Questo strumento prevede una serie di diritti tra cui: albo delle associazioni, diritto di udienza libero (diverso dai giorni destinati al ricevimento del pubblico), istanze, petizioni, referendum e non ultima la consultazione popolare.
Chi conosce cosa contiene lo statuto comunale cittadino approvato nel lontano ’95? In pochi conoscono l’argomento, seppure di pubblica utilità, e per venire incontro a questa mancanza collettiva, abbiamo intervistato Mirko Viola, rappresentante del comitato “ Noi Decidiamo” il quale da diversi anni è impegnato in una battaglia continua e costante in favore dell’applicazione di questo misterioso, quanto prezioso, statuto comunale etneo.
Cosa prevede, in sintesi, lo statuto comunale approvato nel 1995?
Lo statuto in questione prevede delle regole per organizzare i rapporti tra Comune e cittadini. Di grande interesse è l’articolo quarto dello statuto che prevede l’istituto partecipativo di tutti i cittadini affinchè tutti i catanesi possano incidere in modo vincolante sulle scelte della città.
Questo strumento prevede una serie di diritti tra cui: albo delle associazioni, diritto di udienza libero (diverso dai giorni destinati al ricevimento del pubblico), istanze, petizioni, referendum e non ultima la consultazione popolare (anche telematica) in cui i cittadini catanesi vengono interpellati su questioni di interesse collettivo.
Da notare la triplice tipologia dei referendum previsti: consultivi, propositivi e abrogativi i cui risultati sono vincolanti per l’amministrazione
Qual è l’azione intrapresa dal comitato “Noi Decidiamo” e i prossimi obiettivi in agenda?
Solo nel 2007 la società civile scopre il prezioso titolo quarto e provvede a redigere il regolamento. Successivamente raccogliamo le firme (850 in totale) e nel marzo del 2009 depositiamo in Comune la petizione.
Quindici giorni dopo verrà indetta la conferenza dei capigruppo e invitato il gruppo consiliare. I futuri obiettivi che ci poniamo è l’immediata calendarizzazione del prossimo Consiglio comunale che dovrebbe essere mercoledì 20 ottobre, in cui auspichiamo la presenza del numero legale e la massima partecipazione da parte di tutti.
Cosa hanno fatto le diverse amministrazioni cittadine, dal ’95 ad oggi in favore dell’applicazione dello statuto?
Niente. Da evidenziare solo l’applicazione durante questa ultima amministrazione del consigliere aggiunto, previsto dall’articolo 10 con la nomina di consigliere ulteriore. Questo soggetto rappresenta le comunità straniere ma è privo del diritto di voto. Per il resto si registrano 15 anni di evasione dello statuto.
Avete trovato maggiore comprensione nel centrodestra, nel centrosinistra e se si da quali esponenti politici?
E’ nostra intenzione mantenerci sempre a distanza dalla politica. Il consigliere del Pd Sarò D’Agata è stato fin dall’inizio attento a questa tematica e altrettanta sensibilità abbiamo riscontrato nel presidente del Consiglio comunale Consoli (ha provveduto a indire la conferenza dei capigruppo e la successiva calendarizzazione), nel sindaco Stancanelli e nel gruppo de La Destra di Nello Musumeci. Per il resto c’è stata molta indifferenza al problema.
Il 22 maggio ha esposto la questione dello statuto agli Stati Generali di Catania. Come è stato accolto il suo intervento?
Ho notato apprezzamento. Anche il sindaco si è espresso favorevolmente, ma si pongono, ripetutamente i soliti problemi di bilancio che intaccano l’applicazione di istituti importanti per la cittadinanza quale quello della partecipazione.