Sei all'interno di >> :.: Culture | Cinema - Visioni |

Sweeney Todd

Un film di Tim Burton. Con Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Alan Rickman, Laura Michelle Kelly, Ed Sanders, Jamie Campbell Bower, Jayne Wisener, Sacha Baron Cohen e Timothy Spall.

di Antonio Cavallaro - mercoledì 5 marzo 2008 - 4638 letture

Sweeney Todd approda con la nave nel porto di Londra, il suo esilio è durato anni, una volta il suo nome era Benjamine Barker, barbiere ed uomo felice, sposato con la sua Lucy e padre di Johanna. La vita di Barker era una vita idilliaca, fin quando un giorno l’oscuro giudice Turpin si invaghisce di Lucy e per averla ordina l’arresto di Benjamine, che ingiustamente viene dapprima imprigionato e poi mandato in esilio. Ritornato a Londra e divenuto Sweeney Todd, l’ex-barbiere è più che mai deciso a vendicarsi, e troverà nell’ambigua pasticcera, Nellie Lovett, tutta la complicità necessaria per mettere in atto i suoi sanguinari propositi di giustizia.

Sweeney Todd potrebbe essere frettolosamente definita come l’ennesima favola gotica di Tim Burton, ma con questa sua ultima fatica, il geniale regista americano (premiato “prematuramente” nella passata edizione del festival del cinema di Venezia con un Leone alla carriera) oltrepassa un confine mai valicato nelle opere precedenti. Con maestria e fedeltà al suo stile unico ed originale, Burton mette in scena la sua favola più nera, ordendo una trama che si dipana attraverso una galleria di protagonisti le cui azioni non lasciano spazio a nessun giudizio salvifico.

Contrapposto a tutti gli altri personaggi “dark” protagonisti dei film di Burton, Todd a differenza dei suoi predecessori, non è capace (e caparbiamente non vuole) di intravedere alcun barlume di luce dall’abisso in cui è sprofondata la sua anima. L’assoluta volontà di vendetta non conosce misura e si alimenta persino del sangue degli innocenti abitanti di Londra che varcano la soglia del salone del barbiere di Fleet street, colpevoli secondo Todd, di essere rimasti indifferenti all’usurpazione subita da Barker. Barker ha oltrepassato l’oscuro confine diventando il mostro Sweeney Todd, che ostinatamente deciso a rincorrere la sua vendetta finisce per raggiungere e superare le crudeltà dell’odiato nemico Turpin.

Ma la spirale di violenza di Sweeney Todd, decisamente il film più sanguinario e violento mai realizzato dal regista, non muove solo il protagonista e la sua nemesi, ma è il terminale delle gesta e delle azioni degli altri protagonisti: dalla pasticcera Nellie Lovett che sfrutta la verve sanguinaria di Todd per risollevare le sorti della sua attività, sperando al contempo che fra un pasticcio di carne e uno sgozzamento fra i due possa sbocciare l’amore, fino al giovane marinaio Anthony, che innamoratosi della ritrovata Johanna, non esita a sacrificare il dottore del manicomio in cui si trova rinchiusa l’amata.

A rendere tutto fuori dall’ordinario è la scelta da parte di Burton di mantenere l’originale impronta musical come nello spettacolo teatrale da cui è tratto il film. Ma Burton fa di Sweeney Todd un musical atipico, dove non trovano spazio le consuete evoluzioni o i giochi coreografici tipici dei musical; le canzoni di Sweeney Todd esorcizzano la tragicità della vita e i suoi eventi, funzionali al divenire della storia presagiscono il sangue e l’esplosine d’orrore che incombono sulla vicenda. Attraverso le splendide interpretazioni dei protagonisti, le canzoni diffondono una funerea melodia, requiem di morte che cantano la straziante nostalgia per una felicità ormai dipartita evocando un nero futuro di dolore e violenze.

Alla riuscita del film concorrono oltre alle felici intuizioni di Burton, tre elementi: innanzitutto Johnny Depp, bravissimo a trasmettere il tormento e l’ambigua esistenza di Barker/Todd, una recitazione che infonde nel personaggio un’ombra di inquietudine, suggellata da una straordinaria prova canora che offre allo spettatore l’ennesima conferma di un talento totale. Così come si realizza appieno il talento e il lavoro di Dante Ferretti, giustamente premiato con l’oscar per le scenografie, che ricostruiscono in studio una Londra vittoriana tenebrosa e claustrofobia che appare e scompare nella buia fotografia di Dariusz Wolski, che avvolge i corpi e le costruzioni con una predominanza di toni scuri che esplodono nei contrasti, il più efficace e descrittivo di tutti col rosso del sangue che scorre copioso bucando lo schermo.


Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -