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Tolleranza Zero

Il vento fa il suo giro è un film del 2005 diretto da Giorgio Diritti. Il film è lo specchio dell’Italia racchiuso in un paese di un centinaio di abitanti.

di Fabrizio Cirnigliaro - mercoledì 19 maggio 2010 - 4202 letture

Il vento fa il suo giro è un film del 2005 diretto da Giorgio Diritti.

Philippe (Thierry Toscan) è un ex professore che ha deciso di cambiare radicalmente vita, diventando pastore di capre e produttore formaggio. Con l’avvenente moglie (Alessandra Agosti) e i figli lasciano la Francia, perché nel luogo in cui vivono stanno costruendo delle centrali nucleari. Arrivato casualmente nella valle occitane, decide di cercare una casa in un paesino della provincia di Cuneo, che si trova proprio sotto il Monviso, nella valle del Maira. Il paese ormai è spopolato, 11 mesi dell’anno infatti è abitato solamente da un centinaio di persone. Il sindaco, insieme ad un ristretto gruppo di cittadini, ritiene che sia una fortuna l’arrivo di questo straniero, e si daranno da fare per l’inserimento di Philippe. Si adoperano per trovare una casa in affitto, e l’aiutano a restaurarla. Altri invece sono scettici, e non perdono occasione per “riprendere” Philippe quando mostra di non rispettare le tradizioni locali (rifiuta “l’invito” del prete alla benedizione della casa) o se le sue capre si avventurano nei terreni, abbandonati, dei vecchi contadini. Col passare del tempo il rapporto di Phlippe con gli altri abitanti del paese diventa prima sempre più ostile, poi del tutto insanabile.

Pellicola girata con un basso budget, meno di 500.000 euro, e distribuito in pochissime sale, il film è riuscito a diventare un piccolo cult movie, grazie soprattutto al passaparola e ai premi e riconoscimenti ottenuti nei vari festival. Nonostante quest’opera sia totalmente in contrasto con le tendenze del cinema italiano degli ultimi anni. Il vento fa il suo giro non è una storia di teenager, non è ambientato nel 68 o nei momenti “caldi” della storia italiana, inoltre quasi tutti gli attori non sono professionisti, e i dialoghi sono in 3 lingue: italiano, francese e occitano. Quasi metà del film infatti è sottotitolato. La regia non sbaglia un inquadratura, non si ha l’impressione di assistere ad un’opera prima.

Gli abitanti hanno nostalgia del passato, e sono incapaci anche solo di immaginare un futuro per la loro comunità. Non perdono occasione per ricordare e celebrare il rito del Rueido, con cui si intende il tempo in cui ognuno aiutava l’altro per il bene comune ed il suo bene personale, e poi hanno un comportamento opposto nei confronti degli “altri”. Solo lo “scemo del villaggio” entrerà totalmente in sintonia con la famiglia francese, ma quando decideranno di lasciare il paese, il vuoto nella vita del ragazzo sarà impossibile da colmare.

La difficoltà dell’inserimento dello straniero in un a piccola comunità, la chiusura delle persone nei confronti del prossimo, la tendenza ad escludere sempre il diverso, lo spopolamento dei piccoli borghi, sono gli argomenti principali trattati in questa pellicola, che offre molti spunti di riflessione Il vento fa il suo giro è lo specchio dell’Italia racchiuso in un paese di un centinaio di abitanti. Mentre per Fausto, occitano doc, “Un popolo per essere se stesso deve salvaguardare la propria cultura, parlare la propria lingua. È la lingua che dice che delle persone hanno vissuto insieme per un migliaio di anni”, per Philippe invece “La cultura nasce dalla convivenza, vivere insieme, giorno dopo giorno” Per molto lo straniero, nel piccolo paese come nelle grandi città, è visto come una minaccia: per la nostra cultura, per le nostre tradizioni, perché tolgono il lavoro agli italiani, alla gente del posto. Altri invece sono più cauti nei confronti dello straniero, sono tolleranti. Ma come dice Pier “A me la parola tolleranza non piace. Se tu devi tollerare qualcuno non c’è il senso di eguaglianza” Queste parole riescono a trasformare uno slogan sfruttato dalla propaganda di guerra in un sogno utopistico. Tolleranza zero

“Eliminiamo il diverso, prima che metta in crisi la nostra razza, prima che comprometta la nostra economia e ci renda tutti più poveri, prima che diventi più uguale di noi” Ascanio Celestini

La vera trasgressione è cambiare, e fare ciò che realmente hai voglia di fare. Ma nella società se esci dagli schemi sei un matto.

Io credo che la violenza nasce dalla repressione degli impulsi sessuali. E’ una società basata sulla frustrazione degli altri. La frustrazione fa nascere il più basso dei sentimenti, un uomo represso prima o dopo si vuole vendicare

Cos’è rimasta della cultura occitana? La nostalgia


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