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Tra la vita e la morte

Morte in Sicilia : Death in Sicily / fotografie di Armando Rotoletti ; prefazione di Dacia Maraini ; con un testo di Ignazio E. Buttitta. - 1 ed. - Milano : Rotoletti, 2020. - 120 p., [2] : ril. ; 26,5 cm. - ISBN 978-88-9032-579-3.

di Sergej - sabato 7 agosto 2021 - 578 letture

Quello di Rotoletti è un bellissimo libro fotografico. Lo segnaliamo ai nostri lettori. È in un certo senso un libro fotografico "classico". Un libro in cui la splendida fotografia di Rotoletti si cimenta con un tema esistenziale e antropologico "forte" come quello della morte, e della morte nelle consuetudini, nei gesti, nei volti della Sicilia. Le diverse Sicilie, le diverse città, i diversi ambienti e "tempi" della Sicilia.

Importanti e opportune le introduzioni, oltre a quella dell’autore, di Dacia Maraini e di Ignazio Buttitta.

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Morte in Sicilia, di Armando Rotoletti

La civiltà contemporanea rimuove la morte, ne ha paura, posticipa il pensiero della morte "appoi", nel tempo nebuloso di un futuro che si vorrebbe non guardare in faccia. Noi scacciamo la morte dalle nostre case, dalla nostra vita quotidiana. La faccenda della morte è un "lavoro sporco", che va demandato a ditte affini a quelle delle pulizie, che operano facendosi vedere il meno possibile. Il dolore per la perdita di una persona cara va vissuto nell’intimità. Nelle nostre città metropolitane non c’è spazio per i cimiteri né per i cortei funebri.

Il "problema" poi è che non tutto il mondo è modernizzato né è tutto metropoli. Anzi. Gran parte del mondo rimane "arcaico", ovvero segue un tempo e uno sviluppo che non corrispondono a quelli del cemento armato e delle sviluppo digitale, non tengono il ritmo (frenetico) delle scommesse in Borsa e del lavoro per il lavoro. E proprio il tema della morte, il momento della morte, e il rapporto che gli individui e le comunità hanno con la morte, diventa la cartina di tornasole delle diversità esistenti. Si pensi ai funerali acquatici indiani, con le salme mandate al mare attraverso la foce del grande fiume. O alle feste messicane con la Santa Morte come protagonista in cui cattolicesimo e sotterranei riti pre-americane riemergono in quei carnevali della morte.

E poi c’è la Sicilia, di cui mirabilmente Rotoletti fotografa le diverse tradizioni, e i diversi riti e rapporti con la morte. Solo una semplificazione superficiale può pensare a quanto è del rapporto tra i siciliani con la morte possa essere un "unico e comune" fatto, da attribuire a un residuo "atavico" o "tradizionale". Nelle umane cose non c’è nulla di stabile, punto per punto - città per città, quartiere per quartiere, ambito sociale per ambito sociale - le cose cambiano. La tradizione viene continuamente tradita e rielaborata; e con essa anche i riti della morte e i rapporti che si hanno con la morte. Ogni singola fotografia di Rotoletti, selezionate tra le molte sul tema da lui fatte nel corso degli anni, è una vera e propria narrazione relativo a una di queste "tradizioni". Davvero richiederebbe, ognuna di queste fotografie, un saggio, una monografia specifica.


In questo mio nuovo libro ho cercato di raccogliere le ultime tracce della tradizione del lutto in Sicilia. Mi sono trovato a sfidare uno dei tabù più massicci della cultura contemporanea. E più procedevo nella ricerca e nel lavoro, più si faceva strada in me la convinzione che se si mette un velo sulla morte e sulle sue prassi, lo si mette anche sulla vita.

Mentre cercavo i miei soggetti, ho capito che la fotografia in sé è morte, attimo cristallizzato di una cosa, di un gesto, di un’intenzione, che non sarà mai più. Ma è anche vita eterna, memoria, perché consegna al futuro un’immagine che non potrà più perdersi.

(Armando Rotoletti)


Ora si celebra la Morte, la sua potenza, la sua incombente presenza. Ma chi ha fede non ha paura della fine perché ad attenderlo c’è la vita eterna che gli è stata promessa. C’è l’amore di Dio che supera, travolge, vince su qualsiasi cosa. Ad attenderlo c’è lui. Ma se improvvisamente quel Lui si mostrasse fantasma, assenza e vuoto?

Amore e morte. apparentemente agli opposti, sono in queste belle fotografie di Rotoletti strette da un vincolo di sangue, da un destino comune.

(Dacia Maraini)


Il culto dei morti, la confidenza con le anime, la consapevolezza antica che la comunità è l’insieme dei vivi e dei morti, immanenti, tanto temibili quanto benevoli, comunque necessari all’essere nel tempo, al suo ciclico rifarsi nell’illintramatura dei riti, sono l’orizzonte immaginifico e concreto in cui disporre le immagini dense, pensate, ricercate di Armando Rotoletti.

(Ignazio Buttitta)


Sinossi editoriale

Quanto la morte sia protagonista del pensare dei siciliani, o meglio, quanto i siciliani pensino a partire dal sentimento di morte che li abita, nessuno l’ha espresso meglio di Gesualdo Bufalino in una delle pagine più dense del suo libro “La luce e il lutto”: «Così noi continuiamo ad opporre alle abbaglianti vociferazioni del sole la certezza immemorabile che su ogni cosa trionfa il niente. E che nei nostri occhi, finché non li chiudiamo, sono destinati a combattersi e ad amarsi per sempre la luce e il lutto» In molte immagini di questo libro potrete trovare un senso teatrale della morte che ha radici antiche, in un’epoca più che millenaria, dalla tragedia greca alla dominazione spagnola. Ma troverete anche un senso di trionfo sulla morte, visibile soprattutto in tutte le processioni religiose della Pasqua, incentrate sul rapporto tra la Madre e il Figlio. Ho lavorato quasi tre anni, cercando di raccogliere le ultime tracce della tradizione del lutto in Sicilia, riproducendo quell’immaginario umano e culturale che per secoli ha fatto da collante fra le comunità siciliane: un patrimonio “immateriale”, espressione di una memoria storica che deve essere valorizzata e non rimossa.


L’autore

Armando Rotoletti (Messina, 1958) ha studiato fotografia presso il St. Mary College e il London Polytechnic (ora University of Westimnster), a Londra. A Milano, negli anni Ottanta si è dedicato al fotogiornalismo e, tra il 1985 e il 1995, è stato protagonista di numerose mostre personali e collettive. I suoi reportage sono stati pubblicati da molte riviste, tra cui i settimanali «Sette» e «Io donna» del «Corriere della Sera», «Vanity Fair», «The Sunday Times». Da una decina d’anni si dedica, inoltre, a lavori di ampio respiro e di approfondimento sociale – come Casa della Carità. I volti le storie (2005), dedicato alla fondazione di don Colmegna, o Barbieri di Sicilia (2007), un viaggio tra le ultime botteghe di barbiere sull’isola – e a paesaggi e volti dei distretti agroalimentari (Langhe, Food Valley): Gente di Barbaresco (2013), è il primo risultato di questo impegno. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Valelapena (2013), Scicli città felice (2014), Vino e gente dell’Etna (2015), Noto. Le pietre i volti (2015), Sicilia in piazza (2017), Selinunte (2019, di Enrico Caruso e Clemente Marconi).

Armando Rotoletti è presidente del premio fotografico "Un luogo per ZeroBook" indetto annualmente dalla casa editrice ZeroBook con il supporto di Girodivite.


Il libro può essere acquistato direttamente sul sito del fotografo.


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