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Spiagge libere con il riciclo della posidonia

PUGLIA Assegnato a Mola il progetto LIFE+ avanzato da ECO-logica, società di ingegneria e consulenza ambientale con Comune e ISPA-CNR. Si produrrà compost fertilizzante dai residui della posidonia.
di Nicola Natale - mercoledì 23 giugno 2010 - 3291 letture

Gli spiaggiamenti della Posidonia sono un tormento per i Comuni costieri, ogni anno costretti a raccogliere e smaltire in discarica migliaia di tonnellate di residui per consentire una fruizione delle spiagge da parte dei bagnanti. Mola è uno di questi, ma è riuscita a fare di necessità virtù.

Questi resti di posidonia diverranno ammendante, cioè fertilizzante per terreni e substrato per ortoflorovivaismo, ma anche utili per la pacciamatura, ovvero la copertura dei terreni delle aiuole per impedire la crescita di piante infestanti. Il progetto PRIME nell’ambito del Programma Life+ è stato finanziato con 1.152.917 euro di cui il 50% a carico della Unione Europea.

PRIME è una sigla che in inglese sta per gestione integrata dei residui di posidonia per l’ecosostenibilità. E’ un successo per ECO-logica, la società barese di ingegneria e consulenza ambientale cui sono state affidate le funzioni di Project Manager, in virtù delle pregresse esperienze in progetti LIFE. Ma anche per i partner: il Comune di Mola, l’ISPA CNR (Istituto di Scienza delle Produzioni Alimentari) che ha fornito la base scientifica, Aseco Spa e Tecoma srl, rispettivamente per il compostaggio e per le attrezzature elettro-meccaniche.

Il Life è il più importante strumento di finanziamento per progetti ambientali dell’Unione Europea: il finanziamento viene erogato direttamente dall’UE, che valuta il progetto sulla base della capacità di fornire risposte ad un problema ambientale comunitario, secondo un processo di selezione durissimo.

I residui - i cui problemi olfattivi legati ai fenomeni di putrefazione sono ben noti – subiranno un pre-trattamento in loco. Saranno innanzitutto separati dalla sabbia tramite lavaggio con la stessa acqua di mare, triturati ma soprattutto de-salinizzati e disidratati con particolari tecniche innovative. Ciò consentirà di evitare la formazione di liquidi inquinanti durante il processo di compostaggio.

Le azioni del progetto sono anche e soprattutto dimostrative e i risultati saranno pubblicizzati non solo per sensibilizzare alla tutela delle “praterie”, ma anche per evidenziare i risparmi ed i miglioramenti ottenuti. Sono 12 i risultati attesi dal progetto e spaziano dal tecnico (qualità dei suoli e carbon sink, ovvero deposito del carbonio) all’economico (abbattimento totale dei costi di smaltimento).

Un decreto infatti imponeva fino ad un anno fa di smaltire in discarica i residui di Posidonia, con le Province chiamate a sborsare cifre ingenti, per non parlare del pesante impatto ambientale dei trasferimenti. C’è qualcos’altro da sapere sulla Posidonia, una pianta ritornata in ambiente marino secondo i botanici, le cui praterie si vanno estinguendo ad un ritmo del 5% l’anno. La sua scomparsa priva le spiagge di una importantissima difesa dalla naturale erosione e il mare di un fondamentale apporto in termini di ossigeno, essenziale alla fauna marina.

In Puglia le praterie posidoniche (posidonieti) sono 16, nove delle quali in buone condizioni secondo il Ministero dell’Ambiente. Forse in un prossimo futuro si dovrà studiare anche qualcosa per permettere il ripopolamento dei fondali, a meno che non ci pensi la Natura.

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