02.12.08 Considerazioni miste e male organizzate di una mezzanotte invernale e fredda
02.12.08 Considerazioni miste e male organizzate di una mezzanotte invernale e fredda.
Stasera sono stata spettatrice del documentario sulla strage della Tyssen Krupp che "celebra" il suo primo anniversario. A casa inizio a riflettere su questa sporca faccenda ...mi vengono in mente una serie di preveggenze fatte da alcuni studiosi d’inizio secolo, nel periodo della seconda rivoluzione industriale il periodo in cui si sente parlare per la prima volta di classi sociali, del plusvalore, del valore di un comunismo degli operai, diverso da quello degli intellettuali…più vero perché vissuto sulla loro pelle e della fine che avrebbe fatto anche il capitale all’interno di questo ‘gioco’ di interessi e classi sociali. “[…] secondo la concezione di Marx, le contraddizioni internazionali del capitalismo avrebbero portato alla concentrazione della proprietà, ad una crescita smisurata del proletariato disoccupato e sottopagato e infine a una crisi di tali dimensioni che l’unico modo per uscirne sarebbe stato l’abolizione del sistema della proprietà privata.”1 Quest’ultima considerazione che l’autore del testo di sociologia teneva a precisare, non si era “finora” verificata, sta accadendo proprio in questi anni. Quest’esaustiva profezia del ‘te l’avevo detto’ non può giustificare la realtà di tante persone comuni che vivono quotidianamente la disperazione, per aver perso una persona cara che è andata a ‘lavoro’ e non è più tornata. Questa preoccupazione appartiene ai paesi in stato di guerra. Pensavo alla condizione degli operai che non hanno avuto la fortuna ed il sostegno per realizzare un modo diverso di lavorare, per non morire...così muoiono adesso, a poco a poco...anche da vivi. Stasera ho ascoltato la storia di un operaio, dopo aver visto il documentario, nel quale si raccontava da sopravvissuto. Mi ha colpito, alla fine della proiezione, un episodio che lo ha visto protagonista. Non è un racconto edificante, ma è la realtà e sappiamo tutti quanto può non essere tale. L’operaio, collega dei sette morti nell’incendio racconta che è stato raggiunto un accordo tra i sindacati e i dirigenti dello stabilimento; in base all’accordo, gli operai che hanno lasciato lo stabilimento hanno dovuto sottoscrivere una liquidazione cospicua che nello stesso tempo poneva il veto di costituirsi parte civile. Colleghi ed operai sono stati costretti a dolorosi compromessi perché sottomessi ad esigenze di vita quotidiana. C’è ancora una parte che decide come deve vivere o deve morire un’altra parte. Ancor di più il rimorso di non poter lottare per un sogno di giustizia, perché il pane quotidiano e la sopravvivenza incombono. Del resto, viviamo in un paese attento al presente e con visioni miopi, se non cieche, sulla possibilità di tutti di coltivare un sogno, di lottare per realizzarlo, si trattasse pure di realizzare se stessi. Non dipende dalla ricchezza o dalla povertà, ma dalla libertà di sognare senza dare anche a questo un prezzo, anziché un valore. Le mie riflessioni si approfondiscono attraverso le parole durissime di una poesia di Pablo Neruda. Il poeta ‘del popolo e delle donne’. Questa poesia è morbida perché è umana, è dura perché parla della vita e della morte di una persona che continua ad esistere. La vita si trova nella consapevolezza che vivere ’richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare’2. Dentro questa frase c’è anche la felicità, il rischiare la certezza per l’incertezza, per inseguire un sogno; dentro questa poesia c’è la distanza tra l’uomo libero in divenire e l’uomo di oggi, come scriveva in altri tempi e contesti un nostro sopravvissuto suicida, ‘che lotta per mezzo pane che muore per un si o per un no.’3, nel nostro paese, in questo momento storico. Queste parole mi colpiscono come individuo che nella quotidianità diventa il paese che descrivo e dimentica la differenza sostanziale tra il valore di un sogno ed il prezzo che ‘naturalmente’ gli si dà. Dimenticando il valore intrinseco di realizzare me stesso, divento una parte di quel paese che osserva senza vedere. D’altra parte, guardando ancora alla vita di questi operai morti sul lavoro, non posso che scorgere la lotta quotidiana per realizzare quel sogno, ad ogni costo, con ogni sacrificio, in un paese come il nostro, in un tempo in cui la pace dovrebbe essere la complice migliore. Ci sono paesi che hanno guardato in faccia la miseria, lo svilimento umano, non morale, umano, e sono risorti, risoluti e con chiarezza determinati verso una direzione, il benessere di ogni individuo, perché il valore di ogni individuo. Questi paesi partecipano della depressione mondiale, con la dignità di lottare dentro un problema comune. La stessa cosa non penso si possa dire per il nostro paese che giustifica la propria condizione ‘disumanizzata, mediaticamente lobotomizzata e umanamente povera’ dentro un calderone di ben più grossi e seri problemi internazionali. Purtroppo la cartina di tornasole di questa realtà è riflessa da queste stragi sul lavoro, lavoro che è il punto fondante e fondamentale dell’esistenza dell’uomo nella società.
Rosalba Cancelliere