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Sylvie Goulard "Europe: Amour ou Chambre a Part?" (Cafè Voltaire-Flammarion)

Un libro sintomatico dello stato di salute dell’Unione Europea e che mette il classico dito nelle innumerevoli pieghe della medesima

di Emanuele G. - mercoledì 3 febbraio 2016 - 3208 letture

Ma cosa ha fatto l’Unione Europea per meritarsi questa diffusa insofferenza, per non dire altro, che la sta accerchiando condannandola a un’inquietante incapacità operativa? La domanda è lecità. Anzi più che lecita. Mai come ora quell’idea di unità europea immaginata da Altiero Spinelli decenni orsono appare flebile, priva di “elan vital”, senza prospettive e piuttosto pericolosa. C’è la netta sensazione che si sia oltrepassata la soglia nel non ritorno. Dobbiamo attenderci, da un momento all’altro, l’implosione della stessa Unione Europea?

Su tale scenario si muove il libro di una persona che conosce profondamente i meccanismi dell’Unione Europea. Sylvie Goulard è deputata al Parlamento Europeo dove è componente della Commissione affari economici e monetari. Ha lavorato a lungo presso il Ministero degli esteri francese ed ha collaborato con Romano Prodi allorquando era Presidente della Commissione Europea. Assieme a Mario Monti ha scritto nel 2012 un libro intitolato “Sulla democrazia in Europa”. Un titolo davvero significativo. Capirete, quindi, che la signora Goulard quando parla lo fa con “cognitio causae” in quanto dentro le istituzioni europee.

Il titolo del libro è già un capolavoro di significati e di sintesi: “Europa: amore o luogo a parte?” In breve, c’è un vero amore per l’unità europea oppure la stessa Unione Europea è un’entità distaccata rispetto ai milioni di cittadini europei? Un quesito che è necessario risolvere al più presto perché si rischia il crollo di quel castello iniziato a costruire agli inizi degli anni cinquanta con la Ceca e l’Euratom. Si è sicuri di una cosa, purtroppo… Attualmente l’Europa non è proprio sinonimo di amore tanto meno l’Unione Europea sembra trasmettere tale sentimento all’esterno. Tutt’altro…

Il libro, molto agile e di facile comprensione, è un appello-denuncia contro la tirannia e l’ipocrisia della costruzione europea. Una costruzione spesso sinonimo di servilismo. Un appello che giunge da una parlamentare che non vorrebbe aggiungere altre critiche a quelle già numerose sullo stato dell’arte dell’Europa contemporanea. I due assi del libro sono l’analisi del non funzionamento dell’Europa che si dovrebbe basare sulla collaborazione fra gli stati e il ruolo della Francia in simile scenario.

E’ evidente il fallimento del modello di collaborazione fra gli stati. Un sistema troppo complesso e che cerca di piacere a tutti. Un meccanismo, fra l’altro, privo di quei requisiti minimi di legittimazione. Come, fra l’altro, quei dispositivi il cui obiettivo sarebbe il controllo o il dare impulsi positivi. Un’Europa, in fondo, che si barcamena fra votazioni all’unanimità e interessi nazionali. La soluzione potrebbe essere costituita da un’Europa maggiormente parlamentare. Però come la mettiamo con il fatto che il Parlamento europeo ha solo il potere di votare il bilancio dell’Unione Europea, mentre in qualsiasi parlamento nazionale ne è la naturale sede di iniziativa e di voto? Confessiamo pure che si tratta di una costruzione istituzionale per lo meno strana: strapotere del Consiglio d’Europa e indefinitezza della Commissione europea. Poi emerge un evidente controsenso. Il Presidente della Repubblica francese siede nel Consiglio dell’Unione ’Europea, mentre la costituzione nazionale rimarca sempre e comunque l’interesse nazionale! Un’altra soluzione sarebbe un’Europa federale. Anche qui bisogna intenderci che significato operativo dare al federalismo. Federalismo per riequilibrare i poteri fra le istituzioni europee? Oppure federalismo per far combaciare allo stesso tempo unità e diversità?

In questa situazione “particolare” i nazionalismi se la godono. Non solo loro. Noi europei ci siamo costruiti dei privilegi e allo stesso tempo la ragione della nostra infelicità. Siamo diventati con il tempo persino autolesionisti! Una tristezza infinita. Una tristezza che ha costruito un luogo a parte dove non c’è amore (sinonimo di comunanza).

Crediti fotografici: La copertina mi è stata fornita dalla casa editrice.


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