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Sulle strade della legalità

Venne al mondo il 18 maggio 1939 a Palermo in via Castrofilippo nel quartiere della Kalsa, lo stesso di Paolo Borsellino e di molti ragazzi futuri mafiosi come Tommaso Buscetta.
di Piero Buscemi - martedì 4 dicembre 2018 - 523 letture

"Venne al mondo il 18 maggio 1939 a Palermo in via Castrofilippo nel quartiere della Kalsa, lo stesso di Paolo Borsellino e di molti ragazzi futuri mafiosi come Tommaso Buscetta". Recita così un passo contenuto sulla biografia curata da Wikipedia. Sembra il soggetto per una sceneggiatura cinematografica e, forse, la vita di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino è stata veramente un film dentro il quale, abbiamo avuto la fortuna di partecipare come figuranti. Un maggior senso di legalità e una diversa coscienza generale, forse avrebbero scritto un finale diverso, ma si sa, la sensibilità verso gli orrori e i soprusi del quotidiano, nascono e si sviluppano solo davanti alle grandi tragedie che sfiorano le nostre case.

A proposito di case, fa ancora un effetto strano ritrovarsi nei pressi del quartiere della Kalsa, a Palermo, davanti un immenso spazio aperto, ricoperto oggi di un prato innaturale, che a stento riesce ancora a mostrare i resti della casa dove visse da bambino il giudice Giovanni Falcone. Ci si sofferma su una stele descrittiva della ricostruzione storica di un’importante infanzia della nostra società, del nostro modo di pensare, di quanto avremmo dovuto fare e di quanto dovremmo provare a fare nel futuro.

Nessuna protezione su quei resti della casa familiare dei Falcone, distrutta durante la Seconda Guerra e riscoperta nel 1959. Si possono vedere le generazioni moderne invadere il luogo, calpestare quel prato bizzarro e concedere ai cani a seguito di rincorrere un pezzo di legno lanciato, oltre a trovare l’angolo giusto dove defecare. Un rispetto diverso, forse dovuto alla posizione più coperta e nascosta, lo si può riscontrare nella viuzza che ospita la casa natale, nonché antica farmacia, di Paolo Borsellino.

I due "monumenti" non sono molto distanti e la vicina e suggestiva Chiesa di Santa Maria dello Spasimo, contribuisce a rendere il quartiere un luogo dove soffermarsi a riflettere, immergendosi tra i resti di due differenti passati, il più antico aragonese a simbologia di un altro dominio sulle vite dei siciliani, e quello più attuale dei due giudici a combattere fino alla morte un dominio culturale e di violenza, diventato nel frattempo, universale.

Sarà quel silenzio che, attorno a questo scomodo argomento, ha creato una sorta di amnesia di circostanza, che rende questi luoghi come elementi astratti degli anni che stiamo vivendo. La politica, a più livelli, preferisce non parlarne, come se l’infiltrazione della mafia negli apparati dello stato e degli enti locali, appartenessero alla preistoria. Ogni tanto, ci ricordiamo di tutto questo, quando un giornalista viene minacciato o, in maniera più ludica, viene promosso un filmtv che, spesso, da un’immagine più di esaltazione di un certo modo di vivere parassitario alle spalle della società civile, piuttosto che una condanna e un messaggio di sensibilità, che sarebbero più consoni in questi frangenti.

Di recente, anche sulle nostre pagine, abbiamo citato le dichiarazioni di Libera, a bocca di Don Ciotti, sulla scarsa o errata percezione del fenomeno. Uno studio condotto dall’associazione ha evidenziato come, attraverso un questionario distribuito a 10mila persone, da Nord a Sud, quanta distrazione ci sia sui temi della lotta ai clan. Solo il 38 per cento degli intervistati, secondo questo studio, ha consapevolezza dell’attuale pericolosità dei padrini. E, addirittura, solo l’8,5 per cento sostiene che la mafia esista anche nel resto d’Italia. Per la maggior parte degli intervistati, resta un problema esclusivo delle regioni meridionali.

Proponiamo ai nostri lettori le immagini che abbiamo catturato di recente per le strade di Palermo, volontariamente scattate in bianco e nero. Il colore, metafora di una rinnovata attenzione sul peso etico e politico che il fenomeno mafioso ricade sulle vite di tutti, lo lasciamo ai nostri governanti, locali e centrali, e a tutti quelli che rivestono anche il più piccolo ed insignificante ruolo all’interno delle nostre amministrazioni.

Riflettere sul fatto che, un sindaco venga sospeso per corruzione sulla gestione della gare d’appalto alla gestione delle funivie dell’Etna, su un altro gruppo di dipendenti che timbra il cartellino per poi uscire dal luogo di lavoro per adempiere ad obblighi privati, su un qualsiasi cittadino che, non condividendo le attuali normative fiscali, si rivolge a consulenti finanziari per scoprire vie di fuga a scapito di onesti contribuenti. Si, riflettere su questi semplici esempi, ed altri se ne potrebbero aggiungere, è il minimo dovere di ognuno di noi, dal più semplice cittadino alla più alta carica dello Stato.

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Resti casa natale Giovanni Falcone
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Striscione in memoria di Falcone e Borsellino
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Antica Farmacia Borsellino
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Murales palazzo nel quartiere Kalsa


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