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Testa a testa in Albania


A tre giorni dalle elezioni in Albania ancora non si hanno i risultati ufficiali. Lo spoglio è molto lento e i due partiti maggiori, quello di Rama e quello di Berisha, mantengono per ora un testa a testa

01.07.2009 - scrive Marjola Rukaj

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giovedì 2 luglio 2009, di Emanuele G. - 182 letture

Tre giorni dopo le elezioni politiche l’Albania è un paese paralizzato, in attesa dei risultati ufficiali che stentano ad arrivare. Nella storia del pluralismo albanese non si era mai verificata un’attesa così lunga, che ha visto gli albanesi inchiodati davanti agli schermi a seguire in diretta i dati aggiornati minuto dopo minuto dai media di Tirana.

Lo scorso 28 giugno era stato definito un giorno cruciale per il futuro dell’Albania, una sorta di barometro della democrazia albanese. Nonostante il grande entusiasmo con cui è stato concluso il processo elettorale, e i precoci festeggiamenti nelle piazze delle città principali, è difficile dire se l’Albania abbia superato la prova o meno.

Il 28 giugno è trascorso senza incidenti, diversamente da quanto in molti temevano. L’affluenza alle urne è stata del 49%, raggiungendo un livello soddisfacente per gli standard albanesi, tenuta conto l’alta percentuale degli aventi diritto al voto che risiedono all’estero. La votazione si è conclusa senza notevoli ritardi o complicazioni. Ciò ha indotto i leader dei maggiori poli della politica albanese a trovarsi sulla stessa lunghezza d’onda salutando il raggiungimento dei tanto agognati standard.

scarica il il file Mp3 dell’intervista rilasciata da Marjola Rukaj il 30 giugno per Radio Vaticana Lunedì 29 ha avuto luogo una conferenza stampa congiunta di tutti i rappresentanti internazionali che fanno capo ai 400 osservatori internazionali incaricati di monitorare le elezioni albanesi. Le conclusioni pronunciate dai singoli rappresentanti sono state discordanti. Nonostante fosse troppo presto per valutare, gli osservatori internazionali hanno considerato, con notevole scetticismo rispetto ai politici, che queste elezioni hanno segnato dei passi avanti, anche se molto rimane da fare per raggiungere gli ambiti standard. Ma le conclusioni definitive degli osservatori internazionali giungeranno non prima della proclamazione dei risultati ufficiali delle elezioni.

I risultati provvisori dimostrano la tradizionale ripartizione delle preferenze elettorali in base alle regioni. In tal modo il Partito democratico (PD) di Berisha ha ottenuto largo consenso nei suoi bastioni dell’Albania settentrionale, tra cui Scutari, Kukes, Lezhe, Durazzo. Mentre il Partito Socialista (PS) di Edi Rama nelle regioni meridionali di Fier, Valona, Girocastro. Rimangono contese e in parità Tirana, Korça ed Elbasan.

Come previsto, con il nuovo sistema elettorale sono stati pressoché eliminati i piccoli partiti che non sono riusciti a superare la soglia del 5%. Rimarranno in tal modo fuori dal parlamento anche personalità di spicco della politica albanese, che riuscivano a offrire un’opposizione costruttiva. La gara rimane tra la coalizione di destra del premier Berisha, “Alleanza del cambiamento”, la coalizione di sinistra l’”Unione per il cambiamento”, e il minor partito di sinistra Movimento socialista per l’integrazione (LSI) di Ilir Meta. Le due grandi coalizioni hanno ottenuto un risultato nazionale intorno al 46% con lieve vantaggio della destra, mentre l’LSI oscilla intorno al 5,5%.

Con queste elezioni è stato applicato per la prima volta il nuovo codice elettorale firmato con un’intesa storica mai avuta in precedenza tra i due maggiori partiti della scena politica albanese, il PD di Sali Berisha e il PS di Edi Rama. Si tratta di un sistema proporzionale regionale che ha scaturito non poche polemiche.

Secondo dei procedimenti definiti da molti analisti estremamente sofisticati, complessi e incomprensibili, la distanza tra i partiti in termini di seggi parlamentari ottenuti per singole regioni subisce una netta riduzione. Per fare un esempio potremmo dire che: se il PS ha ottenuto il 50% in una regione e il PD il 20%, con questo sistema elettorale si avrà che il PS ottiene 8 seggi mentre il PD 7. In tal modo i seggi ottenuti da parte del PD e del PS in determinate regioni risultano numericamente più vicini ai voti in termini percentuali ottenuti da ciascuna formazione a livello nazionale. Il codice elettorale e il procedimento in questione è stato ampiamente discusso nei talk show trasmessi in diretta dalle maggiori televisioni di Tirana. In molti lo considerano un trucco voluto da Berisha, e tollerato involontariamente da Rama.

Nonostante il primo entusiasmo sul presunto raggiungimento degli standard, il farraginoso spoglio elettorale è stato caratterizzato da numerosi ritardi e blocchi per problemi tecnici di vario genere. Mentre i leader politici si sono frequentemente pronunciati davanti ai media accusandosi reciprocamente come responsabili del rallentamento in atto. Diversi incidenti si sono verificati tra i membri delle commissioni elettorali, e i candidati dei partiti spesso si sono recati ai seggi per monitorare. Non mancano le denunce di pressioni esercitate da parte di militanti dei partiti, mentre ieri il PS di Edi Rama ha dichiarato di voler contestare determinate zone nella regione di Scutari.

Secondo le attuali proiezioni, a determinare la formazione vincente sarà il partito di Ilir Meta, e un altro partito ancora più piccolo, il PDI (il Partito per la giustizia e l’integrazione), che si fa portavoce dei diritti degli albanesi çam (popolazione albanofona espulsa dalla Grecia settentrionale durante la Seconda guerra mondiale, che ora si trova sparsa in tutto il territorio albanese). Nonostante i risultati ufficiali non siano stati ancora elaborati è chiaro che le due coalizioni si trovano a scarsa distanza tra loro, ma con un lieve vantaggio per il premier Berisha.

La formazione del nuovo governo dipenderà di conseguenza dall’alleanza tra la coalizione in testa e uno dei partiti minori. La’alleanza vincente potrebbe venir formata tra il gruppo di Berisha e il PDI, o tra il gruppo di Rama e l’LSI. Ma l’LSI, nonostante la volontà di collaborare con il PS di Rama espressa prima delle elezioni, ora sembra restio. Mentre Berisha ha già proposto all’unico deputato del PDI la carica di vice premier, facendo un passo verso la maggioranza di 70+1 parlamentari necessari per la formazione del governo. Gli scettici analisti albanesi non escludono che l’LSI di Ilir Meta faccia una sconfessione di fede politica, convertendosi alla destra e alleandosi con Berisha, fatto già successo nelle politiche del 2005 con un altro partito di sinistra.

Comunque siano le combinazioni è evidente che la prossima legislatura in Albania sarà caratterizzata da una forte instabilità politica, dovuta alla risicata maggioranza parlamentare della formazione che salirà al governo. Tale fenomeno, aggiunto alla tipica conflittualità che caratterizza i due poli della politica albanese, aumenterebbe notevolmente il rischio di crisi parlamentari.

Per maggiori informazioni:

Osservatorio sui Balcani e Caucaso

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