Sei all'interno di >> :.: Primo Piano | Attualità e società |

Torta alla panna contro la Moratti: e subito scatta la retata

Come ai tempi degli Stati Generali. Dentro la comunicazione mediatica, fuori la protesta. Quella di un gruppo di studenti dell’Uds che avrebbe voluto partecipare alla puntata che martedì sera Ballarò ha dedicato alla scuola.
di Cesare Piccitto - giovedì 4 marzo 2004 - 8596 letture

Unita.it

Come ai tempi degli Stati Generali. Dentro la comunicazione mediatica, fuori la protesta. Quella di un gruppo di studenti dell’Uds che avrebbe voluto partecipare alla puntata che martedì sera Ballarò ha dedicato alla scuola. Tema: «Cosa cambia nella scuola italiana dopo la riforma varata dal governo Berlusconi? Perché tante polemiche e perché tanta gente scende in piazza per protestare?». Domande roventi. Ospite in studio: Letizia Moratti. Bel colpo per la trasmissione - nonostante l’effetto oscuramento dovuto alla concomitante diretta dal Festival di Sanremo.

Visto che finora si dividevano le immagini del ministro le telecamere del Tg 1, a inquadratura fissa nello studio di viale Trastevere, quelle di Uno Mattina, ad uso delle casalinghe e quelle di Maurizio Costanzo, consulente speciale del ministro, e quelle di Bruno Vespa. Per avere in studio il ministro, però, Ballarò - secondo gli studenti dell’Uds - avrebbe dovuto rinunciare al contraddittorio. «Così ci hanno risposto quando, come altre volte, abbiamo telefonato per sapere se era possibile partecipare», dicono gli studenti, che non potendo essere presenti in studio sono andati ad accogliere il ministro davanti agli studi di via Teulada. Erano una trentina, grida in gola e torte in mano, fatte con la schiuma da barba, lanciati tutti e due contro l’auto a finestrini chiusi del ministro. Sono stati tutti portati al vicino commissariato Prati: 27 studenti, di cui una decina minorenni. Fine anche della protesta, spenta da sei volanti della polizia, arrivate in gran fretta a sgomberare il marciapiede davanti all’entrata di via Teulada.

«Assurdo che una manifestazione possa finire negli uffici della polizia», commenta Giovanni Floris, leggendo, durante la diretta, un lancio di agenzia che riferisce quanto è accaduto fuori dagli studi. Quanto alla mancata partecipazione degli studenti alla puntata smentisce: «Non abbiamo escluso nessuno». E dalla redazione spiegano che si è trattato di una libera scelta non invitare gli studenti come contraddittorio o come pubblico. «A noi interessava che il ministro si confrontasse non con gli studenti ma con un membro dell’opposizione e infatti abbiamo invitato in studio Giovanna Melandri. Quanto al pubblico, il nostro è un pubblico generalista, non un pubblico militante o specifico a seconda degli argomenti trattati», dicono gli autori. Presenti in studio anche Umberto Galimberti, Serena Dandini, Daniela Colturani, segretario della Cisl Scuola, Giuliano Cazzola, economista.

Scelta editoriale o meno, l’effetto è quello: «Niente confronto, nessuna legittimazione delle controparti, niente dialogo... - dicono gli studenti - È dagli Stati generali di due anni fa che la Moratti recita questo copione e per la puntata di Ballarò non ha fatto eccezione». Il copione loro lo avrebbero strutturato in dieci domande da rivolgere al ministro in diretta tv. Il copione scritto da Floris, invece, ha esordito con una lettera durissima di un insegnante disincantato (pubblicata nella rubrica curata da Augias, su Repubblica), letta da Silvio Orlando. È proseguita con un attacco durissimo di Umberto Galimberti: «Questa non si chiama riforma si chiama contenimento dei costi». Che ha colpito il ministro non meno delle torte lanciate dagli studenti. Un copione condito anche da un botta e risposta sul filo dell’umorismo. «Io dò risposte sui numeri», dice piccata il ministro. «Può darle anche sul senso?», replica Floris. Peccato, che il bel copione sia stato stroncato nei primi cinque minuti da due interventi soporiferi (oltre che non corrispondenti a verità, come fa notare Daniela Colturani, segretaria generale della Cisl Scuola, in studio). Un catalogo dei “sani principi” contenuti nei primi due articoli della legge Moratti: «valorizzazione della persona umana», «formazione spirituale», «rispetto delle scelte educative della famiglia». E così via. Intanto, i manifestanti erano già dentro al commissariato Prati. Prima della fine della trasmissione sono cominciati i rilasci.


Rispondere all'articolo - Ci sono 6 contributi al forum. - Policy sui Forum -
> Torta alla panna contro la Moratti: e subito scatta la retata
4 marzo 2004, di : giovannibande |||||| Sito Web: bella roba

30 studenti non sono gli "studenti italiani" ma solo 30 studenti. Se poi buttano anche torte in faccia fatte di schiuma...bhe! Insomma non è il massimo della civiltà.
    > Torta alla panna contro la Moratti: e subito scatta la retata
    5 marzo 2004, di : uno che non e’ raccomandato

    Sono pienamente d’accordo. Le proteste di piazza assumono sempre piu’ l’aspetto di un ricatto, contro l’avversario politico e contro il resto degli italiani che hanno espresso un voto e quindi si sono dichiarati a favore di certi cambiamenti. Forse saro’ estremo, ma secondo me ci sono tutti gli strumenti per condurre battaglie civili in modo civile, e le proteste di piazza andrebbero usate solo quando la situazione e’ tragica, come si faceva in Romania od in Jugoslavia quando la gente si ritrovava spontaneamente in piazza a lottare, con le bollette in una mano e le buste paga nell’altra. Nel merito della riforma, la discussione e’ lunga ed io, che ho vissuto sulla mia pelle l’inefficienza e la corruzione dell’universita’ (politecnico di Bari) credo di avere molto piu’ titolo ed esperienza di quattro bambini viziati che protestano in modo incivile contro qualcosa che non conoscono, per dire che la riforma e’ giusta, giusta e sacrosanta. E se i professori protestano, beh, forse stanno perdendo privilegi, che nell’universita’ italiana sono scandalosi, rispetto all’estero. Se protestano i professori, gli studenti dovrebbero essere solo felici ed appoggiare la riforma. Spero che un giorno si possa dire che per alcune di queste persone, che di mattina fanno spendere 40 euro di fotocopie inutilizzabili come "appunti didattici", corredandoli di spiegazioni incomprensibili, e di sera insegnano al CEPU, sia finita l’epoca delle vacche grasse. Sul piano personale, so che vista la lentezza delle riforme in italia e il sistematico loro stravolgimento da parte del "middle establishment" dovro’ emigrare in North-America per una vita decente e perche’ i miei figli frequentino un giorno una universita’ decente. Mi dispiace per la negativita’ del messaggio, nell’universita’ ci sono tanti professori per bene, ma spesso la loro professionalita’ e’ penalizzata dalla sicurezza impiegatizia del posto di lavoro per i pezzenti corrotti. Pensateci.
      > Torta alla panna contro la Moratti: e subito scatta la retata
      7 marzo 2004

      Perfettamente daccordo. Sarebbe ora di finirla una volta per tutte con "Baroni" e "baronati" che poco hanno a che fare con una università moderna, dinamica ed efficace. Non me ne vogliano tutti i professori validi e per bene che lavorano ogni giorno per migliorare i servizi e la didattica, purtroppo dobbiamo prendere atto che ancora oggi molti si nascondono dietro rendite di posizione che nulla hanno a che fare con il merito. Per questo l’università di oggi assomiglia più ad un pantano che alla casa delle culture romantica per cui alcuni pensano di battersi.
        > Torta alla panna contro la Moratti: e subito scatta la retata
        10 marzo 2004, di : stalker

        Ma la legge Moratti risolverà i problemi del "Baronato" ancora residente nella UNiversità specialmente in quelle Facoltà dove le lauree portano ad ingenti guadagni personali e l’attività professionale privata si intreccia con quella accademica? E quale punto del ddl Moratti approccia questo problema? E poi, avete una vaga idea di quanto vi costa una laurea nella Università privata americana? 20-30.000 dollari l’anno! Iniziate a risparmiare se ce la fatte, per i vostri figli. Ma soprattutto chiedete alla Moratti e a tanti altri politici dove vanno a studiare i loro figli! ciao
          > Torta alla panna contro la Moratti: e subito scatta la retata
          10 marzo 2004, di : uno che non e’ raccomandato

          Beh, i politici non sono fessi, sanno bene in cosa hanno trasformato l’universita’ ed i loro figli li mandano a studiare all’estero, molto spesso negli USA. Ma questo non vale solo per quelli di destra, ma soprattutto per quelli di sinistra. Qualcuno di loro studia anche in italia, ma si puo’ immaginare bene che media abbia, e che tipo di vita conduca. Riguardo ai costi, una becera "analisi" sensazionalistica (stile giornalismo di sinistra d’accatto) non considera la totalita’ delle spese, concentrandosi sui numeri che vengon a galla: 30.000 dollari l’anno. Bene, nei college d’oltreoceano, la vita di college e’ obbligatoria sia per i "fuorisede" sia per quelli della stessa citta’ e vita di college significa VIVERE nel college e fare gli esami con una certa scadenza, senno’ sei fuori. Qui, se non sei della stessa citta’ in cui ha sede l’universita’ e non risulti figlio di pezzente (commercianti piangi-miseria, coltivatore diretto, ecc.) non hai diritto a quella fogna chiamata EDISU. E se devi versare mensilmente gli affitti ai vampiri che ci marciano, con le altre spese (mantenimento, vestiti di poco costo, fotocopie, libri, computer, ecc.) arrivi tranquillo a 6.000-8.000 euro (dipende da citta’, facolta’, ecc.) E se devi affrontare le difficolta’ connesse al vivere fuori, la solitudine (tipica soprattutto di certe facolta’ alienanti) e dei professori che hanno come unico scopo far selezione, non didattica, allora ci metti il doppio od il triplo degli anni, ti rovini la salute (fisica e mentale, ammesso che si possa distinguere) ed entri piu’ tardi nel mondo del lavoro. E la vita e’ una sola, come la giovinezza. Questo tanto per chiarire che la vita in un paese di tradizione autoritario-socialista come l’italia e’ molto piu’ difficile di quanto si voglia far credere. Riguardo alla Moratti: non si puo’ scrivere esplicitamente "ora facciamo fuori i baroni", perche’ lo stato ha rango e deve mantenerlo. Pero’ il provvedimento e’ teso a riportare l’universita’ nel suo ruolo, quello di scuola, ultraspecialistica, per adulti, per quello che vuoi, ma SCUOLA. E non esamificio per raccomandati che con la media del 30 e lode (mai un mal di testa?) si fanno il concorsino-farsa per dottorato e dopo i tre anni cominciano ad intascare lo stipendio da assistente insegnando in maniera indecorosa. Chi ha visto un’altra universita’ e’ in malafede, io ci vivo e ci soffro. Io sogno uno stato nel quale non ci sono categorie protette, come giudici, notai, farmacisti, e docenti universitari, ma tutti possono perdere il posto di lavoro. Perche’ vivere con quel fiato sul collo li farebbe lavorare sul serio, e produrre, e se si produce sul serio, il lavoro, che viene visto come una grazia ricevuta solo in italia, paese nel quale la sudditanza e’ una grande tradizione, si moltiplica e si riesce ad impiegare anche altri.
            > perchè abolire gli Itp
            21 giugno 2004

            Inizio a scrivere questa breve cronistoria, riferita esclusivamente agli Istituti Professionali di Stato per i Servizi Alberghieri e della Ristorazione e alla categoria degli Insegnanti tecnico pratici. • Per una completa riflessione, bisogna ritornare al periodo della loro fondazione negli anni 60’, iniziarono a nascere le prime scuole alberghiere. Si analizzarono quali materie scegliere per il percorso di studi attinenti al settore turistico-alberghiero, quindi furono affidate ai laureati l’insegnamento delle materie di formazione umanistica e scientifica; mentre per quelle di indirizzo tipico di settore bisognava individuare a quali candidati affidare i compiti d’insegnamento, relativamente alle tre aree prevalentemente professionali: • Cucina, Sala-Bar, Segreteria. Non esistendo laureati forniti di titoli di studi specifici, all’uopo furono selezionati dai Presidi, candidati altamente specializzati nel settore, e titolo preferenziale furono i certificati di servizio di almeno cinque anni da capo reparti, da questa selezione furono assegnati i primi incarichi d’insegnamento tecnico-pratico. I primi docenti, scuola Cesar Ritz, ci hanno tramandato a tutt’oggi le loro reali esperienze e tecniche di lavoro. Pertanto, la totalità dei candidati esperti erano prevalentemente privi di titoli di studi idonei, licenze elementari o medie, Negli anni che seguirono, e precisamente fino al 1976, si continuò ad affidare la funzione docente in maniera esclusiva a persone esperte, ma prive di titoli di studi efficaci. Solo in quell’anno che lo Stato prese coscienza del valore e dal ruolo strategico che svolgevano questi docenti, e fu emanato un decreto che sospendeva l’assunzione di nuovi docenti attraverso l’esibizione dei soli titoli di servizio lavorativo, ed era richiesto “ahimè” solo un diploma di qualifica rilasciato dagli stessi istituti alberghieri, e successivamente un diploma di maturità. Per convalidare, il servizio prestato dagli insegnanti t.p. e per la loro giusta continuazione del servizio, l’allora Ministero della Pubblica Istruzione, a seguito di domanda degli interessati, fornì un titolo di equipollenza, valido ai fini dell’insegnamento, difatti molti di questi docenti, attualmente sono ancora in servizio nell’anno 2004, svolgendo anche funzioni da vicepresidi. Dopo qualche decennio fu emanato un decreto legislativo, che modificava il metodo di assunzione degli Itp negli alberghieri, ritenendo opportuno effettuare le assunzioni attraverso “concorsi a titoli” cioè domande da presentare ai Provveditorati agli studi, dove era richiesto un diploma di maturità e titoli culturali o militari.

            Analizziamo per un attimo chi erano e chi sono i candidati destinati a presentare domande d’insegnamento, esclusivamente alunni provenienti dagli stessi Istituti Alberghieri, ed analizziamo di seguito le motivazioni per le quali questi alunni si orientavano presso questo tipo d’istruzione: a) Discenti che si sono rivolti ad un percorso di studi professionali per il minor impegno di studio, non sentendosi nella condizione culturale di affrontare un percorso di studi rivolto alle materie letterarie o scientifiche. b) Necessità di inserirsi in un contesto di studio che gli consentisse di imparare un mestiere per un immediato inserimento nel mondo lavorativo. c) La scelta avveniva spesso perchè consigliata dai docenti delle scuole medie a frequentare questi tipi di corsi dove il contenuto culturale, le materie e le ore di lezioni potevano fare al loro caso, Da queste premesse semplici ed elementari nella loro esposizione, arriviamo ai giorni nostri e particolarmente in questo periodo, con il boom delle scuole alberghiere, ci si ritrova con migliaia di ex alunni a fare i docenti tecnico pratici, inseritosi in un contesto sociale diverso da quelle che erano le loro reali ambizioni o aspirazioni, assistendo così ad un ribaltamento della posizione originale che da un eventuale collocazione in ruoli di cuochi o camerieri si ritrovano a svolgere il ruolo di insegnanti. Chi sono allora questi Professori che con un semplice diploma rilasciato dagli stessi istituti alberghieri e con la totale inesperienza di lavoro, (basti guardare l’età media di questa categoria di docenti che è di circa 21/22 anni), si ritrovano a svolgere la funzione docente, appellandosi il titolo di professori.

            Un livello culturale bassissimo rispetto ai diplomati dei licei o dei Tecnici; 1. Nessuna preparazione di base ad itinere rivolta all’insegnamento: • Nemmeno un minimo di preparazione psicopedagogia dell’età evolutiva, 2. Nessuna preparazione tecnica specifica di settore per mancanza di esperienza: • Gli stessi collocati nel mondo del lavoro potrebbero al massimo effettuare compiti di apprendistato. 3. Inadeguatezza e mancanza delle conoscenze dei compiti della funzione docente quale, compilazione dei registri di classe, competenze culturali specifiche per la valutazione dei singoli alunni, relazioni, preparazione di test strutturati a risposte a scelta multiple, aperte ecc. Nel ribadire il concetto che il lavoro, deve essere un’aspettativa di tutti e che fino a quando le leggi attuali, propongono l’inserimento nel mondo dei docenti a pieno titolo queste persone, e anche giusto che gli stessi non la rifiutino, ma che siano collocati nella loro giusta posizione. Analizziamo quindi che per colpa delle vecchie amministrazioni e dalla mancanza di una riforma reale che tenga conto delle esigenze professionali e culturali di milioni di giovani che si rivolgono all’istruzione professionale, ci si è affidati alla troppo improvvisazione. Sembra giunto il momento di rivedere anche attraverso una riqualificazione di detto personale, ad un inserimento in altri ruoli presso le scuole o pubbliche amministrazioni o come giustamente propone la riforma Moratti. Se si vuole continuare, invece su questa strada, occorre una seria selezione ed una ben diversa attenzione sulla preparazione culturale, unitamente alle caratteristiche professionali acquisite, da poter trasmettere ai discenti. Dicevamo, quindi, ritornando in generale, al docente Professore tecnico pratico, ha chiesto ed ottenuto uguaglianza alla pari degli altri docenti, ma diversi sono i livelli di partenza, diversi sono gli strumenti complessi della comunicazione, ed è giusto rivedere la loro posizione ed appartenenza. A limite potrebbero effettuare la presenza simultanea alla docenza come già avviene in tutti gli altri indirizzi scolasti, e di unificare la figura degli insegnanti tecnico pratici a quella degli assistenti tecnici anch’essi diplomati, che negli alberghieri sono sicuramente più preparati di quegli ex alunni che dopo qualche anno ritornano nella stessa scuola ad insegnare. Concludo, affermando che la scuola, deve essere un contenitore di cultura, non si può continuare a dire di rafforzare le materie d’informatica e di inglese già dalle elementari e continuare ad assumere i. t. p. agli I.P.S.A.R. persone inadeguate a svolgere il ruolo di educatori e trasmettitori di cultura del sapere, senza adeguate capacità e competenze tecniche, pedagogiche e relazioni empatiche. E’ giunto il momento se si vuole continuare sull’istruzione professionale, così strutturata, a creare dei corsi di formatori che dovranno formare i futuri docenti, effettuare dei concorsi e non assumere con le graduatorie d’Istituto o del Provveditorato, senza alcun colloquio con il candidato, e nemmeno una minima verifica del sapere del neo assunto, ed evitare soprattutto i due punti successivi: • affidare incarichi di docenza, ad ex alunni, che appena qualche mese prima erano seduti nei banchi ad essere giudicati dai loro insegnanti e dopo qualche mese a competere con gli stessi come colleghi. • affidare incarichi di docenza ai diplomati anche da 20 anni ma che non hanno mai svolto il lavoro nel settore, e che all’improvviso sono chiamati a svolgere compiti d’insegnamento dopo che per tanti anni vendevano il pesce al mercato.

            Concludo in maniera scherzosa di alcuni fatti realmente accaduti (ma ne potrei raccontare centinaia), deve finire il periodo in cui il Professore è colui che insegna come fare una frittata o il caffè e poi sentirli esclamare ai propri alunni, “vai a prendere il sale, stà nei contorni della mensola” oppure “il caffè non vieno beno, ti metto quatro”. Quanto meriterebbero loro, questi “signori” Professori? Anzi scusate per il termine “signori” loro, tengono bene a precisare che “signori” sono gli ausiliari, loro sono professori, infatti, risulta dagli elenchi telefonici e dalle targhette poste fuori la porta delle proprie abitazioni. Ed a proposito della targhetta che vi racconto un episodio realmente accaduto nella mia zona, una persona che mancava dalla propria località, da alcuni anni, facendovi ritorno per una vacanza, decise di andare a trovare un suo vecchio amico, e collega cameriere, giunto sotto il portone decise di suonare il citofono per farsi ricevere, ma per suo sgomento davanti al cognome e nome del suo amico, vi era un “Prof.” A.M. quindi desistette dal suonare e si rivolse al portinaio, il quale gli spiegò che era la stessa persona alla quale si voleva rivolgere e che vi abitava da diversi anni, ma scusate apostrofò il signore io sto cercando “Totonn’o o cammariere” non un professore, ebbene sì era proprio lui era diventato a seguito di un esame (cinque in uno) da privatista per il conseguimento del diploma presso l’Ipsar del suo paese, niente che poco dimeno, un luminante docente Professore A. M..

              > perchè abolire gli Itp
              3 novembre 2004, di : SALVATORE GIARDINARO

              Buonasera, il mio nome è:SALVATORE GIARDINARO,sono entrato nel 17° anno di direzione albergo pur essendo della classe 1962 ed iscritto all’A.D.A. da 11 anni. Ho diretto alberghi a 3 stelle e 4 stelle in Sicilia e Calabria in quest’ultima regione ho avuto la direzione generale di 4 hotel più un residence. Ho letto molto piacevolmente l’articolo e sono pienamente d’accordo sul concetto espresso,ma sono anche consapevole che i neo-laureati in materie del turismo non capiscono nulla ne di ospitalità ne di servizi ne di turismo,ma non perchè sono dementi ma solo perchè non hanno mai vissuto le attività turistiche,quindi credo che avere la laurea in questo settore sicuramente è importante come bagaglio culturale ma nullo per quanto riguarda la quotidianità dell’attività stessa. Pensate proprio che un neo-laureato ne possa sapere più di me? credo che vi sbagliate di grosso!!! L’unica differenza tra me e loro e’ quella che loro possono insegnare in istituti alberghieri (non so’ cosa) ed essere chiamati professori,mentre a me non è concesso pur avendo un bagaglio di esperienza di cui potrebbe veramente essere oro per gli alunni che frequentano l’alberghiero.

              SALVATORE GIARDINARO