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Terra di rapina

Storia di come a Siracusa si è portata in scena la Sicilia. O almeno quella parte di che lavorava la terra, e che su quella stessa terra rivendicava diritti legittimi. Per poi finire annegata nel sangue.

di Serena Maiorana - giovedì 18 maggio 2006 - 4874 letture

Dire la Sicilia. Dire la lotta. Dire la sconfitta. Ed infine la rassegnazione. È da qui che si è partiti. E poi si è arrivati a Chianciana, sulla terra spaccata dal sole. Accanto alle schiene spaccate dalla terra.

Nella serata di venerdì 5 maggio ha fatto il suo debutto sulle scene Terra di Rapina, terzo impegno di Esiba Arte (dopo LiberaMENTE e Il Circo dell’Eccesso), associazione culturale siracusana che ha così realizzato il suo primo evento esclusivamente teatrale.

L’idea era quella di raccontare una storia fatta di coraggio e miseria. Una storia cominciata nella prima metà del Novecento con la passione di un popolo stanco di esser comandato e finita qualche decennio dopo ammutolita dal piombo e dal boom economico.

È la storia della rivolta contadina annegata nel sangue. Ed è anche la storia di Giuseppe Di Maria, simbolo di chi trova nella criminalità l’unica alternativa al lavoro nei campi. Terra e sassi, bastoni e sudore, acqua e sangue. Questi gli elementi usati per trasformare la scena cittadina di via dei Mergulensi (a Siracusa) nei luoghi di quelle vicende.

Così il romanzo di Giuliana Saladino unita ad alcuni testi Tommaso Di Dio e Ignazio Buttitta, grazie alla drammaturgia di Milena Viscardi, è diventato uno spettacolo che ha raccontato un pezzo di Sicilia che non c’è più. Così il testo corre lungo due binari paralleli fotografando ora il contesto generale della lotta armata dei contadini siciliani contro l’aristocrazia agraria e mafiosa, ora la storia personale di Giuseppe Di Maria.

Le voci degli interpreti (Eugenio Vaccaro, Milena Viscardi, Niccolò Piramidal, Angelo Abela e Marco Pisano) fanno il resto. Tutto per raccontare e prendere coscienza di una vicenda che nasconde molti dei nodi mai districati, in una terra che da secoli è preda dei più furbi e che da secoli reagisce a singhiozzo contro uno spirito di rassegnazione che pare esserle entrato sotto pelle come una malattia.

L’evento è stato realizzato nell’ambito della programmazione culturale del centenario della CGIL.


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