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Tempo di pace

L’editoriale di Gino Strada sulla guerra in atto nello Yemen
di Redazione - lunedì 22 luglio 2019 - 616 letture

Lo Yemen è in guerra da 4 anni nell’indifferenza generale: manca cibo, le cure mediche sono inesistenti, c’è insicurezza, paura. Negli ultimi mesi (precedenti a giugno 2019, ndr) Emergency ha iniziato a lavorare per aprire in Yemen un Centro di chirurgia di guerra. E’ un percorso difficile, e più lungo del previsto: abbiamo fatto la prima missione di fattibilità in Yemen lo scorso inverno, abbiamo individuato un edificio, abbiamo presentato i progetti per la ristrutturazione, ma stiamo ancora aspettando di essere registrati come Ong.

Ci avevano avvisato: è dal 2015 che non vengono registrate organizzazioni internazionali nel Paese. In mezzo a mille difficoltà - il nord dello Yemen è una delle zone più inaccessibili del mondo - abbiamo comunque deciso di insistere perché sappiamo che c’è bisogno di aiuto: sono oltre 65 mila le vittime della guerra, 24 milioni di persone hanno bisogno di assistenza e protezione umanitaria, 2 milioni di bambini sono gravemente malnutriti.

La guerra in Yemen, però, non è solo un problema "loro". Da anni ormai partono dalla Sardegna navi cariche di armi verso l’Arabia Saudita che utilizza nel conflitto yemenita, in aperta violazione della legge 185 del 1990 che dice che le esportazioni di armamenti "devono essere regolamentate secondo i principi della Costituzione repubblicana che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversi internazionali".

Anche il Parlamento europeo a ottobre ha esortato tutti gli stati membri ad "astenersi dal vendere armi e attrezzature militari all’Arabia Saudita, agli Emirati Arabi Uniti e a qualsiasi membro della coalizione internazionale, nonché al governo yemenita e ad altre parti del conflitto", con la risoluzione 2018/2583. Germania, Danimarca, Finlandia Paesi Bassi hanno aderito. L’Italia non ha preso nessun provvedimento. Non possiamo accettare che il nostro Paese sia coinvolto in un’altra guerra: per questo chiediamo al Governo italiano di fermare l’esportazione di armi verso l’Arabia Saudita.

"Che tu possa vivere tempi interessanti!". Sembra che sia un anatema cinese, dove interessanti in realtà sta per "difficili". Sì, viviamo tempi difficili in un Paese e in un continente sempre più chiusi, dove stiamo perdendo il senso del vivere insieme, ognuno confinato nella sua solitudine. Che si parli di guerra o immigrazione, uguaglianza, solidarietà, diritti che sembrano ormai parole cancellate dal vocabolario. I valori e i principi che abbiamo sempre ritenuto alla base di una società giusta sembrano dissolti di fronte alla crisi economica, alla mancanza di prospettive, alla paura del futuro...

Ma proprio perché sono tempi difficili, possono essere tempi interessanti. Possono essere il tempo dello scatto e della scelta, il tempo di prendere una posizione e di fare, di costruire, in parole semplici: il tempo di resistere. Oggi non possiamo più restare indifferenti. Non possiamo più permetterci né di tacere né di girarci dall’altra parte. Possiamo, dobbiamo far sentire la nostra voce. Possiamo - dobbiamo - costruire un’alternativa alla guerra e alla sua logica. Ora più che mai, è necessario praticare diritti perché la pratica dei diritti è pratica di pace.

25° emergency


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