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Torture: il primo processo sarà uno show


La corte marziale speciale si riunisce a Baghdad per processare un soldato accusato di abusi; invitate tutte le tv Arabe. Più che un processo sembra che stia diventando un evento mediatico...
mercoledì 12 maggio 2004, di Giovanni Battaglia - 2002 letture

Il prossimo 19 maggio si terrà il processo al soldato scelto J. Sivitis, guardia del carcere di Abu Ghraib, accusato di sevizie nei confronti dei detenuti iracheni. Più che un processo però, sembra che sia un evento mediatico ( come tale è stato annunciato dal comando militare americano in Iraq), una sorta di processo-show per "calmare le acque" in cui naviga da tempo la barca (o il relitto) di Bush. Il generale Mark Kimmit ha dichiarato che niente verrà tenuto nascosto, e il processo avverrà a porte aperte, in assoluta trasparenza. Per l’evento sono state invitate tutte le principali tv Arabe, che avranno il compito di dimostrare quanto l’America sia scossa e turbata per le notizie che giungono da oltreoceano. Anche i superiori dei soldati responsabili delle sevizie sono molto scossi, tanto da far riunire la corte marziale speciale che però non potrà infliggere all’imputato una pena superiore a 12 mesi di prigionia civile, ma ha il vantaggio di operare in tempi brevissimi. Eppure il codice penale militare americano, per casi simili in situazioni di guerra contempla addirittura la pena di morte! Gli esperti sospettano che l’accusa e la difesa dell’imputato siano già giunti ad un accordo sottobanco per una pena mite e il congedo dall’esercito, per colpa e non per disonore. Più verosimilmente, il giovane Sivitis verrà multato e utilizzato come testimone per casi simili. Il pentagono "si augura" che il ventiquattrenne, originario della Pennsylvania, non riveli da dove arrivava l’ordine di torturare i prigionieri per estorcere informazioni, evitando diligentemente ai suoi superiori altri fastidiosi imbarazzi.

La stampa americana sta raccogliendo decine di confessioni anonime di ufficiali decisi a raccontare ciò che sanno, intascando un po’ di denaro in assoluta sicurezza, senza però rischiare troppo; da queste interviste è emerso quello che tutti sapevano: l’ordine di seviziare e torturare arrivava "dall’alto". Mi chiedo se qualcuno chiarirà mai il ruolo degli "specialisti civili" pagati dal Pentagono per seguire gli interrogatori (aggirando i regolamenti militari), ma mi chiedo anche se non sia più giusto permettere ad un tribunale iracheno di processare i responsabili di quegli atti di aberrazione umana;in fondo sarebbe un loro diritto.

La Croce Rossa Internazionale lancia intanto pesanti accuse nei confronti degli Usa: secondo l’organizzazione umanitaria infatti, circa ottanta detenuti su cento sarebbero stati arrestati per errore. Questa ed altre agghiaccianti cifre sono state allegate al dossier che la CRI ha consegnato, lo scorso febbraio, alla coalizione anglo-americana, e che è frutto di 29 sopralluoghi in 14 diverse carceri irachene.

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