I due maggior partiti perdono milioni di voti. Grillo prima era il diavolo oggi è la panacea. Chi veramente ha perso è l’Italia
Allora, ragassi, le elezioni sono finalmente concluse e l’Omino gonfio e marrone, inamidato, con la dentiera splendente e un nuovo tipo di pannolone incorporato, è raggiante. Infatti, ha perso 8 milioni di voti. Il Mastro Lindo ne ha persi 4 di milioni di voti e, addirittura, ha perso anche nella sua natia Bettola. La lezione, però, per questi dinosauri non serve a nulla. Straparlano di possibili governi, di probabili alleanze, di ritorno alle urne, di governo di scopo o di scopone. Fanno i nomi, addirittura, di chi andrà a dirigere questo o quel ramo del Parlamento senza dimenticare, ovviamente, la poltrona più alta, quella sul Colle. Insomma, tutto e il contrario di tutto, pur di non mollare, di non andarsene a riposare in qualche ospizio per parlamentari.
I talk show non si sono accorti che ci sono state le elezioni e parlano, parlano, parlano sempre gli stessi. Ho visto, di nuovo, le vecchie cariatidi, il piduista Cicchitto, Andrea Colaninno, la Stella Gelmini, la fronte spaziosa di Angelino, Luigi Abete. E poi nei TG le sofferte analisi del genio Gasparri e, udite udite, il Capezzone redivivo Daniele. E tanto per non farsi mancare nulla, anche Alba Parietti che non c’entra nulla ma trova il modo per farci sapere che la prossima volta voterà Grillo.
E sì che un po’ di facce in Parlamento, per fortuna, non poseranno le loro nobili terga sulle poltroncine vellutate cominciando da Gianfranco Fini e finendo con Mario Paniz l’illustre parlamentare che si era inventato e aveva convinto gli allocchi che Ruby fosse nipote di Mubarak. Come faremo a vivere senza Gianfranco Miccichè, Paola Cilicio Binetti, Arraffaele Lombardo, Franco Marini, Paola Concia, Italo Bocchino, Annamaria Carloni, famosa per essere la moglie di un’altra mente eccelsa del Pd, Antonio Bassolino e tanti altri? Ce ne faremo una ragione visto che sono entrati in Parlamento tantissime nuove persone. Quelli del movimento di Grillo. E bisogna dire che finalmente sono persone con facce normali e professioni normali, operai, ricercatori, biologi, medici, impiegati, insegnanti. Anche disoccupati.
Dico subito che non sono un elettore del Movimento 5 Stelle. Non ho votato 5 Stelle perché alcune posizioni di Grillo non mi convincevano. Ma sono contento del loro risultato. E’ una ventata di aria fresca dopo tanta polvere depositata. Non so se ce la faranno e ho, come sempre, molti dubbi. Invece non hanno dubbi tutti coloro che sino ad un’ora prima del risultato elettorale se la prendevano con Grillo. E ne hanno detto tante contro il movimento di Grillo definito un "fassista del web". Il nostro Pier Luigi è stato uno dei più scatenati al punto di affermare che "Contro Grillo serve l’Udc" oppure "Con Grillo andremo peggio della Grecia e usciamo dalla democrazia".
Certo, Pier Luigi non era solo. In questo partito che ancora molti militanti si ostinano a considerarlo di sinistra. in tanti avevano la verità in tasca e la esibivano a tutto spiano, sprezzanti, sicuri di poter vincere senza Grillo e contro Grillo (ed anche senza Ingroia). Beppe Fioroni, famoso barricadiero della Dc invitava ad abbandonare Grillo "a se stesso perché la cosa che più dispiace ad un comico è quando nessuno gli chiede il bis". Gli faceva eco un altro della sezione molotov, Enrico Letta: "Preferisco che i voti vadano al Pdl piuttosto che disperdersi verso Grillo".
E poi tutti gli altri, dalla signora Finocchiaro (quella che fa la spesa con la scorta) ai vari D’Alema. Il tutto benedetto, pontificato, stimolato da Repubblica con le concioni di Scalfari, Serra, Adriano Sofri. Avevano capito tutto loro. Come sicuro era un altro beneficiato di Repubblica e dal chierichetto Fazio, Roberto Saviano, che a ridosso dei risultati elettorali cinguettava: "Per ora prevale la certezza: Berlusconi è stato sconfitto. E voglio godermela per un po’ ". Se la deve essere goduta forse solo un’ora o giù di lì.
Piccole miserie, certo. Ma questi, che non sono umili ma supponenti, non chiederanno mai scusa e sono pronti a buttarsi sul carro del vincitore, l’importante è perpetrare il loro potere, piccolo o grande che sia e, soprattutto, i loro ingaggi. E, infatti, oggi sono tutti affinché Bersani faccia un accordo con Grillo su pochi punti ma qualificanti. E, guarda caso, sono proprio i punti che prima non volevano discutere e sono i punti del programma di Grillo.
Su tutte queste mezze figure o, meglio, figurine, tutto sommato uno si erge al di sopra di tutti ed è proprio lui, il Pier Luigi. Che ha sbagliato tutto, che ha accettato i diktat del migliorista Napolitano che quando era nel Pci non ne ha indovinata una, che ha dato la possibilità all’Omino di recuperare, che ha appoggiato tutte le manovre antipopolari di Monti, che ha condotto una campagna elettorale all’insegna di non scontentare nessuno e con il risultato di non accontentare nessuno, che continua a perdere voti ma dice: "Io non abbandono la nave" che, ovviamente, affonda.
Fa tenerezza e c’è una visione che me lo fa sembrare anche simpatico. E nel momento dell’attesa dei risultati elettorali, con i suoi colonnelli chiusi negli uffici, con i generali che non si sono fatti vedere e lui è solo ma non negli uffici del Pd ma a casa propria. Nel momento della sconfitta si sono dileguati tutti e l’hanno lasciato solo. E io me lo immagino con il sigaro al lato sinistro della bocca e con una birretta della marca preferita vicina, seduto al tavolo del tinello che fissa il vuoto. Perché il suo partito è il vuoto assoluto. Un vuoto, però, assai scatenato nei suoi confronti. Infatti la colpa del fallimento elettorale l’addossano solo a Bersani.
Anche la Lombardia è andata definitivamente alla destra. Passiamo così da un Roberto ad un altro. Se non è zuppa è pan bagnato. Anzi, no. Uno era Roberto, l’altro Bobo. Un bel cambiamento. La Lega ha perso ovunque e raggiunge, a malapena, il 4%. Ma in Lombardia l’ex ministro vince, anche se i carabinieri sono ormai accampati nella sede regionale, sebbene gli arresti, le responsabilità che ha avuto le Lega nel governo Formigoni. E vince anche in barba agli scandali, alle spese pazze dei consiglieri con i soldi nostri, in barba alla Finmeccanica. Ai lombardi, almeno coloro che hanno votato Maroni, di tutto ciò non importa nulla. Piuttosto che dare il loro voto ad una persona onesta e pulita come Umberto Ambrosoli, il voto l’hanno dato a Bobo. E la sindrome di Tafazzi.
Qua ci vorrebbe uno studio accurato da parte di medici competenti del cervello per sondare cosa hanno nella testa questi lombardi, questi bottegai che non vogliono pagare le tasse, questi artigiani che portano i soldi in Svizzera, questi poveri cristi che hanno creduto che potesse veramente, l’inaffidabile Maroni, tenere in Lombardia il 75% delle tasse che paghiamo, così da avere il bollo auto gratis, scuole e libri gratis, le medicine gratis e, perché no, il cinema gratis, il cibo per il cagnolino gratis, i posteggi gratis e altro ancora. Insomma una regione gratuita. Ora non si trova uno, fra la gente comune, che dichiari di aver votato Maroni (o Berlusconi). Hanno vergogna di aver votato per quella banda. I voti, sembra, siano caduti dal cielo e sono caduti, in questo caso, in testa a Maroni che già era affaticato perché in testa aveva anche la Lombardia.
Tutti a domandarsi come sia possibile dare la fiducia ad un plurinquisito che afferma che i magistrati sono peggio dei mafiosi, ai partiti che hanno portato l’Italia allo sfacelo. Subito dopo i risultati elettorali parlavo con un operaio che lavora presso un artigiano. Era tutto preoccupato dei grillini, che non sanno governare, come gli ha suggerito la Tv, che non hanno esperienza. Era seriamente preoccupato. Eppure, lo stesso, non lo era minimamente quando al governo ci stavano personaggi come La Russa o Previti. Inutile domandarsi per chi abbia votato. E così, come lui, ce ne sono milioni, ignoranti, disinformati, grandi consumatori di programmi televisivi. Ambrosoli vince nelle città ma perde in Brianza, perde nelle valli bresciane e bergamasche, in quelle di Sondrio. Dove l’ambiente è chiuso, impermeabile ad accadimenti esterni, dove vige ancora casa e bottega, dove c’è il mito dell’appartenenza sociale, il mito del successo che parte dal "nulla", dei fuoristrada 4x4, dell’odio per la cultura, per i "diversi", quelli che "la mafia al Nord non c’è", ebbene lì è la linfa vitale per Berlusconi e soci.
Che Paese è mai questo che premia chi ci ha condotto al fallimento, che ha dimostrato che non sa governare se non per proprio tornaconto?
Martedì 26 febbraio, nel momento dei risultati elettorali, a Bologna, si svolgeva il processo nei confronti di uno dei 4 agenti di polizia che a Ferrara, il 25 settembre 2005, causavano la morte di Federico Aldrovandi. Ebbene, quando l’agente è uscito dall’aula delle udienze, almeno trenta poliziotti lo hanno applaudito. Federico aveva 18 anni al momento del pestaggio e della morte. E quasi nello stesso momento, in un altro processo, le pene per i responsabili delle morti degli operai della Thyssen venivano ridotte. Senza dimenticare che il mahatma Scilipoti è stato rieletto.
Ecco che Paese è il nostro. E poi ci si meraviglia se l’Omino e Bobino vincono? Forse era meglio "morire democristiani" perché la "pietà l’è morta", ma la speranza per un mondo migliore è sepolta.