Vedere quello che c’è in Sicilia è un peccato, una cosa grave. Tele Jato ha visto, ha fatto una cosa grave. Storia di un’emittente libera e di una distilleria, ma anche di un centro commerciale, di un avvocato, di un satiro...
Vedere quello che c’è in Sicilia è un peccato, una cosa grave. Tele Jato ha visto, ha fatto una cosa grave. In una barzelletta due costruttori siciliani s’incontrano dopo tanti anni e uno spiega all’altro come ha fatto i soldi: “vedi quell’autostrada? Ho risparmiato qua e là sui materiali e mi sono intascato la differenza”. Dopo alcuni mesi, l’altro si ripresenta e spiega all’amico come ha fatto i soldi lui: “vedi quell’autostrada lì? No? Appunto”. Il siciliano è abituato da secoli a vedere quello che non c’è e a non vedere quello che c’è, per quieto vivere.
Così per decenni gli abitanti di Partitico, paesino in provincia di Palermo, hanno finto di non vedere una distilleria, “la più grande d’Europa”, che lavorava a pieno ritmo in pieno centro cittadino. Lavorava e inquinava, tanto che anche in pieno agosto non si poteva fare il bagno nel tratto di mare S.Cataldo-Ciammarita causa i liquami versati nei torrenti Pollastra-Nocella, tanto che il numero dei tumori era aumentato in maniera allarmante. Ma perché usare il passato? La distilleria Bertolino, in pieno centro a Partinico, lavora e inquina ancora.
Tele Jato
Da anni Tele Jato, una rete locale, denuncia l’illegalità in cui è stata costruita ed è cresciuta la distilleria. questa indipendenza è costata a Tele Jato e all’editore Pino Maniaci 158 querele per diffamazione e astronomiche richieste di risarcimento da parte di Antonina Bertolino, proprietaria della distilleria. 158. La stessa Bertolino ha raccontato una volta di registrare tutte le edizioni del notiziario di Tele Jato e sbobinarle in cerca di materiale “querelabile”. Laddove ieri il giornalismo libero in Sicilia veniva fatto tacere a colpo di pistola, oggi si tenta la strada più “pulita” del ricatto economico. Tele Jato, vive quasi interamente grazie alla passione di chi la porta avanti. Essendo registrata come rete comunitaria ha dei limiti legislativi per le quote di pubblicità da raccogliere, di per sé già poca data la natura scomoda della rete. Emittente che non guarda in faccia a nessuno, né a sinistra né a destra. Come quando - come riporta un comunicato della federazione locale dei verdi - nell’ottobre del 1999 L’assessore comunale di Rifondazione Costanzo Salvatore, allora co-proprietario, amministratore ed editore dell’emittente televisiva Tele Jato, impose la sospensione delle trasmissioni del notiziario locale firmando una lettera di dimissioni a nome dell’inconsapevole Direttore Responsabile, Faro D’Anna. La colpa di Pino Maniaci, allora tecnico della produzione dei notiziari, consisteva nell’aver mandato in onda un’intervista a Gigi Scasso, Coordinatore del Circolo 481 dei Democratici, critica nei confronti della linea politica della Giunta Cannizzo. O come l’opposizione quotidiana all’odierna giunta di centrodestra nel dissennato progetto di costruire un enorme centro commerciale a Partinico.
Un centro commerciale tutto nuovo!
Appena insediatosi, il sindaco Giuseppe Giordano si rifiuta di firmare la convenzione che la precedente amministrazione aveva stipulato con commercianti e artigiani locali per destinare un’area del comune alle loro attività. Una società finanziaria di Agrate Brianza, la Policentro comincia a stipulare contratti preliminari di vendita, per decine di ettari sugli stessi terreni assegnati agli artigiani dalla delibera consiliare, a prezzi esosi per il territorio, per insediarvi un grosso complesso commerciale. Alla fine gli artigiani, messi alle strette e per paura di perdere i finanziamenti, si accordano con la Policentro. L’appoggio di Tele Jato alla lotta contro il centro commerciale costa a Maniaci le gomme della macchina tagliate: evidentemente un progetto così importante ha già attirato la mafia.
Un po’ di solidarietà

Per accendere i riflettori sul caso di Telejato è stato organizzato anche un convegno: "La libertà di informazione in terra di mafia", svoltosi l’11 marzo proprio a Partinico e promosso da Telejato con Libera, l’Associazione siciliana della stampa, l’Ordine dei giornalisti di Sicilia e l’Unione regionale dei cronisti, da Articolo 21, dal Centro di documentazione "Impastato" e dai Giuristi democratici. Il convegno ha visto l’aula magna dell’istituto "Dalla Chiesa" gremita di studenti ed è stato aperto dalle voci di Peppino Impastato e di Danilo Dolci, trasmesse in formato audio. Oltre la necessaria solidarietà, rimane però la quotidianità della lotta. Nel caso di Francesco Forgione, giornalista e capogruppo di Rifondazione Comunista in Sicilia, le due cose si fondono. Forgione (lo stesso che alcuni mesi fa era stato aggredito e minacciato dal cognato di Totò Cuffaro mentre stava raccogliendo delle firme contro il governatore siciliano) ha accettato di diventare direttore responsabile di Tele Jato, per sopportare il carico di notifiche di querela accumulate dalla rete.
Torniamo alla distilleria Bertolino. Perché Tele Jato accende così spesso i riflettori su questa industria? Cosa rappresenta la distilleria per il territorio?
C’era una volta...Bertolino
La Distilleria Bertolino SPA, di Bertolino Antonina, fu costituita nell’anno 1970. Nel 1975 il Piano Urbanistico Comprensoriale destina l’area dove sorge la Distilleria a "zona D2", ovvero idonea ad ospitare impianti artigianali e industriali innocui, che non producessero cioè " fumo, nè esalazioni nè rumori molesti" , quando le distillerie sono classificate come industrie insalubri di di 1^ classe, da costruire lontano dai centri abitati. A partire dal 1975 e fino al 1991 si è assistito ad un ampliamento continuo che ha portato ad un impianto enorme: la più grande distilleria d’Europa. Per far ciò la Bertolino si è servita di concessioni ed autorizzazioni illegittime rilasciate da tutte le Amministrazioni Comunali succedutesi nel tempo. La distilleria scaricava nel torrente Pollastra-Nocella senza il minimo trattamento di depurazione, oltre alle polveri inquinanti rigettate addosso agli abitanti di Partinico, chiamata dagli abitanti dei paesi limitrofi “Gotam City”, per la perenne nuvola di fumo che gravità sopra il centro.
Nel 1992 la Magistratura blocca la distilleria. I Partinicesi ricominciano a respirare aria pulita e sperano che le perizie che stabiliscono un nesso tra l’inquinamento dei pozzi e l’attività della Distilleria mettano la parola fine alla vicenda. La Signora Bertolino viene condannata, imputata di ben 16 reati connessi all’inquinamento dei torrenti e del mare. Nel ’93 la giunta di Centrosinistra neoeletta dichiara di voler attuare " lo spostamento della Distilleria in un’area lontana dal centro abitato ". Ma il sindaco Gigia Canonizzo, intimidita in verità più volte dalla mafia per le sue posizioni, in questo caso non si muove abbastanza.
Il 2 febbraio 1996 il TAR di Palermo, con una sentenza scandalosa, ammette in "sanatoria" un enorme impianto di depurazione , al servizio della distilleria , ancora da realizzare, anch’esso in pieno centro abitato. Nel settembre del 1996 la distilleria Bertolino , realizzato il depuratore, riprende l’attività . Nel 98 la Provincia di Palermo installa una centralina mobile che conferma il tasso preoccupante d’inquinamento.
Il satiro inquinante
Se la storia della distilleria Bertolino è inquietante, il presente non è da meno. Alcune settimane fa le tv e i giornali nazionali riportano la notizia di uno scontro avvenuto a Ma zara del Vallo tra polizia e manifestanti che vogliono impedire la partenza del Satiro danzante, importante reperto archeologico da poco restaurato, per l’esposizione universale in Giappone. Poche testate si soffermano sul motivo della protesta. Il motivo ci porta dritti alla distilleria Bertolino, ancora una volta.
I manifestanti, comitati locali di cittadini e studenti, protestavano contro il progetto della Bertolino di costruire un’altra distilleria nell’aria di Ma zara del Vallo. Gli abitanti non vogliono finire come i partinicesi, sommersi dall’inquinamento. Naturalmente il satiro parte per il Giappone, mentre restano le manganellate delle forze dell’ordine.
Ultimo atto
In un post del sito di Socialismo e Libertà Sicilia leggo: «Durante lo svolgimento a Palermo del primo congresso provinciale dell’Italia dei valori viene distribuito un volantino dal titolo inequivocabile :”Galasso-Siino-Bertolino:Imbarazzante trinomio per il centrosinistra”. Il foglio in questione, firmato da cittadini studenti partiti e movimenti democratici di Campobello di Mazara,Mazara del Vallo,Marsala,Partinico,Trapani,e Palermo è indirizzato nei confronti dell’avvocato Alfredo Galasso, l’ex deputato del PCI -già membro del CSM- seduto al tavolo della presidenza accanto a Marco Travaglio Antonio Di Pietro e Leoluca Orlando. “La presenza di Galasso - si legge nella nota - mette in imbarazzo le forze sane del centrosinistra”.Alfredo Galasso è L’avvocato difensore di Antonina Bertolino.
Il comunicato comprende uno stralcio estrapolato dal libro di Alfio Caruso “Da cosa nasce cosa”che descrive la figura della titolare della distilleria”E’figlia di Guiseppe vissuto e morto in odor di mafia...Suo cognato è Angelo Siino. E quella del suo avvocato:”Dopo essere stato fra i più agguerriti professionisti dell’antimafia,Galasso è diventato il legale di Siino e della signora Bertolino,una metamorfosi che lo ha reso inviso agli ex compagni della rete orlandiana e all’ex amico Nando dalla Chesa”.I “Dissidenti”autori del comunicato affermano :”La cosa politicamente e moralmente grave non è la difesa della Bertolino da parte di Galasso dai reati di cui è indagata,ma il suo sostegno alle querele contro cittadini,amministratori,politici e giornalisti e soprattutto il fatto di avere tentato di ottenere la censura preventiva su Telejato(così ha scritto il giudice respingendo le pretese della Bertolino)”».
E il cerchio si chiude. Oppure no. Fino a quando c’è qualcuno che fa informazione libera in Sicilia il cerchio della mafia, dell’illegalità e dell’intrallazzo non si chiude definitivamente.
E il cerchio si chiude
E noi preferiamo finire con un cerchio che si chiude sì, ma di tutt’altro segno. Nel 1970 due collaboratori di Danilo Dolci si barricarono a Palazzo Scalia a Partinico trasmettendo per poche ore con la “radio dei poveri cristi”. L’appello denunciava le condizioni dei terremotati del Belice. La registrazione audio la conserva Salvo Vitale, compagno di Peppino Impastato durante l’intensa esperienza di Radio Aut a Cinisi, che resistette per alcuni anni dopo l’assassinio di Peppino.
Salvo Vitale è oggi un insegnante in pensione ed è tornato in strada a raccontare di mafia e di politica tra Cinisi e Partinico con al seguito le telecamere di Telejato.
> Tele Jato e il paese che puzza (ma non si può dire)
7 aprile 2005, di :
Lorenzo Misuraca
Buone notizie!
BERTOLINO INQUINA, SEQUESTRATA LA DISTILLERIA
Violazione della norme sui rifiuti e inquinamento atmosferico: la procura di Palermo ha sequestrato a Partinico la distilleria più grande d’Europa. Sotto accusa le coperture regionali. Contro la Bertolino per anni gli abitanti hanno protestato inutilmente. Ieri hanno festeggiato in piazza
Poteva contare sull’appoggio di burocrati e politici, ma la solerzia di un dirigente della Regione l’ha inchiodata. E così a Partinico, a 20 chilometri da Palermo, molti festeggiano dopo che il tribunale ha disposto il sequestro di alcuni impianti della Distilleria Bertolino, la più grande in Europa, accusata dagli ambientalisti e da buona parte degli abitanti di inquinare l’ambiente. Contro Antonia Bertolino e la sua Distilleria sono stati presentati decine di esposti, uno dei quali firmato da 9.437 cittadini di Partinico, Balestrate, Trappeto, Montelepre, Borgetto e Castellammare del Golfo. Il gip di Palermo Gioacchino Scaduto ha contestato alla imprenditrice un lungo elenco di violazioni: la Bertolino è indagata, insieme al consigliere delegato della distilleria Maria Giovanna Gulino, per violazioni della legge sulla gestione dei rifiuti prodotti dalla lavorazione delle vinacce e inquinamento atmosferico. L’inchiesta è condotta dal procuratore aggiunto Roberto Scarpinato e dai sostituti Geri Ferrara e Gianfranco Scarfò.
Gli investigatori hanno svolto un’indagine di due anni che si è avvalsa di una complessa consulenza tecnica. Secondo gli inquirenti, l’imprenditrice avrebbe gestito rifiuti prodotti dalla sua attività senza le autorizzazioni richieste dalla legge e avrebbe provocato «molestie olfattive». Dall’inchiesta è emerso, inoltre, che Antonia Bertolino è titolare di stabilimenti a Padova dove, «contrariamente a quanto ha fatto a Partinico», ha rispetto le norme sull’ambiente.
Il fascicolo sull’inquinamento atmosferico è stato aperto a seguito della diffusione dei dati di un monitoraggio sull’aria effettuato dalla Provincia. Dal test venne fuori che nella zona del partinicese il tasso di polveri inquinanti era superiore ai limiti di legge. I dati provocarono allarme nella cittadinanza che si mobilitò con una raccolta di firme. Un lungo braccio di ferro, contrassegnato da decine di querele presentate dalla Bertolino contro chiunque l’abbia accusata di inquinamento ambientale. Dall’indagine emerge che l’imprenditrice avrebbe potuto contare su «appoggi» all’interno della amministrazione regionale tali da condizionare in senso a lei favorevole l’adozione del decreto assessoriale che autorizzava lo svolgimento della sua attività. Sul decreto, secondo i magistrati, si è aperto uno scontro tra funzionari dell’amministrazione regionale.
A ricostruire la vicenda agli investigatori è Gioacchino Genchi, dirigente responsabile dell’assessorato regionale al Territorio ed Ambiente, che sul caso ha presentato numerosi esposti da cui è derivata l’apertura di un fascicolo di «atti relativi». E’ lui, nell’ottobre del 2003, ad iniziare il procedimento che avrebbe dovuto portare a una revisione del decreto autorizzativo rilasciato all’imprenditrice. La nuova autorizzazione avrebbe comportato l’adozione di alcuni accorgimenti su una delle due caldaie dell’impianto e l’obbligo per la Bertolino di convogliare i residui della lavorazione, fonte di emissioni nocive, in luoghi chiusi. Ma il procedimento amministrativo, secondo quanto ha raccontato il funzionario ai magistrati, avrebbe incontrato diversi ostacoli.
In particolare Genchi ha parlato di una serie di interventi da parte del proprio dirigente generale che gli avrebbe chiesto «se tali procedure erano esclusive per la Bertolino o avrebbero interessato altre attività industriali». «Le dichiarazioni di Genchi - scrivono i pm che hanno chiesto il sequestro degli impianti - anticipavano di fatto le difficoltà che avrebbe incontrato il nuovo decreto autorizzativo e gli appoggi di cui la Bertolino poteva fruire all’interno dell’amministrazione regionale tanto che la presidente era presente nel momento in cui il dirigente generale aveva chiesto spiegazioni al funzionario incaricato sullo stato della procedura ed aveva anticipato che avrebbe sospeso la diffida emanata dalla stessa amministrazione». «Lo stesso - concludono i magistrati - aveva poi revocato l’assegnazione del procedimento allo stesso funzionario ed aveva sottoposto a revisione il decreto autorizzativo appena emanato».
Alla notizia del sequestro degli impianti, a Partinico «la gente ha applaudito e brindato con il vino santo - racconta Giuseppe Messina, segretario regionale di Legambiente - Tutti sono usciti per strada e si sono abbracciati tra di loro e con i professori delle scuole vicine. E’ finito un incubo, non sarà più necessario chiudere i finestrini delle auto imboccando la statale 113, da Balestrate in poi».
Per il senatore dei Ds Costantino Garraffa «è un vero regalo per i cittadini di Partitico che finalmente potranno respirare e riappropriarsi del proprio territorio». «Ora - sostiene Francesco Forgione, presidente del gruppo Prc all’Ars - bisogna continuare a combattere per riparare i danni causati dall’inquinamento dalla distilleria e da quanti, per tanto tempo, ne hanno coperto l’operato».
71 Letture
Il manifesto, 24 marzo 2005
Manifestazione a Mazara del Vallo
22 aprile 2005, di :
Lorenzo Misuraca |||||| Sito Web:
Foto manifestazione
su indymedia sicilia le foto della manifestazione contro la distilleria Bertolino a Mazara del Vallo.
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> Un centro commerciale tutto nuovo
16 maggio 2005
Non comprendo questo ostinato opporsi al progetto della Policentro. I centri commerciali si sono sviluppati in tutto il territorio nazionale e, che lo si voglia o no, sono il futuro del commercio italiano. Unico territorio ancora vergine è la Sicilia occidentale (persino la Sardegna e la Calabria hanno più centri commerciali). Un centro commerciale porta sviluppo, occupazione, cultura e possibilità di risparmio per tutte quelle famiglie che a stento arrivano a fine mese. Pertanto, bene tenere la mafia lontana da progetti di questo tipo, ma non continuiamo ad isolarci dal resto d’Europa e a rinchiuderci nella nostra arretratezza cronica. Il progresso deve andare avanti per l’interesse di tutta la comunità e non può essere osteggiato per salvaguardare quei pochi che non riescono ada adattarsi.