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Tinture per capelli e composti chimici


In aumento le allergie soprattutto tra i giovani causate dalla parafenilediammina contenuta in esse. Una possibile soluzione: le tinte naturali in crema permanenti.
martedì 22 novembre 2011, di giovanni d’agata - 334 letture

La conferma arriva da uno studio del St John’s Institute of Dermatology e del St Thomas’ Hospital di Londra, pubblicato di recente sull’autorevole rivista scientifica “British Medical Journal”: la parafenilediammina (PPD), ed altri composti chimici appartenenti alla famiglia delle ammine aromatiche sono i reagenti più utilizzati nelle tinture permanenti per capelli e sono anche causa di allergie sempre più frequenti fra la platea di consumatori, in costante crescita, che ricorrono ai prodotti che le contengono per tingere i propri capelli.

L’uso di tale tipo di sostanze chimiche è noto già da oltre cent’anni, tant’è che più di due terzi delle tinture attualmente utilizzate contengono PPD. L’efficacia del composto è dovuta soprattutto al basso peso molecolare, alla capacità di penetrare nel fusto e nel follicolo del capello, di legare le proteine e di formare rapidamente polimeri in presenza di un catalizzatore o di un agente ossidante.

Tuttavia, lo studio ha precisato che sono proprio queste caratteristiche che lo rendono anche un allergene da contatto tra i più pericolosi. Gli scienziati hanno precisato che i pericoli connessi all’uso del PPD hanno spinto alcuni paesi europei tra cui Germania, Francia e Svezia a proibirlo come composto proprio per le tinture per capelli già durante il secolo scorso. Al contrario, la legislazione europea, ha imposto solo dei limiti di tollerabilità stabilendo una soglia entro il 6% nella composizione della tintura (entro il 3% quando aggiunto ad una soluzione ossidante richiesta per ottenere la colorazione).

Le ragioni di una decisione radicale che avrebbe potuto proibirne l’utilizzo va probabilmente ricercata nella difficoltà di reperire sostituti chimici che offrissero alternative efficaci per un mercato in espansione come quello delle tinture per capelli. Ancora una volta sembrerebbe che per talune decisioni UE in materia di salute dei consumatori abbiano trionfato le leggi di mercato piuttosto che il principio di precauzione.

La ricerca si è anche soffermata oltreché sui numeri anche sulle conseguenze “fisiche” per i pazienti in relazione alle allergie da contatto causate dalle tinture per capelli: le conseguenze vanno da una “semplice” e frequente dermatite al viso o all’attaccatura dei capelli, ma sono state analizzate anche effetti più rilevanti. Sono stati segnalati casi di pazienti che hanno manifestato gonfiori al viso così pronunciati che inizialmente sono stati trattati come angioedema ed, in taluni casi, è stata necessaria anche l’ospedalizzazione.

Alla luce dell’autorevole studio e del dibattito che è sorto in numerosi paesi europei a partire dalla Gran Bretagna è evidente che gli enti deputati al controllo sulla sicurezza dei farmaci sia europeo che nazionali dovrebbero trarne le relative conseguenze.

La soluzione per la sostituzione del composto per alcuni esperti del settore, ma anche per autorevoli dermatologi, potrebbero ricercarsi nell’immediato, utilizzando tinte naturali in crema permanenti mentre in futuro con composti totalmente anallergici la cui implementazione dev’essere sviluppata con un accelerazione nelle ricerche che incontra purtroppo naturali rallentamenti nelle società di settore che si fanno forti di un mondo nel quale l’apparenza e il voler apparire belli o migliori è così preponderante rispetto alla tutela della salute tanto da far sì che moltissimi consumatori continuino ad utilizzare prodotti che hanno scatenato reazioni allergiche anche su loro stessi.

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