Tenuta in Sicilia della CdL e sfide di governo

Pochi e chiari «doveri» dopo la stagione delle urne

di Redazione - martedì 17 maggio 2005 - 4869 letture

La Casa delle Libertà, salvo sorprese dell’ultim’ora, ha dunque riconquistato Catania. Rieleggendo il sindaco uscente Umberto Scapagnini dopo un teso duello con uno sfidante del calibro e della notorietà di Enzo Bianco. In chiave locale, questo risultato si segnala come la gemma più preziosa di una piccola corona di vittorie che conferma sia la perdurante forza sia i nuovi problemi («autonomisti») dell’alleanza di centrodestra in Sicilia.

In termini politici generali, rappresenta invece una sorta di premio di consolazione in fondo alla primavera elettorale più amara della storia del centrodestra berlusconiano. Una stagione scandita da una sequela di sconfitte che avevano indotto protagonisti e comprimari della CdL a vivere con timore e tremore (dando vita a polemiche interne di impressionante intensità) la vigilia del responso popolare nel capoluogo etneo. E quel bilancio nettamente negativo, grazie al verdetto di Catania, non è certo capovolto e neppure ridimensionato.

Ma a tutt’oggi neanche l’attuale maggioranza parlamentare - sebbene politicamente ridimensionata a causa dei consensi che le sono stati tolti, dei segnali d’insoddisfazione che le sono stati recapitati e degli aspri antagonismi tra leader e alleati che sono definitivamente emersi in queste ultime settimane - può essere realisticamente considerata capovolta. E i portavoce dell’opposizione, che pure sono tenuti a dichiarare il contrario, sanno meglio di chiunque altro che solo i partiti di centrodestra possono mandare a casa il "loro" governo e creare le condizioni perché gli italiani siano chiamati a una verifica elettorale anticipata.

A quanto è dato di capire, una svolta così drammatica e drammatizzante non è nel programmma di nessuno degli alleati di Berlusconi. Il che però non significa che una crisi di legislatura e un conseguente, inedito, voto politico d’autunno siano da considerare del tutto impossibili. Si cade non solo perché si riceve uno spintone, ma anche e soprattutto perché si inciampa. E se non si ha un’idea chiara di dove (e perché, e come) si deve andare è assai più facile perdere l’equilibrio. Ed è un fatto che la CdL - superata con non pochi sbandamenti l’ardua prova della crisi del Berlusconi II e della nascita del Berlusconi III - continua a scoprire che il suo cammino è costellato da sempre nuovi passaggi a rischio, generati da una situazione economica e sociale del Paese che si va facendo sempre più allarmante.

Ma è proprio su questo percorso che bisogna andare avanti, perché non ne esistono di alternativi. Così come non c’è alternativa a una presa di responsabilità fatta di scelte ragionate, ma anche nette e risolute. Il governo e la sua maggioranza hanno davanti pochi mesi di lavoro e devono decidere quali obiettivi - due o tre al massimo - meritano di diventare effettive «priorità». Doveri non più negoziabili, né tra alleati né con il libro dei sogni aperto a inizio legislatura. Si è detto, insomma, che nei prossimi mesi si terranno in ordine i conti pubblici, si puntelleranno i redditi delle famiglie e si sosterranno le attività delle imprese? Non è affatto poco, sarebbe davvero tanto. E sembrerebbe saggio se qui ci si concentrasse, senza distrazioni e senza rimpianti. È questo, oggi, il «contratto con gli italiani» che il governo deve dimostrare di saper onorare.


Articolo di Marco Tarquinio, www.avvenire.it, 17 maggio 2005


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