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Stefano Benni: poesia in sedici note

Sedici. Come sedici sono le “battute” di questi strani personaggi, che vagano negli oscuri meandri di una città inerte, che parlano di loro, dell’amore, degli altri...
di Charl - sabato 13 ottobre 2007 - 5739 letture

Avete presente il ritmo delle parole in un verso? le virgole, gli spazi, i punti e a capo? Avete presente la parola che vi tocca l’anima? capace di farvi sentire un odore, un sapore, un suono? Avete presente la parola che sa essere dolore, sentimento puro? la parola che urla e tace?

Alcuni versi ti ronzano nel cervello e una volta letti sono tuoi per sempre... a volte ti galleggiano in testa per giorni interi, continuamente, diventando una dolce nenia, un motivetto incessante, una splendida ossessione. Dolci e amari come un blues. Un “blues in sedici”. Quello di Stefano Benni. Sedici. Come sedici sono le “battute” di questi strani personaggi, che vagano negli oscuri meandri di una città inerte, che parlano di loro, dell’amore, degli altri. Che parlano tra loro, con loro stessi e con te che stai lì a leggere attento. Senza perdere nemmeno una parola di queste cinquantotto pagine di Poesia. Una poesia ricercata e semplice al tempo stesso,una poesia che ti stupisce con le sue immagini forti, una poesia capace di esprimere ciò che non diresti mai, quella poesia che passa sotto i banchi mentre leggi Leopardi. Ed è forte, sgorga da ogni cosa, risorge superba dalle macerie di un mondo fatto di palazzi che nascono come funghi, in città uguali tra loro,nella sala giochi con i suoi guerrieri che si muovono tra freon e fibre ottiche.

Il tutto mentre un teschio aspetta il suo killer sognando Hollywood,mentre il killer affila la lama nel sedile posteriore dell’auto,mentre un indovino cieco sa già tutto. E il figlio parla con il padre,il padre parla con Dio,la madre ricorda i vent’anni, l’ebbrezza, la passione. E Lisa, che cammina ad occhi chiusi sognando la riva del mare…

La poesia sta lì. Tra le loro paure, tra le loro follie in rima, nel “silenzio che separa le parole”. E’lì. Basta saperla cogliere. E ascoltare.

[…]”io vorrei non essere mai nata
e vorrei essere vecchia
come ciò che so del mondo
dormire tra le tue braccia
sentirti parlare
di tuo padre, per ore
e vorrei lasciarti solo
con la moto in fiamme
sull’asfalto striato
bere il tuo sangue dal mignolo
succhiarti il cazzo
fredda come in un film
e mostrarlo alle amiche
e vorrei che scrivessi
di me su tutti i muri”[…]
S.Benni

(questa dovevo riportarla perché è bellissima!)

“Blues in sedici” ballata della città dolente, Stefano Benni,Feltrinelli, 4,65 euro, pp.58.


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