Sei all'interno di >> :.: Culture | Musica |

Suoni mediati e suoni naturali a confronto

L’insegnamento musicale a distanza in tempo di Covid-19. Interviste a Francesco Forges Davanzati, Luigi Magistrelli, Antonio Zambrini, Francesco Biraghi.
di Silvia Zambrini - sabato 21 novembre 2020 - 510 letture

JPEG - 37.9 Kb
Milano - Conservatorio musicale di Milano, in via Conservatorio

Lungo questa via una volta si sentivano gli echi degli ottoni e delle voci di soprano.

Ora non si sente nulla ma fuori da questo palazzo la didattica continua. ​ Come ci descrivono alcuni docenti di Conservatorio, i problemi tecnici di connessione, qualità acustica e tempi di scambio tra allievo e maestro, sono alla base della didattica musicale a distanza.

Ogni allievo ha una connessione diversa e diversi strumenti per accompagnarsi (pianoforte o basi su software), dunque questo crea dei problemi spesso irrisolvibili [1].

Il suono dello strumento è spesso falsato dalla non eccessiva fedeltà del collegamento internet, a meno che far preparare dagli studenti dei video ben confezionati che possono essere di migliore qualità audio, meglio giudicabili [2].

L’aspetto tecnologico, l’incostanza della qualità della linea web, incidono sull’audio e quindi sulla qualità tecnica delle lezioni [3].

Durante la lezione in presenza, il maestro conduce l’allievo attraverso gesti, parole, espressioni del viso, ottenendo risultati nell’immediato.

Una delle difficoltà è quella di intervenire in tempo reale sugli errori degli allievi perché quell’immediatezza della lezione in presenza è perduta [4].

Queste difficoltà tecniche evidenziano nei particolari quel processo di schizofonia che contraddistingue ogni suono tecnologicamente mediato (ovvero di frattura con la sua fonte originaria). Siamo abituati a sentire musica registrata ovunque, consenzienti o meno, senza distinguere la qualità di riproduzione acustica. La lezione di musica è uno dei momenti massimi di suono dal vivo che la mediazione tecnologica, seppure con ottimi apparecchi, non può sostituire.

L’impossibilità dell’interazione ritmica è il primo problema: non si possono fare vocalizzi o eseguire brani a distanza accompagnando gli allievi, a causa del ritardo nella trasmissione dei dati di qualsiasi connessione commerciale, anche la più veloce [5].

Ci sono anche dei risvolti positivi.

É possibile imbastire buoni discorsi a livello teorico che riguardano la prassi esecutiva e interpretativa visto che i giudizi prettamente tecnici sull’emissione, qualità timbrica e altro, sono alquanto problematici da esprimere [6].

Le opportunità di apprendimento attraverso la musica registrata sono infinite e possono essere utilizzate anche durante la lezione a distanza.

È possibile indirizzare gli allievi in tempo reale (anche attraverso la chat che sta sotto traccia durante la videoconferenza) verso un sito Internet che ci può interessare nel momento stesso della lezione, o verso qualche piattaforma musicale dove si può trovare un CD (tipo Spotify) o un filmato di YouTube [7].

I docenti intervistati concordano sull’impossibilità di utilizzare questo tipo di didattica indipendentemente dallo stato di emergenza.

Con la lezione a distanza lo studente ha comunque gli stimoli per non rilassarsi troppo [8].

Ma pur nella malaugurata ipotesi che l’emergenza si ripresenti, il sistema così com’è, non funziona.

Perché questo metodo venga adottato in futuro bisognerebbe eliminare le difficoltà di connessione e perfezionare il collegamento “a due vie”, in modo che si possa suonare in contemporanea con lo studente senza ritorni o effetti di accecamento del suono [9].

L’assenza di musica dal vivo nella vita culturale si aggiunge alle ristrettezze di questo periodo accademico.

Anche se la maggior parte dei miei allievi ancora pratica un’attività concertistica saltuaria, rinunciarci è un sacrificio, forse ancora più gravoso di quello relativo alla didattica, specialmente nell’ambito jazzistico in parte basato sulla pratica improvvisativa [10].

C’è una frustrazione che è poi la stessa nostra, con l’aggravante della prospettiva incerta sul proprio futuro da costruire. Mediamente gli allievi hanno affrontato questa situazione con tranquillità e coraggio, senza lasciarsi abbattere troppo [11].

Ma è proprio quando le cose vengono a mancare che si può meglio riflettere sulla loro essenza.

Che questa forzata astinenza dalle manifestazioni live possa far capire alle nuove generazioni quanto sia importante il concerto o l’evento dal vivo. Questa generazione di ventenni è cresciuta con Youtube e mille altre diavolerie che hanno allontanato il pubblico dall’evento live. Ora forse potrebbe risultare più chiaro quanto sia fondamentale il rapporto col pubblico e il fare musica hic et nunc [12].

Non poter partecipare a eventi musicali, sia come esecutori che spettatori, induce a riflettere sulla musica dal vivo anche al di fuori delle sale da concerto. Avvertire il suono puro di un flautista di strada, poter scegliere un luogo esente da musiche meccaniche, sono valori aggiunti di cui già da prima si sentiva l’esigenza (vedi Mappa interattiva).

L’impegno di docenti e allievi che, per non interrompere l’apprendimento si adattano a una mediazione tecnologica gravosa è da esempio per ogni percorso professionale, artistico e culturale, in tempi di pandemia e non solo. Prendere coscienza dell’essenzialità di suoni e musica dal vivo è da stimolo per una percezione acustica più cristallina e condivisa di quanto ci circonda.


Questo articolo è stato pubblicato anche su Fana.one.


[1] Francesco Forges Davanzati, Docente di Canto Jazz, Conservatorio F. Morlacchi, Perugia, da intervista del 15 Novembre 2020

[2] Luigi Magistrelli, docente di Clarinetto, Conservatorio G. Verdi, Milano, da intervista del 16 Novembre 2020

[3] Antonio Zambrini, docente di Pianoforte Jazz, Conservatorio G. Verdi, Milano, da intervista del 16 Novembre 2020

[4] Francesco Biraghi, docente di Chitarra, Conservatorio G. Verdi, Milano, da intervista del 15 Novembre 2020

[5] Francesco Forges Davanzati, intervista del 15 Novembre 2020

[6] Luigi Magistrelli, intervista del 16 Novembre 2020

[7] Francesco Biraghi, intervista del 15 Novembre 2020

[8] Luigi Magistrelli, intervista del 16 Novembre 2020

[9] Francesco Biraghi, intervista del 15 Novembre 2020

[10] Francesco Forges Davanzati, intervista del 15 Novembre 2020

[11] Antonio Zambrini, intervista del 16 Novembre 2020

[12] Francesco Biraghi, intervista del 15 Novembre 2020


Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -