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Tekfestival: basso budget, alta qualità


Al Cinema Labirinto di Roma la 4/a edizione del Tekfestival, manifestazione a basso budget ma di alta qualità. Tra i 100 titoli, oltre 20 dei quali in anteprima italiana, sono molti quelli che esplorano conflitti e culture del Medioriente...
sabato 7 maggio 2005, di Redazione - 1238 letture

La popolazione di Khosro, villaggio a 20 chilometri da Teheran, ha un’insolita passione: fare film in 8mm. Li guida Mr. Matin, un signore baffuto che ha scritto 110 libri e girato 18 film. Ma in Iran la produzione culturale è soggetta al rigido controllo del governo. Nel 1992, l’attività del gruppo è bruscamente interrotta da arresti e minacce. Decidono di sfidare le autorità iraniane un’ultima volta e permettono al regista Moslem Mansouri di filmarli sul loro set improvvisato e polveroso. Mansouri, rifugiato politico negli Stati Uniti, racconta l’avventura dei cineasti del villaggio in Trial, documentario premiato al Tribeca Film Festival di New York nel 2003 che ha aperto ieri [6 maggio 2005] al Cinema Labirinto di Roma la 4/a edizione del Tekfestival, manifestazione a basso budget ma di alta qualità. Tra i 100 titoli, oltre 20 dei quali in anteprima italiana, sono molti quelli che esplorano conflitti e culture del Medioriente grazie anche al sostegno della Vice Presidenza del Consiglio della Provincia di Roma. Spicca La porte su soleil, film fluviale e visionario firmato dall’egiziano Yousry Nasrallah a cui il festival dedica una retrospettiva. Mette in scena la storia del popolo palestinese, il viaggio forzato dalla Galilea al Libano nell’arco di 50 anni.

In primo piano anche la visione del conflitto arabo-israeliano dei filmakers israeliani. Il documentario Channels of rage di Anat Halachmi legge la guerra dall’inedito punto di vista dei rapper Subliminal e Tamer. Prima della seconda Intifada del 2001, entrambi sostengono la pace poi, quando il conflitto di radicalizza, anche le loro strade si dividono. Subliminal si avvicina a posizioni anti-arabe di estrema destra. Il rap di Tamer canta la lotta palestinese contro l’occupazione. Da segnalare anche Good Times di Dalia Castel e Alessandro Cassigoli, piccolo gioiello sugli effetti della costruzione del muro costruito da Sharon per dividere i territori occupati e Israele, e Matzepen di Eran Torbiner, la storia dell’omonima organizzazione socialista israeliana emarginata dalla vita politica per i collegamenti con gli attivisti palestinesi e la sinistra europea.

Passando dalla Palestina all’Iraq, il Tekfestival ci porta nel cuore della Baghdad occupata con About Baghdad, film di InCounter Production, gruppo statunitense/iracheno che già dal nome - InCounter - esprime il superamento della retorica dello scontro di civiltà. Girato nell’estate 2003, prima dell’esplosione della guerriglia, dà voce a decine di uomini e donne e offre un quadro certamente più complesso di quello dei network americani. Della propaganda bellica si occupa Weapons of Mass Deception (armi di distrazione di massa) di Danny Schechter. E’ una full immersion nei flussi dell’informazione che hanno preparato il terreno alla guerra contro Saddam (per il petrolio). L’ipotesi di Schechter è inquietante ma realista: i mezzi di comunicazione oggi sono solo un altro strumento della guerra. Contro la presunta neutralità del giornalismo “fair and balanced” (onesto e imparziale) dei grandi conglomerati mediali il Tekfestival spara anche un’altra cartuccia: Outfoxed di Robert Greenwald, il documentario che svela la gestione tutta politica delle notizie targate Fox News. Il programma completo del Tekfestival è on-line sul sito www.tekfestival.it


Questo articolo, firmato [M.T.] è stato pubblicato anche da www.aprileonline.info n.255 del 7 maggio 2005

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