Sei all'interno di >> GiroBlog | Centro Studi Est Europa |

SPECIALE: Rivoluzione Romena del 1989

Tutto iniziò a Timisoara. Materiali per comprendere e riflettere.
di Emanuele G. - lunedì 29 dicembre 2014 - 2307 letture

L’avvento di Michail Gorbaciov come segretario del PCUS determinò cambiamenti epocali nell’allora Europa dell’Est. Un blocco monolitico e statico - il Patto di Varsavia - si disgregò nel giro di pochi anni rendendo liberi milioni di esseri umani che fino ad allora erano stati resi schiavi di un regime teso alla repressione di qualsiasi anelito di libertà. Il cambiamento nei paesi dell’Europa dell’Est avvenne secondo modalità democratiche che evitarono inutili spargimenti di sangue. Solo in Romania il cambiamento intraprese strade di violenta e brutale contrapposizione. Rileggiamo quegli eventi per comprenderli e riflettere sull’avvenire sia della Romania che dell’intera Europa.

> TIMISOARA

Tutto iniziò nella città di Timisoara (in rumeno Timișoara, in ungherese Temesvár, in tedesco Temeswar o Temeschwar o Temeschburg, in serbo Темишвар-Temišvar e in turco Temeșvar). 307.347 abitanti. Capoluogo del distretto di Timiş, nella regione storica del Banato.

(fonte: Wikipedia)

> COSA SUCCESSE A TIMISOARA?

Il 16 dicembre ebbe luogo a Timişoara una manifestazione di protesta al tentativo del governo rumeno di espellere un dissidente ungherese, il pastore riformato László Tőkés. Il pastore aveva recentemente criticato il regime tramite i mass media stranieri e il governo considerò il gesto come un incitamento ai conflitti etnici. Su richiesta del governo, l’episcopato rimosse Tőkés dal sacerdozio, privandolo così del diritto di utilizzare l’appartamento legittimamente ottenuto in quanto pastore. Per qualche giorno i fedeli di Tőkés si radunarono intorno alla sua abitazione per proteggerlo. Molti passanti, compresi anche studenti religiosi, si associarono alla protesta, inizialmente senza conoscere i veri motivi e scoprendo solo in seguito che era contro un nuovo tentativo del regime comunista di reprimere la libertà religiosa.

Quando fu evidente che la massa non si sarebbe dispersa, il sindaco Petre Mot dichiarò che avrebbe riconsiderato l’espulsione di Tőkés. Ma nel frattempo la folla era notevolmente aumentata e, quando Mot rifiutò di confermare per iscritto la dichiarazione contro l’espulsione del pastore, i manifestanti iniziarono a cantare slogan anticomunisti. Le forze dell’esercito (Miliţia) e della Securitate, chiamate per bloccare la protesta, nulla poterono di fronte all’imponente numero di manifestanti. Alle 19.30 la protesta si era estesa e la causa iniziale stava passando in secondo piano. Alcuni protestanti tentarono di incendiare l’edificio che ospitava il comitato distrettuale del Partito Comunista Rumeno (PCR). Fu a questo punto che la Securitate rispose con il lancio di lacrimogeni e getti d’acqua, mentre la Miliţia caricò i manifestanti, procedendo all’arresto di diverse persone. La massa si spostò verso la Cattedrale Metropolitana, ma da qui continuò imperterrita per le vie di Timişoara, nonostante nuove cariche delle forze dell’ordine.

Le proteste continuarono anche il 17 dicembre. Alcuni manifestanti riuscirono a penetrare nella sede del comitato distrettuale e gettarono dalle finestre dell’edificio documenti del partito, brochure di propaganda, scritti di Ceauşescu e altri simboli del potere comunista. Quindi tentarono nuovamente di incendiare l’edificio, ma questa volta furono fermati da unità militari. Il significato della presenza dell’esercito sulle strade era chiaro: gli ordini provenivano direttamente dall’alto, probabilmente dallo stesso Ceauşescu. Nonostante l’esercito avesse fallito nel tentativo di ristabilire l’ordine, la situazione a Timişoara era divenuta drammatica: spari, vittime, risse, automobili in fiamme, TAB che trasportavano forze della Securitate e carri armati. Alle 20.00 si stava ancora sparando tra la Piazza della Libertà e l’Opera, specie nelle zone del ponte Decebal, Calea Lipovei e Calea Girocului. Carri armati, camion e TAB bloccavano l’accesso alla città mentre gli elicotteri sorvegliavano la zona. Dopo mezzanotte le proteste cessarono. I generali della Miliţia Ion Coman, Ilie Matei e Stefan Gusa ispezionarono la città che sembrava uno scenario di guerra, con edifici distrutti, cenere e sangue. Bandiere rumene dell’epoca della rivoluzione con lo stemma comunista tagliato. Bucarest, Museo Militare

Il mattino del 18 dicembre il centro era sorvegliato da soldati e agenti della Securitate in borghese. Il sindaco Mot sollecitò una riunione del Partito all’Università, allo scopo di condannare il "vandalismo" dei giorni precedenti. Decretò anche l’applicazione della legge marziale, vietando alla popolazione di circolare in gruppi più numerosi di 2 persone. Sfidando i divieti, un gruppo di 30 giovani avanzarono verso la Cattedrale ortodossa, dove fluttuarono bandiere rumene cui era stato tagliato lo stemma comunista. Immaginando di venire crivellati dai fucili della Miliţia, i 30 manifestanti iniziarono a cantare "Deșteaptă-te, Române!" (l’attuale inno nazionale rumeno), all’epoca vietato dal 1947 e la cui esecuzione in pubblico era punita dal codice penale. I militari, raggiunti i giovani, fecero immediatamente partire una raffica di mitra che uccise alcuni di loro, ferendone gravemente altri. Solo pochi fortunati riuscirono a fuggire, mettendosi in salvo.

Il 19 dicembre, gli inviati del governo Radu Balan e Stefan Gusa visitarono i lavoratori delle fabbriche di Timişoara, ormai entrati in sciopero, ma fallirono nel tentativo di farli tornare a lavorare. Il 20 dicembre massicce colonne di lavoratori entrarono in città: oltre centomila protestanti occuparono la Piazza dell’Opera e iniziarono a urlare slogan anti-governamentali. Nel frattempo Emil Bobu e Constantin Dascalescu furono designati da Elena Ceauşescu (Nicolae Ceauşescu si trovava in quel momento in visita ufficiale in Iran) per incontrare una delegazione dei manifestanti: di lì a poco il confronto avvenne, ma i due rifiutarono di ascoltare le rivendicazioni del popolo e la situazione rimase immutata. Il giorno successivo treni carichi di lavoratori delle fabbriche dell’Oltenia (regione storica della Romania meridionale) raggiunsero Timişoara: il regime aveva cercato di usarli per affogare la protesta, ma alla fine questi si associarono agli altri manifestanti.

(fonte: Wikipedia)

> CHI E’ LASZLO TOKES?

Nasce a Cluj, il padre è un pastore protestante. Nel 1975 si laurea in Teologia all’Accademia Teologica Protestante della stessa citta. Terminati gli studi, fino al 1984 esercita il ministero di pastore prima a Zarnesti, nei pressi di Brasov, poi a Dej, dove contribuisce a ridare vita alla comunità protestante, coinvolgendo soprattutto i giovani: le autorità si rivolgono al vescovo Gyuli Nagy perché lo allontani dalla città.

Tokes scrive anche per la rivista clandestina “Ellenpontok” (Contrappunti), su cui pubblica nel giugno 1982 un articolo sulla situazione della Chiesa Riformata in Transilvania, dove critica i metodi di insegnamento della Facoltà di Teologia dell’Università di Cluj e la politica dell’ateneo che blocca l’accesso di nuovi studenti. Spedisce una lettera al vescovo di Oradea per chiedergli di rivedere la sua posizione ostile verso lo scrittore Gyula Illiyes, che aveva sollevato il problema degli Ungheresi di Transilvania. Per questo finisce davanti alla Commissione Disciplinare della Chiesa Riformata di Dej, leale verso il potere statale, che sceglie di allontanarlo dalla città. Tokes protesta vivacemente contro questo provvedimento, viene punito con l’interdizione a svolgere il ministero di pastore. Dal 1984 al 1986 rimane senza lavoro. Nel 1986 viene reintegrato nel ministero e mandato a Timisoara. Nel 1988, insieme a quasi tutti i pastori della città, firma un memorandum contro il programma di “sistematizzazione” delle campagne, inoltre organizza incontri di preghiera e culturali fra cattolici e protestanti. Per questo subisce una serie di persecuzioni che termineranno soltanto dopo il 1989.

Il vescovo di Timisoara chiede che venga allontanato, nel marzo 1989 è convocato in diocesi, dove gli vengono mosse numerose accuse, fra cui il mancato adempimento dei suoi doveri pastorali, l’organizzazione di funzioni religiose proibite, la mancanza di rispetto per le autorità ecclesiali, gli insufficienti rapporti con gli organi statali per gli affari religiosi. Il 13 marzo 1989 viene arrestato in stazione con l’accusa di furto, in quella circostanza gli sono confiscati alcuni manoscritti, fra cui una copia di una lettera aperta al Presidente dell’Associazione Evangelica Mondiale di Ginevra, in cui Tokes descrive la situazione della Chiesa in Romania. Dopo questi fatti, l’Assemblea straordinaria della comunità evangelica di Timisoara prende in esame il suo allontanamento dalla città, e, nonostante la maggioranza dei partecipanti sia di parere contrario, il 1 aprile è sospeso dalla funzione di pastore, e viene aperta una causa disciplinare contro di lui. Il 2 aprile, il Decano si reca personalmente a Timisoara per destituirlo pubblicamente, i fedeli, però, si oppongono, ed egli stesso rifiuta di obbedire. Cede alle decisioni dei superiori il 17 aprile, dopo numerose vessazioni sia da parte delle autorità religiose che di quelle statali.

Il 2 luglio invia una lettera ai decani di Oradea e Cluj, in cui li informa di aver ripreso a svolgere servizio pastorale, nonostante l’interdizione. In autunno subisce numerose repressioni, insieme a lui vengono perseguitati la sua famiglia, gli amici e i membri delle sue comunità. Il 2 novembre un uomo mascherato cerca di ucciderlo. La polizia gli rifiuta il permesso di continuare ad abitare a Timisoara. Il 7 dicembre il tribunale gli notifica lo sfratto e il giorno successivo viene portato via a forza insieme alla moglie, mentre davanti alla chiesa una grande folla di fedeli è riunita in una protesta, che continua anche nei giorni successivi. Il governo risponde con la forza uccidendo numerosi manifestanti. Il 29 marzo 1990 è nominato vescovo della Sovrintendeza Evangelico-Riformata con sede a Oradea. Il primo congresso dell’Associazione Democratica Rumeno-Ungherese lo elegge presidente onorario.

(fonte: Gariwo.net)

> INTERVISTA A LASZLO TOKES

GUARDA QUI

(fonte: Corriere della Sera)

> GLI AVVENIMENTI

- I giorni della rivoluzione - parte prima

Ioan Savu lavorava in una fabbrica di detersivi di Timişoara. Il 16 dicembre dell’89 scese in piazza con migliaia di suoi concittadini. Quattro giorni dopo si trovò di fronte ad un incredulo primo ministro rumeno, per chiedere elezioni libere e dimissioni di Ceauşescu.

LEGGI QUI

(fonte: Osservatorio Balcani e Caucaso)

- I giorni della rivoluzione - parte seconda

Nel dicembre 1989, i cittadini della città romena di Timişoara dettero il via alla rivoluzione che rovesciò il regime di Ceausescu. Le voci di Ioan Savu, leader di quella protesta e di Miodrag Milin, primo a raccogliere le testimonianze dei rivoluzionari. Un videoreportage di Davide Sighele e Francesco Martino.

GUARDA QUI

(fonte: Osservatorio Balcani e Caucaso)

- La rivoluzione 20 anni dopo

A Voci dal Mondo, di RadioRai1, l’intervista a cura di Osservatorio Balcani e Caucaso a Ioan Savu, uno dei protagonisti della rivoluzione rumena del 1989.

ASCOLTA QUI

(fonte: Osservatorio Balcani e Caucaso)

- A Est dell’89

La fine del regime di Ceauşescu, gli interrogativi sulla rivoluzione e la memoria del comunismo in Romania. Intervista a Corneliu Porumboiu, regista e autore di A Est di Bucarest.

LEGGI QUI

(fonte: Osservatorio Balcani e Caucaso)

- Fame di verità

A 20 anni dalla rivoluzione del dicembre 1989, non si placano le polemiche sulle verità scomode di quegli eventi. Teodoro Maries, presidente dell’Associazione 21 dicembre, ha portato avanti uno sciopero della fame di 74 giorni perché i file del "Dossier Rivoluzione" vengano resi pubblici.

LEGGI QUI

(fonte: Osservatorio Balcani e Caucaso)

- Romania: non aprite quella porta

Dopo anni di silenzi ora le autorità rumene hanno creato un Istituto che avrà il compito di fare luce sui crimini commessi nel periodo comunista. Il Paese in bilico tra voglia e paura di verità.

LEGGI QUI

(fonte: Osservatorio Balcani e Caucaso)

- Ceausescu chi?

La generazione nata in Romania a ridosso del 1989, quello che non sanno del loro passato, quello che vogliono per il loro futuro. Un reportage scritto da Osservatorio per lo speciale di Diario dedicato ai vent’anni dalla caduta del muro di Berlino, in edicola nel numero di ottobre.

LEGGI QUI

(fonte: Osservatorio Balcani e Caucaso)

- Generazione ’89

Del comunismo e di Ceausescu non hanno ricordi diretti. Erano troppo piccoli, o non erano ancora nati. Sono la Generazione ’89, guardano al futuro e vogliono cambiare la Romania. Un videoreportage di Francesco Martino e Davide Sighele.

GUARDA QUI QUI

(fonte: Osservatorio Balcani e Caucaso)

- La Romania allo specchio: l’Egitto e il 1989

Molti rumeni, davanti alle immagini tv che mostravano la rivolta in Egitto, sono tornati con la memoria al loro ’89. Un parallelo forte, sottolineato dagli stessi media del Paese. Hosni Mubarak e Nicolae Ceauşescu, la vecchia nomenklatura che cerca di riciclarsi, i morti in piazza.

LEGGI QUI

(fonte: Osservatorio Balcani e Caucaso)

> ALTRI MATERIALI

- L’APPELLO DI GIOVANNI PAOLO II ALLA ROMANIA

LEGGI & ASCOLTA QUI

(fonte: Radio Vaticana)

- COME E PERCHE’ CADDE CEAUCESCU

LEGGI QUI

(fonte: Rivista Eurasia)

- ROMANIA: NEL 1989 NON FU RIVOLUZIONE, MA COLPO DI STATO

LEGGI QUI

(fonte: East Journal)

- 1989: LA RIVOLUZIONE ROMENA E I RADICALI

ASCOLTA QUI

(fonte: Radio Radicale)

- LA SECONDA RIVOLUZIONE ROMENA

LEGGI QUI

(fonte: Internazionale.it)


Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -