Come un’onda divoratrice dell’asfalto e delle zone di libero parcheggio si sono progressivamente estese dapprima dai centri urbani e poi sino alle estreme periferie e nei luoghi di maggiore affluenza e sosta delle autovetture.
Strisce blu nei pressi di ospedale e cimitero. Insensibile sfruttamento del dolore e della sofferenza a fine di lucro da parte di alcune amministrazioni comunali.
Le famigerate “strisce blu” sono ormai onnipresenti nella vita quotidiana di gran parte dei cittadini italiani abituati a vedersele inesorabilmente dipinte in ogni carreggiata e nelle zone di sosta.
Come un’onda divoratrice dell’asfalto e delle zone di libero parcheggio si sono progressivamente estese dapprima dai centri urbani e poi sino alle estreme periferie e nei luoghi di maggiore affluenza e sosta delle autovetture, perché viste, non a caso, come strumento di approviggionamento di un balzello utile a rimpinguare le esangui casse degli enti locali più vicini ai cittadini: i comuni.
La metodicità con la quale sono state giustificate quale strumento necessario per l’utilizzo di mezzi alternativi alle automobili, è stata pari alla scrupolosità con la quale sono state poste ovunque, così come chi non avendo alcuno scrupolo è riuscito e riesce con latente insensibilità a sfruttare il dolore e la sofferenza umana per qualche euro in più per il bilancio comunale: è il caso di quelle amministrazioni comunali che hanno scelto di segnare di blu le zone a parcheggio antistanti i cimiteri, ospedali e luoghi di cura.
Tale scelta, come è noto, è stata adottata anche dall’amministrazione comunale di Lecce ed ormai da tempo è vista come una normale abitudine da parte dei leccesi, perché quello che abbiamo definito “sfruttamento” del dolore, passa proprio sulla pelle e sulle tasche di quei cittadini, spesso con problemi di deambulazione, che presi e scossi nel profondo dal proprio dolore o per quello dei propri cari sono costretti a parcheggiare l’auto tralasciando inevitabilmente il pensiero di quanto sia odiosa tale prassi.