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La Ragusa-Catania si farà. Delle altre strade disastrate siciliane, prima o poi, si tornerà a parlare
di Piero Buscemi - mercoledì 27 novembre 2019 - 647 letture

Qualche anno fa, durante la lunga dinastia del Cavaliere, al pensiero su come rilanciare l’economia turistica siciliana, un ministro di quel governo, per normalizzare il collegamento tra l’aeroporto di Catania e la città di Siracusa che, in quegli anni era sorretto sulla vecchia Strada Statale 114, propose la realizzazione di un nuovo aeroporto a ridosso della città aretusea.

Dovremmo essere abituati a queste "soluzioni" politiche che caratterizzano la storia del nostro Paese sulla gestione delle infrastrutture, ma i nostri governanti hanno la capacità di sorprenderci sempre, anche quando crediamo che sull’argomento non ci sia più niente da aggiungere.

Siamo stati spinti a soffermarci su queste considerazioni dopo le dichiarazioni del mondo politico sulla realizzazione in Sicilia dell’autostrada Ragusa-Catania. La pratica è al vaglio del vice ministro alle Infrastrutture Giancarlo Cancelleri e nelle prossime settimane sono previsti diversi incontri che definiranno i finanziamenti per la messa in opera, dove sono coinvolti l’Anas e la Regione Sicilia. Secondo le previsioni, definiti i dettagli burocratici, i primi cantieri dovrebbero essere messi in moto tra due anni e mezzo.

Sarà interessante avere la sufficiente memoria storica nell’approssimarsi della data prevista di inizio lavori per verificare quanto troverà riscontro dai discorsi di questi giorni. Di sicuro, avremo il tempo per ritornare sull’argomento, tra probabili smentite e deviazioni sul progetto iniziale, come è consuetudine che si verifichi in queste situazioni.

Quello che è ancora più sicuro, è l’incertezza di come si svilupperanno le questioni in sospeso e in merito alle altre vie di comunicazione dell’isola che, il progetto della Ragusa-Catania, ogni tanto riesce a far dimenticare o ad allontanare dall’attenzione dei siciliani.

Non ci vuole molto per addentrarsi in questo genere di problematiche che interessano la viabilità e le vie di comunicazione tra un luogo ed un altro della Sicilia. Nel momento in cui, poi, ci si sofferma, magari affrontando una di queste vie di transito, che più di un dubbio spinge prepotentemente sulla diffidenza generale nell’apprendere l’apertura di nuovi cantieri.

La Sicilia è famosa per l’infausto record di strade che si portano dietro da anni l’aberrante nomignolo di "strada della morte". La stessa ragusana, o 194 se preferite, è stata recentemente protagonista di episodi drammatici a causa di incidenti stradali. L’autostrada A18 ad esempio, la Messina-Catania per intenderci, oltre ad aver provocato diverse vittime, è conosciuta a livello mondiale per la nota frana, avvenuta all’altezza di Letojanni in direzione del capoluogo etneo che quest’anno ha celebrato l’ironico anniversario dei quattro anni da quando si è verificata e che, ad oggi, a parte diverse cifre ballerine su probabili finanziamenti per la sua rimozione, è solo un’altra vergognosa immagine da mostrare ai turisti.

Girodivite si è occupata in varie occasioni della Siracusa-Gela, che del nome porta solo la mistica speranza di un futuro effettivo collegamento tra le due località, dovendo più volte constatare un andamento a rilento dei lavori, tanto che dal 2008, anno in cui furono inaugurati i 30 chilometri aggiunti al vecchio progetto che risale al 1983, allungando il percorso da Cassibile a Rosolini passando per Noto, di fatto solo la vecchia statale ha subito dei stravolgimenti che sarebbero dovuti servire per il completamento dell’autostrada.

La Palermo-Messina, ossia la A20, è un altro esempio di edilizia viaria creativa, dalle sue chilometriche gallerie al suo asfalto ondulante fino ad un numero imprecisato di cantieri che si aprono e difficilmente si chiudono. Anche questa autostrada merita il suo posto apicale nel libro dei primati per il suo numero infinito di inaugurazioni. Senza considerare i suoi 175 km al costo di 10 euro.

Anche la Palermo-Catania, la mitica A19 ha i suoi vanti da mettere sul tavolo. Futuristica, dopo i finanziamenti per 20 milioni di euro per renderla digitale, deve far fronte ancora sulla viabilità condizionata in negativo del viadotto Himera, crollato anch’esso quattro anni fa. Poi la A19 può far valere gli storici restringimenti di Ponte Cinque Archi e sul viadotto Irosa, all’altezza di Resuttano. In compenso, almeno per ora, l’autostrada non prevede pedaggi a pagamento.

Si potrebbero elencare un’infinità di collegamenti terrestri tra le varie località siciliane che meriterebbero maggiore attenzione e delle risposte più definitive e, senza alcun dubbio, si rischierebbe in ogni caso di dimenticarne sempre qualcuno. Accennare alla situazione delle statali, comporterebbe il rischio di non avere spazio sufficiente solo a contenere i nomi delle strade, tra frane, interruzioni, sensi unici alternati.

Ci limitiamo quindi, più che ad ammonire l’attenzione e la prosopopea dei politici di turno sempre pronti a proporre le ennesime opere di prioritaria importanza, ad auspicare che la metafora del paventato aeroporto siracusano di inizio articolo, non diventi la regola fissa per la soluzioni di viabilità e di collegamento tra le varie località siciliane, spesso ad impronta turistica. Quanto meno per evitare di essere costretti a parcheggiare l’aereo sotto casa.


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