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“Sopra le righe” – Mostra dell’artista Marco Gerbi a Bratislava


A volte i quadri sono vere e proprie opere aperte, a volte operette dall’aria ironica.
lunedì 13 luglio 2015 , Inviato da Foglia - 4412 letture

Il Kabinet di Bratislava accoglie a luglio 2015 la mostra dell’artista fiorentino Marco Gerbi. I lavori proposti nella personale appartengono al ciclo delle Mappe d’Italia, e ad altri collage più recenti.

L’immaginario del Gerbi è anche in queste opere molto variegato, ed esibisce evidenti legami con la Poesia visiva, quella corrente sperimentale tipicamente italiana che grazie a vari artisti ed a poeti quali Adriano Spatola e Giulia Niccolai, sostituisce “una comunicazione di tipo pragmatico con una di tipo estetico” (Ballerini) recuperando in tal modo un significato degli oggetti oltre a quello denotativo e referenziale. Le figure rappresentate da Gerbi subiscono una risignificazione artistica: da oggetti legati al consumo divengono immagini iconiche con una funzione estetica, obbligando il loro fruitore ad interrogarsi sul concetto stesso della loro esistenza.

A volte i quadri sono vere e proprie opere aperte, a volte operette dall’aria ironica. Quando vengono liberate dal loro significato prestabilito, allo spettatore tocca scoprirne le diverse possibilità di vita, il messaggio nascosto, il nuovo contenuto.

Gerbi in una lettera a Carlo Palli, della Carlo Palli Collection, così parla delle sue creazioni:

Una parte del lavoro che io considero particolarmente importante, quella che viene prima di iniziare, è la ricerca di materiale da inserire in quel microcosmo finale che è l’opera. Cerco loghi, parole, immagini, colori che possano dialogare tra di loro. Considero questo come un mosaico, prima mi procuro le tessere e poi compongo stando attento anche all’effetto cromatico che ottengo.

L’idea delle Mappe d’Italia parte nel 2007, quando un po’ in tutta Europa si comincia a capire la drammaticità dell’emergenza rifiuti. Da Roma mi viene domandato di partecipare ad una collettiva, che si chiamava “Ti riciclo in arte”, dove ad ogni artista si chiedeva di realizzare un opera con materiali poveri. Io già lavoravo utilizzando vecchie riviste, ho allargato la scelta anche a quotidiani, bollettini gratuiti di supermercati e giornaletti di quartiere con inserzioni varie. Il risultato è un opera che si chiama “Dolce vita” che è andata esposta per la prima volta nel 2008 presso la Fonderia delle arti a Roma. Quel quadro è stato più volte esposto in varie capitali.

Nel catalogo della mostra “Ti riciclo in arte” il curatore Francesco Giulio Farachi scrisse della predetta opera:

Un’Italia pop e mondana immagina Marco Gerbi, con il suo collage di immagini e ritagli, con il sovrapporre e disorientare i punti focali di un’attenzione comunque superficiale, dispersa, condizionata. E’ l’Italia dei consumi e dei simboli di Stato, che inizia a fare i conti con il sopravanzo del benessere, con la frammentazione caotica degli stimoli e quindi anche delle consapevolezze, che si ritrova coperta e nascosta dai prodotti banali del suo quotidiano.

Questo per dirti da dove parte la mia “ossessione” per il Bel Paese. Vivendo da molti anni all’estero e avendo sempre viaggiato, ho una visione dell’Italia arricchita anche da come ci vedono gli altri popoli, quindi nelle mie Mappe ci sono stereotipi, elementi di un Italia idealizzata e molto altro. E’ un Italia che amo e che osservo con tenera ironia.


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