La fine annunciata dello stabilimento Fiat di Termini Imerese. Le strategie di Marchionne, del Governo, della Regione Sicilia da Cuffaro a Lombardo e, in mezzo, 2500 famiglie.
La Fiat va a gonfie vele; è in testa nella crescita delle vendite; aumenterà la produzione di auto in Italia da 650.000 a 900.000 unità; incasserà una montagna di eco incentivi, ma chiuderà lo stabilimento di Termini Imerese perché, a detta dell’ad Marchionne, ogni vettura ivi prodotta gli costa 800-1.000 euro in più rispetto a quelle che escono dagli altri stabilimenti italiani. Dal punto di vista dell’economicità il discorso non farebbe una grinza.
Ma come si fa a credere agli asseriti maggiori costi se in tanti mesi il signor Marchionne non si è preoccupato minimamente di far seguire alle sue strombazzate asserzioni uno straccio di tabella comparativa dei costi di produzione delle auto in Italia? Sbandieramenti funzionali alle decisioni già prese, senza consultazione con il governo e i sindacati (questa del 22 dicembre è stata la presentazione del piano industriale, non una trattativa). Con ciò non dico che i maggiori costi non ci siano: le distanze sono quelle che sono; penso semplicemente alle innumerevoli furbizie che nel mercato vengono continuamente messe in atto. Qualcuno dice che questi famosi maggiori costi non superino 350-450 euro a vettura. Se questo calcolo non è realistico il signor Marchionne lo smentisca con dati alla mano, ma non se ne parla nemmeno.
Il signor Marchionne è tutto proteso verso lo sviluppo del suo Gruppo (come è giusto); è caricato a mille, visto anche l’andamento delle vendite; non sopporta che qualcosa possa appannare la visione che lui ha delle strategie da adottare: questo qualcosa è lo stabilimento di Termini Imerese, non importa se da esso dipende la la sopravvivenza di 2.500 famiglie e l’avvenire di migliaia di giovani.
Tutto questo avviene quando il Governo della Regione Sicilia finalmente s’impegna con atti precisi e concreti a rimuovere le cause di disagio logistico e ambientale che incidono sull’efficienza dello stabilimento e sui costi di produzione (vedi: potenziamento del porto, costruzione di nuove infrastrutture, messa a disposizione di nuove aree, agevolazioni per la creazione di nuove aziende per l’indotto e il rafforzamento di quelle esistenti, finanziamenti per le ricerche sull’auto elettrica, ecc.).
Ma non possiamo prendercela solo con Marchionne. Il Governo Cuffaro si è distinto per la sua assenza, non tenendo fede agli impegni per il miglioramento delle condizioni dello stabilimento. Il Governo Lombardo per un anno e mezzo è stato assorbito dai perenni conflitti divampanti nella sua maggioranza. Solo nell’ultimo mese si è rinvenuto, quando ormai i buoi erano scappati, quando Marchionne aveva già preso le sue decisioni col tacito assenso del governo centrale. A sua volta quest’ultimo non è mai andato oltre le paternalistiche rassicurazioni, non ha puntato i piedi, non ha scucito neanche un euro per Termini Imerese. La concessione degli eco incentivi era un’ottima arma per ottenere la salvezza dello stabilimento termitano, ma il Ministro per lo sviluppo economico non ha battuto ciglio quando Marchionne gli ha prospettato la favola della possibilità di una riconversione industriale dello stabilimento. Vorrei capire: con che faccia è venuto a Termini a promettere a destra e a manca!
Adesso gli operai di Termini Imerese dovrebbero stare tranquilli aspettando il miracolo di una riconversione che nessuno sa in che cosa consisterà, vedendo la propria fabbrica spegnersi lentamente (con progressive riduzioni del prodotto e delle risorse umane impiegate) fino alla sua morte già decretata per il dicembre 20011?