Un film muto davvero bello e che tutti dovrebbero conoscere è Tempi moderni , diretto e prodotto da Charlie Chaplin. Ora anche su YouTube.
Chaplin è l’interprete principale della pellicola, insieme a Paulette Goddard (sua compagna nella vita) che partecipò in modo fattivo e significativo alla stesura della storia.
Mai l’assenza delle parole ha detto tanto. Questo film, che risale al 1936, e le sue implicazioni politiche costarono tanto a Chaplin. Fu accusato di antiamericanismo e ciò lo costrinse ad emigrare in Svizzera. Per sempre.
La storia raccontata è una storia dell’industria, ma anche dell’umanità alla ricerca della felicità. In America sono gli anni della Grande Depressione che impoverisce sempre più la popolazione e l’economia. In Europa si respira aria di guerra.
Le intelligenti gag attraverso le quali si dipana tutto il film sono ad incastro. Charlot operaio è il fulcro attorno al quale si esaurisce la vicenda. E’ lui il malcapitato che viene scelto per provare la “fantastica” Billos, la macchina da nutrizione che serve per nutrire il lavoratore, recuperare l’ora di pranzo e sconfiggere – sulla produttività - la concorrenza.
Essa (la macchina s’intende) è un esempio della condizione nella quale l’uomo moderno è costretto a vivere. Altro che felicità…
Ossessioni, tic, esaurimento nervoso sono il rovescio della medaglia. La catena di montaggio “vista” dalla parte dell’uomo.
La forza della narrazione avviene anche attraverso un famoso non sense. La versione di Titina cantata con un testo stravagante e bizzarro, una macedonia di parole storpiate in Italiano, francese e spagnolo, accostate senza nesso logico:
Se bella giu satore
Je notre so cafore
Je notre si cavore
Je la tu la ti la twah
La spinash o la bouchon
Cigaretto Portabello
Si rakish spaghaletto
Ti la tu la ti la twah
Senora pilasina
Voulez-vous le taximeter?
Le zionta su la seata
Tu la tu la tu la wa
Sa montia si n’amora
La sontia so gravora
La zontcha con sora
Je la possa ti la twah
Je notre so lamina
Je notre so cosina
Je le se tro savita
Je la tossa vi la twah
Se motra so la sonta’’
Chi vossa l’otra volta
Li zoscha si catonta
Tra la la la la la la’’
Il film con molta semplicità e leggiadria mentre diverte denuncia, racconta, lasciando molta amarezza in bocca…
La scena finale di Charlot e la sua compagna che decidono di ricominciare a vivere fa venire un groppo alla gola. Ma regala (forse) speranza.