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Stefano Rodotà RIP



sabato 24 giugno 2017 , Inviato da Sergej - 592 letture

Stefano Rodotà, morto il 23 giugno 2017, era un calabrese limpido e con la schiena dritta. Si è occupato di diritto, di questioni fondamentali come i diritti collettivi e degli individui. Uno che volava alto. Tanto alto che la politica italiana non l’ha voluto, e tra un presidente qualsiasi e lui ha preferito rieleggere Giorgio Napolitano: era il 2013, e il Movimento 5 Stelle puntò sul suo nome, aggregando la sinistra (allora sotto la sigla di SEL) e il partito centrista (PD). Le cose andarono diversamente.

Noi abbiamo seguito Rodotà in tutte le sue battaglie civili. Rodotà aveva il dono della parola limpida e chiara. Lo abbiamo seguito, e siamo stati dalla sua parte, anche nella sua attenzione - lui che proveniva da un’altra Era - per il mondo digitale, la "rivoluzione informatica" su cui lui poneva la necessità di una Carta di principi, democratica e sovranazionale - contro il pericolo di imbarbarimento, le appropriazioni delle multinazionali, e le repressioni di Governi e fascismi di vario colore.

Quando muore uno "famoso", proliferano i necrologi e i coccodrilli. La gente legge incuriosita i coccodrilli che rivelano particolari magari piccanti della vita del divo di turno, poi tutto è dimenticato, è il "consumo dei morti" con cui la nostra società votata all’eterno presente cancella dal proprio orizzonte la morte. Ci sono poi figure veramente importanti come quella di Berlinguer, Ingrao, Rodotà che non possono essere esaurite nella facilità del dimenticatoio ma che esigono non solo rispetto, ma soprattutto che la loro esemplarità - di persone prima che di intellettuali e di politici - possa continuare ad "agire" in tutti noi, nella nostra azione quotidiana e nei nostri studi. Rodotà è stata una di queste figure, lunari e aliene rispetto al secolo che subiamo, ma importanti, essenziali per tutti noi.



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