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Tickets: Olmi, Kiarostami e Loach in viaggio su un unico treno


Olmi, Kiarostami e Loach in viaggio su un unico treno per raccontare la meraviglia della vita umana
mercoledì 2 marzo 2005, di calogero - 3231 letture

Come i diversi vagoni di un treno in corsa, "Tickets" riunisce tre maestri del cinema internazionale - Ermanno Olmi, Abbas Kiarostami e Ken Loach - per dare vita ad un film non a episodi ma ad una storia intrecciata in un unico lungometraggio dove la sensibilità umana ed artistica di questi tre prestigiosi autori può esprimersi attraverso il semplice e naturale svolgersi di piccoli incidenti che diventano dilemmi morali capaci di cambiare un’esistenza.

Il malinconico, fragile ma sempre magico sentimento d’amore di un anziano professore (Carlo Delle Piane) in viaggio verso Roma, la solitudine dolorosa e la rabbia infantile di una donna (Silvana De Santis) che "tortura" il suo giovane assistente/accompagnatore e l’esuberanza vitale, fresca e giovanile di un gruppo di tifosi del Glasgow Celtic sono le stazioni di partenza e d’arrivo di un atipico racconto di esistenze piccole e "banali" nel loro umano rappresentare l’ordinarietà e varietà di vite umane che inevitabilmente ci passano accanto, sfiorandoci con il loro bagaglio di gioie, tristezze e dolori.

Ma come i "veloci" e sospesi passeggeri di un treno in viaggio, le storie di "Tickets" rimangono sbiaditi schizzi di un progetto forse ambizioso e coraggioso sulla carta ma dai risultati deboli ed indolori nella sua capacità di scorrerci accanto senza mai provocare un sussulto di emozioni come invece ci si sarebbe aspettato da questi tre maestri grandi narratori delle avventure del genere umano.

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> Tickets: Olmi, Kiarostami e Loach in viaggio su un unico treno
29 settembre 2005, di : Kristian Franzini

I tre schizzi sono sapientemente costruiti e, al contrario, sanno trasmettere emozioni come solo le grandi opere sanno fare: le annebbiano, le annacquano, le mimetizzano per poi lasciare che siano esse stesse in un secondo momento a trovare gradualmente la via e affiorare in superficie. Il film non racconta la meraviglia della natura umana, ma di un aspetto di essa: la purezza e la catarsi dell’amore. C’è chi è già puro (come puro può essere l’amore per una squadra di calcio) e chi ha bisogno di purificarsi (un amore improvviso ed inaspettato o il ricordo di un amore perduto) per compiere azioni "buone" e di rottura. Sullo sfondo il problema del rapporto con la questione dell’immigrazione attualizza valori assoluti. I tre episodi sono costruiti con sapienza sopraffine propria dei grandi maestri. Tra tutti, l’ultimo, quello di Loach, assume un valore più tipicamente sociale, riproponendo temi cari a Pasolini, ma di ciò è meglio, forse, discuterne in un secondo momento.
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