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Spider-Man 3


Un film di Sam Raimi. Con Tobey Maguire, Thomas Haden Church, Topher Grace, Kirsten Dunst, James Franco, Bryce Dallas Howard, James Cromwell, Rosemary Harris e Bruce Campbell.
mercoledì 16 maggio 2007, di Antonio Cavallaro - 1659 letture

D’altronde ce lo dovevamo aspettare, il terzo Spider-Man non è per niente all’altezza dei precedenti, già era stata una bella sorpresa che il secondo non fosse inferiore al primo. C’è poco o quasi niente da salvare in questo ultimo film dell’Uomo Ragno.

L’amore, la famiglia, il perdono sono i temi attorno ai quali si dipana la vicenda. La caduta di Peter Parker nel proprio lato oscuro, annunciata come il cardine di questo terzo episodio, non è poi così abissale; l’incontro/scontro con il simbionte Venom viene sviluppato attraverso un percorso che ci mostra prima Parker trasformarsi più in un deficiente che in un cattivo e poi, una volta rinsavitosi grazie alla tautologica forza dell’amore per Mary Jane, nella solita apoteosi di acrobazie e cazzotti.

Fanno da contorno (rafforzando il tema del “Perdono”) il confronto con l’Uomo Sabbia, che si scoprirà essere il vero assassino dello zio di Parker, Ben (ma d’altronde assassinava e rapinava per curare la figlia malata); e l’amico/nemico Osborn, deciso a vendicare il padre (il Goblin del primo film) all’inizio e poi, capace di sacrificare persino la sua vita per quella dell’amico, accorrendo in suo aiuto nella mega rissa finale.

Raimi, forse alla sua ultima regia di Spider-Man, non riesce a incidere a differenza dei precedenti episodi, prova a tenere il ritmo imposto dagli effetti speciali aggiungendo delle sequenze girate con camera a spalla, ma poi deve lasciare il passo all’esigenze di copione che impongono mirabolanti volteggi, lotte e inseguimenti tra i grattacieli. Gli effetti speciali sono stupefacenti per ciò che riguarda l’Uomo Sabbia, ma le scene d’azione per la frenesia di come si sviluppano, confondono più che meravigliare.

Emoziona di più, rivedere recitare in un film di Raimi Bruce Campbell, nell’improbabile ruolo di un maitre di un ristorante francese (già presente con piccole parti nel 1 e nel 2), e il personaggio di Gwen Stacy (interpretata da Bryce Dallas-Howard, sempre bellissima: rossa, bruna o bionda!), assieme a Spider-Man il solo personaggio epocale del Marvel universe presente nel film.

Primissima fidanzata di Peter Parker, Gwen Stacy, fu il primo personaggio nei fumetti superostici americani (anche se di contorno) a morire (la sua morte viene evocata nella scena finale del primo film), la sua morte suscitò all’epoca un enorme clamore e rappresentò la perdita di quell’innocenza che fino allora aveva contraddistinto i fumetti Marvel. Comparsata (come in ogni film tratto dai fumetti della “casa delle idee”) per il creatore della Marvel, Stan Lee, papà di Spidey e di quasi tutti gli altri eroi Marvel (senza mai voler dimenticare Jack Kirby).

Ci sarà un quarto seguito? E’ probabile, incassi e merchandising hanno risposto nuovamente bene alle aspettative dei produttori, cioè superare i soldi intascati con i primi due film. Ogni eventuale resistenza da parte dei protagonisti (attori e regista, ma soprattutto i primi) può essere superata nel solo modo che Hollywood, oggigiorno, conosce e sa che più si confà ai suoi artisti: ritoccare l’ingaggio.

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