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Suoni emergenti: intervista ai Diane and the Shell

Continuiamo il nostro viaggio alla scoperta di quelle band emergenti che si infilano nell’universo indie. Andiamo ad incontrare un altro gruppo che si muove nel particolare scacchiere catanese: i Diane and the Shell

di Tano Rizza - mercoledì 31 maggio 2006 - 4565 letture

Continuiamo il nostro viaggio alla scoperta di quelle band che si muovono alle pendici dell’Etna e si inseriscono nei panorami sonori post-rock. Gruppi emergenti che trovano, sempre spazio nella pagine del nostro giornale. In questo numero andiamo ad incontrare un altro gruppo che si muove nel particolare scacchiere catanese: i Diane and the Shell. La band ha già all’attivo un lavoro discografico, partorito nel 2004 - The red ep - e, in questo momento della loro giovane carriera musicale, stanno lavorando al secondo album. Titolo provvisorio - 30000 Feat tarantella - produttore Agostino Tilotta (Uzeda-Bellini) che è sinonimo di qualità certificata.

Il suono è di quelli che piace tanto alla scena catanese, un post-rock miscelato con atmosfere psichedeliche e melodie che sono un pugno dritto all’emotività degli ascoltatori. Non attuano particolari giri di parole, i Diane ricercano l’essenzialità della comunicazione sonora diretta. Li abbiamo ascoltati varie volte dal vivo vi assicuriamo che il palco lo tengono, e pure bene.

Pare che nel Dna delle nuove band post-rock scorri sempre< sangue catanese. Ci spiegate come mai, quando si parla di post-rock, lo sguardo và spesso il direzione Sicilia?

Credo che l’influsso di una band "storica" quali gli Uzeda abbia influenzato magari diversi ragazzini che diversi anni fa accorrevano ai loro concerti (io in primis) e che l’impegno di Indigena nel proporre live qui a Catania di band legate a certe aree musicali abbia dato i suoi frutti. E’ stato offerto un bel panorama di quella musica - chiamala indie, chiamala post ma che poi tanto post non sembrerebbe - fuori dalle righe, fuori dai canoni convenzionali che stimola magari a imbracciare una chitarra, un paio di bacchette e cominciare a sperimentare altri suoni all’interno di una sala prove...oggi, comunque, a dire il vero il ventaglio è più ampio, parlare della sola Catania mi sembra riduttivo. Potrei azzardare magari che in Sicilia per certe annose questioni di mentalità e disorganizzazioni varie è più presente un disagio e un malcontento diffuso dai giovani. Ma di tutto questo non si può che ipotizzare decine di versioni. C’è voglia di suonare e di fare "altro" musicalmente, credo sia la cosa più importante.

Ascoltando “the Red ep” ho notato che sono tante le vostre influenze. Ci spiegate in che genere vorreste inserire il vostro suono?

Il Red Ep rappresenta un ben preciso istante del gruppo. La prima differenza è che eravamo un trio mentre adesso siamo un L’EP Rosso è stato una sorta di kickstart che ci ha permesso di sviluppare meglio le nostre idee riguardo anche ai gusti di ciò che ci piace suonare. Forse più derivativo, forse "post" (per usare questa parola tanto gradita ai media), molto essenziale direi. Sicuramente ci ha fatto capire che l’utilizzo della voce non rientrava tra i nostri obiettivi.

“30000 feat Tarantella” è il titolo che dovrebbe battezzare il vostro nuovo lavoro in studio. Ci spiegate la sua etimologia?

"30.000 feet tarantella” è un disco dal sapore dolceamaro. Contiene la rara emozione che può dare il trovarsi a “ballare” su un sedile e dentro una scatoletta di metallo munita di ali, lanciata a folle velocità nel bel mezzo di una turbolenza “severa”. Contiene pensieri, ricordi ed impressioni strappate a passeggeri occasionali, persi nell’estenuante attesa in caotici terminal. Conserva tutto l’aroma dei gas di scarico di un 737. Magari non ci azzecca nulla, ma a noi fa venire in mente tutto questo."

La fortuna di muoversi nell’ambiente catanese ha un nome è un cognome: Agostino Tilotta. Come siete arrivati a farvi produrre da lui, e che genere di sistemazione ha dato al vostro suono?

Semplicemente abbiamo chiesto ad Agostino se aveva il tempo e la voglia di aiutarci a registrare il nuovo disco. Siamo andati a trovarlo al suo negozio di dischi e gli abbiamo esposto le nostre idee. La risposta è stata affermativa. Nel mentre è venuto fuori che Sacha(fonico di Bellini, Uzeda, Mashroms, ndr) si era già attrezzato di fantastici marchingegni analogici e dopo lunghe vicissitudini e ripensamenti nostri siamo riusciti a chiuderci per una settimana buona al BoxSound e dare alla luce il disco. Sacha si è impegnato a riprodurre fedelmente su nastro i nostri smanettamenti strumentali, Agostino ci ha aiutato a impostare i "suoni" e ad affinarli oltre che illuminarci con riflessioni riguardo agli arrangiamenti e a tutte le "paranoie" che avevamo sui brani. e’ stata un esperienza fantastica.

Pare che per la maggior parte delle band indie, post-rock il successo possa solo venire da fuori Europa, la consacrazione per gruppi italiani come Uzeda è avvenuta negli States. E’ un problema legato alla lobotomia della mtv-generatin, o, secondo voi, c’è la reale possibilità per un’affermazione anche in patria per una band come la vostra?

Non ho idea. Però concordo quando parli di lobotomia della mtv-generation. Aggiungerei che la "spot di telefonia cellulare" generation è un altra bella gatta da pelare. Non so, personalmente a volte penso che in Italia un gruppo strumentale atipico come il nostro abbia magari qualche difficoltà ad inserirsi anche nel circuito "indie", ma sono paranoie che lasciano il tempo che trovano...e poi polemizzare è noioso. La cosa che più ci sta a cuore è suonare, girovagare sui palchi più’ disparati. Suonare, suonare, suonare e sbevazzare qualche drink. In parole semplici : divertirsi facendo la cosa che più ci piace.


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