazione sono consentite fino alle 24 con servizio al tavolo e sino alle 21 in assenza di servizio al tavolo". Resta consentita la"ristorazione con consegna a domicilio" e la "ristorazione con asporto" ma "con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze dopo le 21".

Ed ecco la chiave di accesso a tutte le possibili congetture sul ritorno massiccio nelle nostre vite del Covid-19. Strana davvero la considerazione contraddittoria che vede da un lato il riconoscimento di una incondizionata fiducia verso coloro che nella movida trovano la gratificazione di una vita e la quasi sorpresa che gli stessi poi non rispettino le norme basilari di non aggregazione. A mettersi un attimo nei panni dei gestori dei locali, a parte il mancato riscontro economico, si rischia di trascorrere le prime ore della serata annotando ipotetici rappresentanti di gruppo e supponendo con largo margine di errore dove finiscono i congiunti e iniziano le conoscenze occasionali. Un controllo che forse dovrebbe essere ad appannaggio delle forze dell’ordine che, se seguissero questa incombenza con dovizia, non troverebbero il tempo per seguire altre emergenze.

CINEMA E CONCERTI - Resta per gli spettacoli il limite di 200 partecipanti al chiuso e di 1000 all’aperto, con il vincolo di un metro tra un posto e l’altro e di assegnazione dei posti a sedere. Sono sospesi gli eventi che implichino assembramenti se non è possibile mantenere le distanze. Le regioni e le province autonome possono stabilire, d’intesa con il Ministro della salute, un diverso numero massimo di spettatori inconsiderazione delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi. Sono comunque fatte salve le ordinanze già adottate dalle regioni e dalle province autonome.

Considerata l’entrata dell’autunno e il calo delle temperature, l’ipotesi di 1000 partecipanti all’aperto apparirebbe superflua se commettessimo l’ingenuità di accostarla ad eventi prettamente culturali. Il successivo punto, quello relativo agli stadi, ci fa trovare una logica.

STADI - Per le competizioni sportive è consentita la presenza di pubblico, "con una percentuale massima di riempimento del 15% rispetto alla capienza totale e comunque non oltre il numero massimo di 1000 spettatori" all’aperto e 200 al chiuso. Va garantita la distanza di un metro e la misurazione della febbre all’ingresso. Le regioni e le province autonome, in relazione all’andamento della situazione epidemiologica nei propri territori, possono stabilire, d’intesa con il ministro della salute, un diverso numero massimo di spettatori inconsiderazione delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi e degli impianti; con riferimento al numero massimo di spettatori per gli eventi e le competizioni sportive non all’aperto, sono in ogni caso fatte salve le ordinanze già adottate dalle regioni e dalle province autonome. SPORT - Sono vietate tutte le gare, le competizioni e tutte le attività connesse agli sport di contatto aventi carattere amatoriale. Gli sport di contatto sono consentiti, si legge nella bozza del Dpcm, "da parte delle società professionistiche; a livello sia agonistico che di base; dalle associazioni e società dilettantistiche riconosciute dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dal Comitato Italiano Paralimpico (CIP), nel rispetto dei protocolli emanati dalle rispettive Federazioni sportive nazionali, Discipline sportive associate ed enti di promozione sportiva, idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in settori analoghi".

Ed ecco la spiegazione del precedente punto. Che lo sport, in modo particolare il calcio, appartenesse ad una categoria privilegiata che consente deroghe, interpretazioni e a volte anche stralci delle normative già scritte e condivise, lo abbiamo potuto constatare aspettando ancora l’interruzione della prima partita per cori razzisti. I soldi e gli interessi economici fanno ancora la differenza, e nel calcio ne girano tanti. La ripresa dei campionati professionisti e l’altalena del numero di spettatori consentiti durante le partite, spesso ha costituito la prima notizia di molti telegiornali nazionali, superando talvolta il numero dei contagi per priorità di importanza nella scaletta delle notizie. Sulla scoperta poi dei positivi all’interno delle società sportive, come non paragonarla ai disagi e alle file chilometriche che molti genitori hanno dovuto affrontare quando una scuola è stata interessata da questo problema, costringendoli al tampone obbligatorio. Si potrebbero scrivere altre "chilometriche" considerazioni che preferiamo tralasciare.

In conclusione possiamo dire che non è nostra intenzione emettere particolari giudizi sui provvedimenti adottati per contenere il contagio, né positivi né negativi, e scusate questo doppio accostamento. La nostra è un’umile raccolta delle titubanze e delle perplessità ascoltate per strada da semplici cittadini, spesso confusi e impreparati ad adattarsi alle nuove disposizioni. Uno spunto di riflessione su problematiche che gli sviluppi delle ultime settimane ci fanno pensare saranno oggetto di discussione per un tempo che non si può prevedere.


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