Marino Bocchi insegna Italiano e Storia all’Istituto professionale C. Cattaneo di Modena. Per Fuoriregistro ha scritto una intensa riflessione sul giorno della memoria. Marino mi ha autorizzato a pubblicarla anche sull’Ombra d’Argo; lo ringrazio per questo. Le sue parole criticano una memoria selettiva e quindi strumentale, chiedendo –invece- una memoria plurale, integra.
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Non se ne può più con questa pagliacciata del giorno della memoria. Memoria di che? Di un giorno d’inverno del ‘45 in cui una pattuglia a cavallo dell’Armata Rossa entrò ad Auschwitz e vide stracci
striscianti nella neve, torrette vuote, perché le SS se n’erano andate con i deportati sani, per farli crepare lungo l’inverno di freddo, fame e gelo, verso una Germania distrutta. Lo sapevano gli alleati che i nazi stavano sterminando milioni di persone. Per ragioni strategiche, di tattica militare, finsero di non leggere le foto scattate dagli aerei. Per poi riconoscere, dopo 62 anni, che sì, lo sapevano, come ha ammesso il devoto cristiano Bush qualche giorno fa in Israele.
Non se ne può più di questa memoria a tratti, che rammemora la Shoah e si scorda degli armeni, degli indios massacrati dai re cattolici, di Beziers distrutta e violentata, le donne, i bambini, i “puri” catari, da Simone di Monfort, uno dei tanti avventurieri sanguinari al servizio della Chiesa. E gli zingari? E gli omosessuali? E gli infiniti genocidi perpetrati dall’idolatria, dal fanatismo e dal capitalismo?
Facciamo di ogni giorno un giorno della memoria. Sarà il migliore omaggio che noi “salvati” renderemo ai “sommersi” di ogni strage dimenticata Facciamo una giornata della memoria per quel giovane operaio dei cantieri navali che l’altro giorno è morto a Marghera mentre si stava calando nella stiva per salvare il suo compagno rimasto imprigionato dal gas. Facciamo una giornata della memoria per tutti i lavoratori, italiani e stranieri, che ogni giorno vengono assassinati dal Profitto. Sarebbe anche un buon modo, l’unico modo onesto, sincero, di ricordare e piangere i 6 milioni di morti ebrei.
Oso pensare, pensate la sfacciataggine, che il mio adorato Primo Levi sarebbe d’accordo con me. Fatevela da voi la giornata della vostra memoria, fra tante giornate di normale e quotidiano abominio. Io da anni mi rifiuto di celebrarla.
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