Questo testo è apparso come editoriale di apertura su L’Isola Possibile, il periodico della sinistra catanese promosso da Nicola Torre. Era il giugno 2002.
Abuso di potere, di NICOLA TORRE
I fatti di Napoli dello scorso anno hanno
rappresentato la prova generale della repressione del movimento contro la
globalizzazione neoliberista, che a Genova
ha avuto un tragico epilogo.
I fatti di Napoli di questi giorni rappresentano
la prova generale di un altro tentativo:
il potere esecutivo vuole sancire l’impunità
per la repressione violenta e l’abuso
di potere e delegittimare il potere giudiziario.
Questo è lo scenario che i G8 vogliono
farci accettare: a livello internazionale la
“guerra infinita” per chi si oppone a prepotenze
e abusi; a livello locale più poteri, più
autonomia d’intervento alle strutture di polizia.
Non si tratta di “errori”, ma di scelte
politiche operate per difendere i progetti
della globalizzazione neoliberista. Per questo
oggi è importante che l’insieme dei movimenti
alzi il livello di guardia.
In Italia in un solo anno l’esecutivo ha
mirato a smantellare l’assetto costituzionale.
Un anno di governo. un anno di scalata
progressiva contro i diritti fondamentali e le
loro garanzie: dai diritti del lavoro, al diritto
all’istruzione, al diritto alla salute, al pluralismo
dell’informazione, all’indipendenza e
autonomia della magistratura. L’esecutivo
sta trasformando tutta la politica in una
problematica di ordine pubblico: immigrazione,
prostituzione, droga, solo per citare
alcuni esempi, vanno letti in quest’ottica,
non sono problemi da affrontare dal punto
di vista sociale per arrivare a soluzioni. Secondo
lo stesso criterio si cerca ad ogni
costo di far diventare materia di ordine pubblico
le lotte operaie e sindacali, i lavoratori
precari e i disoccupati che scendono in lotta
e soprattutto il movimento contro la guerra
e contro la globalizzazione neoliberista,
che indica strade differenti per la soluzione
dei problemi che riguardano l’intero pianeta.
Il progetto di repressione crescente nei
confronti di questo movimento ha rappresentato,
anche a livello internazionale, una
forma di sperimentazione della possibilità
degli apparati di sicurezza di agire autonomamente
dalla politica. La stessa dinamica
degli scontri di piazza è tutta da chiarire perché
presenta molti lati oscuri. Così come è
ancora da chiarire se vi sia stato un unico
centro di direzione nell’azione repressiva.
L’economia neoliberista ha esasperato le
differenze sociali, ha smantellato migliaia di
posti di lavoro, ha creato ricchezza per pochi
e impoverito la maggior parte degli abitanti
del pianeta. La politica neoliberista
sostiene che a tutto ciò si può rispondere
solo con l’azione repressiva violenta. Esiste
un’alternativa?
Tutte le coalizioni della sinistra europea
hanno impostato le campagne elettorali degli
ultimi anni inseguendo la destra sul tema
della sicurezza e dell’ordine pubblico, anche
per questo sono state sconfitte. Seattle,
Napoli, Goteborg e Genova sono state occasioni
in cui nuovi grandi movimenti di opposizione
hanno proposto una diversa concezione
della politica, del modo di produzione,
della convivenza tra popoli. La risposta
è stata un’azione repressiva violenta.
Fonte: L’Isola Possibile