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Stabilimenti balneari in agitazione

I clienti dei 30 mila stabilimenti balneari, che occupano poco più di un milione di addetti, dovranno aspettare le 11 del mattino per potersi riparare da solleone.
di Giovanni Greco - martedì 24 luglio 2012 - 2362 letture

Il prossimo tre agosto i balneari di tutta Italia incroceranno gli ombrelloni in segno di protesta per manifestare contro il silenzio del Governo riguardo ai problemi della categoria”; è quanto fa sapere il SIB (Sindacato italiano balneari).

I clienti dei 30 mila stabilimenti balneari, che occupano poco più di un milione di addetti, dovranno aspettare le 11 del mattino per potersi riparare da solleone, fino a quando cioè i gestori riprenderanno la normale attività dopo aver reso note le motivazioni del fermo, (saranno regolarmente garantiti i servizi di salvataggio).

In particolare – prosegue il SIB - la protesta mira a dire no alle aste degli stabilimenti balneari previste dall’Unione Europea a partire dal primo gennaio 2016”.

Le Organizzazioni di categoria (SIB – Confcommercio, FIBA – Confesercenti, CNA – Balneatori e Assobalneari Italia – Confindustria) chiedono all’Esecutivo la riapertura del tavolo di confronto per redigere un documento condiviso con le misure da mettere in campo per superare la condizione di difficoltà che sta paralizzando il settore balneare già fortemente provato dagli effetti della crisi economica.

E la protesta rischia di protrarsi oltre il 3 agosto. “Se non avremo risposte soddisfacenti– afferma, infatti, Graziano Giannessi vicepresidente vicario del S.I.B. Sindacato Italiano Balneari – siamo pronti a continuare anche nei mesi invernali nelle piazze delle grandi città”.

Protesta che peserà, come sempre, sugli italiani che escono malconci dai recenti provvedimenti legislativi (rincari delle utenze domestiche, di trasporto e Imu).

Non a caso, secondo Lamberto Santini, presidente dell’Adoc “sarà un’estate nera per il turismo, solo quattro italiani su dieci andranno in vacanza e la maggior parte di questi opterà per viaggi brevi e economici”. E chi resta dovrà fare i conti con lo sciopero degli stabilimenti balneari.

"Una vera vergogna nazionale - dichiara Pietro Giordano, segretario Generale Adiconsum - lo pseudo-sciopero dichiarato dalle Associazioni imprenditoriali degli stabilimenti balneari, che con un’ipocrisia mai vista chiedono il supporto delle Istituzioni che da anni sfruttano e che riguarda poche ore della giornata, quelle di minor afflusso dei bagnanti. Fortunatamente - continua Giordano - la categoria ha anche un’imprenditoria sana che rispetta le leggi e che non opera oltre ed in dispregio di esse".

Imprenditoria che ha realizzato in alcune zone del Paese lo sviluppo di un turismo balneare quale quello della costiera adriatica rispettosa dei diritti dei consumatori quali, solo per fare pochi esempi: la fruizione dei cinque metri di spiaggia libera dalla battigia, senza tasse di accesso; il diritto di passeggiare e di godere di suolo pubblico in prossimità della battigia senza che ciò sia impedito da reti, da muri, da ombrelloni, fuori legge;la possibilità di godere di una bibita fresca senza dover pagare un ticket per accedere al bar dello stabilimento balneare.

Non è più sopportabile che intere zone di demanio pubblico vengano – aggiunge il segretario di Adiconsum‘sequestrate’, in violazione delle leggi vigenti, per decenni e che su tale suolo pubblico si realizzino strutture non removibili dedicate a ristoranti, discoteche, ecc. che nulla hanno a che fare con la destinazione d’uso prevista dalle leggi".

E ancora: “Non è possibile che le concessioni demaniali pubbliche non vengano messe a bando per decenni, realizzando una sorta di ‘casta’ irremovibile che con qualche migliaio di euro produce redditi enormi che come dimostrano le cronache passate e speriamo non future, spesso evadono le tasse e la contribuzione previdenziale ed assistenziale dei tanti dipendenti stagionali, costretti a subire tali angherie”.

Un attacco senza precedenti a quella che viene definita una vera e propria “casta” colpevole di violare il “diritto alla balneazione ed a godere di una giornata di mare senza costi enormi è un diritto che va rispettato in un Paese civile”.

In realtà sempre appare sempre più difficile trovare un angolo libero dove poter prendere il sole. Ogni anno chilometri di suolo pubblico sono inaccessibile ai consumatori che non possono permettersi la spesa di decine di euro perché ostruite da muri, recinzioni e barriere, che impediscono l’accesso ad una striscia di spiaggia, così come previsto dalle leggi. A questo bisogna porre un freno.


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