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Tiro da… tre


Il cronometro scorre veloce. Due punti sotto. Tre secondi al termine e la palla a Young. Linea dei tre punti. Dentro o fuori. Il pallone si stacca accarezzato da un effetto adulatore. Due secondi… uno…
mercoledì 16 maggio 2007, di Piero Buscemi - 820 letture

Ci piace l’idea di avere l’occasione di parlare di sport, senza doverlo fare obbligati al solito commento calciofilo. Ci piace l’idea di poterci avventurare in un viaggio che sa ancora di sacrificio e di lacrime liberatorie, dopo che l’orologio elettronico abbia segnato “00:00”, che sancisce la fine della partita.

Ci piace l’idea di poterci mescolare tra bambini-tifosi, mamme-tifose e padri esperti, che il basket lo hanno visto in bianco e nero. E si sono esaltati, tra un tiro Bob Morse da una distanza che superava spesso i sei metri e venticinque dell’attuale linea dei tre punti, e un corpo a corpo sotto canestro, a volte eccessivamente virile, tra Dino Meneghin ed il gigante russo Sabonis.

Ci piace l’idea di poterci ancora rinchiudere dentro un palazzetto da tremila e cinquecento posti a sedere, con le lampade alogene ad accompagnare le traiettorie dei cecchini, specialisti di retine gonfie e rassegnate allo stupro della precisione condita da adrenalina pura da assorbire sugli spalti.

Ci piace l’idea di esserci esaltati con le vittorie contro le big storiche del campionato. Vedere Bologna, Napoli, Treviso, Varese, crollare sotto i colpi dell’entusiasmo, esaltazione, orgoglio di una squadra di provincia.

Ci piace l’idea di aver visto questa squadra sfiorare la fasi finali della Coppa Italia. Osservare la classifica dei migliori realizzatori e vederci Young seguito da Wells, ai primi due posti. Averla vista soffrire, questa squadra, nell’attesa di superare i momenti peggiori, per riemergere meritatamente, anche per quest’anno, nella pallacanestro che conta.

Ci piace pensare che questo miracolo si sia ripetuto per il terzo anno consecutivo. Ci piace pensare che lo si possa rivivere per gli anni futuri. Ci piace pensare di poterlo rivivere da un paesino di poco più di tredicimila anime. Giù dal profondo sud, tra una cassetta di agrumi doc e un pallone a spicchi pronto a bucare la retina degli avversari dell’Orlandina Basket di Capo d’Orlando.

Il cronometro scorre veloce. Due punti sotto. Tre secondi al termine e la palla a Young. Linea dei tre punti. Dentro o fuori. Il pallone si stacca accarezzato da un effetto adulatore. Due secondi… uno…

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