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Thiem conquista il suo primo Slam in carriera

Battendo il tedesco Zverev al quinto set, Dominic Thiem si aggiudica il torneo degli US Open e iscrive il suo nome tra i grandi del tennis
di Piero Buscemi - mercoledì 16 settembre 2020 - 764 letture

Lo slam di fine anno, quello che in molte occasioni ha aggiustato o sconvolto la classifica Atp ribaltando le posizioni occupate fino a quel momento, giocato nel silenzio ovattato dei campi di Flushing Meadows di New York, ha dato una svolta, non sappiamo se definitiva e lo dubitiamo fortemente, per ricambiare il panorama tennistico internazionale dopo due decenni buoni di dominio del trio Rafa-Roger-Nole.

Soffermandoci su questa grossa novità nella storia del tennis, considerando che Thiem ha ventisette anni, un’età diremmo matura se confrontata a quella post-adolescenziale che molti tennisti, a parte i tre già menzionati, hanno potuto vantare anche nel recente passato per vincere il primo slam in carriera. Il tennis è cambiato, lo abbiamo detto più volte su queste pagine. Non tutti hanno giudicato questo cambiamento come un segnale positivo, altri non riescono neanche ad immaginare un tennis che possa essere diverso da quello "ammirato" negli ultimi anni proposto dalle nuove generazioni.

Di sicuro molti addetti ai lavori sono concordi nel dichiarare che oggi, grazie o purtroppo per colpa dei nuovi materiali utlizzati per costruire le racchette, per la copertura delle superfici dei campi, la preparazione atletica dei tennisti e tutto ciò che si nasconde nella dicitura "moderno", come dicevamo molti si trovano d’accordo nel pensare che con due fondamentali, di solito il servizio e uno dei due colpi tra il diritto e il rovescio, si può tranquillamente competere nelle prime 30 posizioni del ranking.

Certo vincere anche i tornei, non solo i major, ci vuole ben altro. Un tradizionale requisito che il tennis impone e che è rimasto invariato nei decenni, è la gestione mentale di un incontro che rappresenta una buona percentuale per arrivare fino in fondo e sollevare il trofeo. Quella forza mentale che costruisce e prolunga nel tempo una carriera ad altissimi livelli, rappresentando sempre il ruolo di favorito senza badare troppo all’aspetto anagrafico.

La stessa forza che, per motivi che non abbiamo nessuna intenzione di sindacare in questo articolo, hanno portano un campione come Djokovic a lasciare quello che sarà il ricordo indelebile di questa edizione degli US Open, più della stessa prima consacrazione di Thiem. Quella palla che colpisce la giudice di linea che avrebbe potuto avere conseguenze più gravi, ha lanciato un messaggio che non dovrebbe essere sottovalutato.

E’ giunto il momento di chiamare le cose con il loro nome, come da tempo qualcuno ci invita inutilmente a fare. Si è sentita puzza di sindrome calciofila, non solo con quel gesto, ma con tutti gli episodi che stanno monopolizzando il palcoscenico di questo sport, rischiando di trascinarci tutti in quella assuefazione alla degenarazione di quello spirito sportivo che anche il calcio un tempo ha rappresentato.

Nel passato le incandescenze, spesso più scenografiche che reali, che un giovane McEnroe o un Connors, tanto per citarne qualcuno, erano l’eccezione di un comportamento che a volte ci ha mostrato il tennis come un circolo Pickwick riservato a pochi e osservato col dovuto distacco e un’eccessiva ammirazione, da farci credere che questo sport fosse riservato ad eccelse figure che non avremmo mai avuto il coraggio e i mezzi per emulare.

Racchette spaccate sul terreno con sprezzo di qualsiasi rispetto verso generazioni di giovani speranzosi di emergere dai campi più bistrattati del mondo che, ogni fine partita, hanno la cura di accarezzare la propria racchetta e di riporla con dovizia dentro il fodero. Qualcuno ancora avvolge il bordo superiore della racchetta con nastro adesivo per paura di graffiarla accidentalmente. Provocazioni continue verso gli arbitri, gesti di stizza che rasentano la volgarità, arroganze gratuite anche nei confronti degli avversari non sono di certo quanto vorremmo vedere ancora nel presente e nel futuro di questo sport.

Ci basta già la qualità del gioco a farci allontanare da certi spettacoli. Chiamamo le cose con il loro vero nome, senza inutili sdolcinamenti: la partita Thiem-Zverev è stato uno spettacolo sportivo del quale non poterne fare a meno? O più schiettamente è stato l’ennesimo esempio di noia e monotonia di scambi infiniti di potenza da fondo campo, servizi a 130 miglia orari e ridicoli errori, non appena uno dei due protagonisti ha espresso rarissimi colpi tecnici da spezzare un unico filo conduttore dell’incontro?

Cinque set che solo un eventuale pubblico presente sugli spalti avrebbe avuto la pazienza di assistere fino al tie-break conclusivo. Conoscendo il carattere, difficilmente da credere teutonico di Alexander Zverev, neanche sul 2-0 a suo favore nel conteggio dei set, aveva fatto spostare di molto le previsioni "live" degli scommettitori sul risultato finale. Forse l’unico aspetto emozionante, questo recupero del tennista austriaco che, oltre ad essere scontato e atteso nelle varie fasi della partita, ha reso la partita un prolungamento trascinato che dubitiamo molti abbiano realmente avuto voglia di votarsi al sacrificio.

La registriamo come una novità dell’albo d’oro di uno dei quattro tornei più importanti ed ambiti da tutti i tennisti, considerando anche che quest’anno abbiamo dovuto rinunciare all’edizione di Wimbledon e lo stravolgimento del calendario del tour che ci porterà a seguire il Master 1000 di Roma in questi giorni seguito subito dopo dal Roland Garros, provando almeno a consolarci puntando su qualche magistrale interpretazione dei nuovi talenti con un occhio di riguardo al nostro Sinner, mina vagante tra passato e futuro di questo sport al quale, nonostante tutto, non riusciamo a rinunciare.

Chiudiamo con un consiglio: non andate a rivedere la finale degli Australian Open del 29 gennaio 2017 tra Roger Federer e Rafael Nadal, finì al quinto set, ma azzardare a fare un confronto rischierebbe di farvi prendere la decisione di non guardare più un incontro di tennis per i prossimi anni.

Finale·Arthur Ashe Stadium

Alexander Zverev-Dominic Thiem 6-2/6-4/4-6/3-6/6-7(6-8)


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