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Statue

di Sergej - lunedì 22 giugno 2020 - 396 letture

Ognuno di noi è un insieme di tante cose, cose giuste e cose sbagliate. Che siano giuste o sbagliate spesso lo sappiamo solo dopo. Si dice: “maturando”, con l’ “esperienza”, ovvero dopo che abbiamo sbattuto il naso tante di quelle volte che dobbiamo convincerci che forse c’è qualcosa che non va. Così, nel corso della nostra vita facciamo cose diverse, che “dopo” cerchiamo di giustificare, ammorbidire, accampare motivazioni postume (inesistenti sul momento) ecc_. E poi moriamo. E dopo, delle cose fatte, o scritte, o causate nella risonanza degli altri, non possiamo più farci nulla. Non possiamo più revisionarle. I posteri, se vogliono, possono scegliere: ricordare le cose positive o ricordare le cose negative. I posteri giudicano, anno dopo anno in maniera diversa. Ciò che viene giudicato sbagliato in un’epoca viene giudicato giusto in un’altra ecc_. per alcuni è giusta, per altri sbagliata…

Nella retorica dell’uso del passato, si sceglie allora di sottolineare solo ciò che è funzionale agli interessi e alle necessità politiche dell’oggi. Del passato si prende solo ciò che fa comodo. C’è sempre un uso politico del passato, da parte del presente.

Per questo si continuano a abbattere statue, ed ad ergerne di nuove. Per uno storico l’abbattimento delle statue è solo la successione di un paradigma ad un altro, il segno che è mutato un regime (politico e culturale). Io appartengo a una generazione che ha sempre sospettato della retorica. Abbiamo sempre detto: povero quel Paese che ha bisogno di eroi. Probabilmente abbiamo solo sostituito una retorica roboante con un’altra retorica - interiore e minimalista. Non si sfugge alla retorica. Ma le differenze esistono e qualcosa significano.

Oggi sui giornali leggiamo che negli Stati Uniti stanno abbattendo alcune statue. Orde di assatanati, dicono. Musei pusillanimi (la statua di Roosevelt davanti al Museo di storia naturale di New York) [1]. Essendo gli Stati Uniti il centro del dominio Occidentale, il movimento tende a dilagare anche in Europa [2]. Chi di abbattimento di statue ferisce, di abbattimento di statue perisce - si direbbe: noi ci ricordiamo l’abbattimento delle grandi statue di Saddam Hussein all’indomani della guerra in Irak. Ma ricordiamo anche gli abbattimenti di statue nell’Europa dell’Est all’indomani dell’abbattimento del muro di Berlino ecc_. Chi vive a Catania ha tutti i giorni davanti le statue borboniche di villa Pacini e davanti Palazzo Biscari decapitate nel 1860 [3]. È nella memoria collettiva dei più anziani il moto liberatorio all’indomani della fine del fascismo con relativo abbattimento di statue fasciste. I più colti ricordano lo sfregio fanatico (o goliardico?) ma comunque preso come offesa al sacro e alla città, attribuito ad Andocide nell’Atene di Socrate [4] - da cui tutta questa storia, per noi occidentali, ha inizio. Per non parlare dei nasi rotti della statuaria egiziana, i grandi Buddha di Bamiyan [5] ecc_.

Per andare avanti l’umanità probabilmente ha bisogno di poter viaggiare con un giusto peso, e spesso un regime tende a sovraccaricare (di statue) i propri cittadini. Che al cambio di regime, come si fa con il cambio stagione con vestiti vecchi e cose che non servono più, se ne disfanno. Beato quel popolo che non ha bisogno di statue per ricordare chi sono i governanti e quali sono i “valori” che debbono essere seguiti. E beato quel popolo che riesce a guardare con pietas al passato, e a se stessi quando diverranno passato e a vivere una vita leale e trasparente - con se stessi certo, e con gli altri.

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Il naso rotto della Sfinge - Foto originaria di Vulcano - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=7186308

[1] vedi: Il Post.

[2] In Italia si è partiti con Montanelli: leggi ad esempio questo articolo su Internazionale.

[3] vedi online a partire da: un articolo di Valentina Friscia.

[4] Leggi: La lista di Andocide / Luciano Canfora. - Palerrmo : Sellerio, 1998. - (La memoria ; 415).

[5] Per rinfrescare la memoria, parti da Wikipedia.


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