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Sonorità pesanti: intervista agli Uzeda

Intervista agli Uzeda, band con base logistica a Catania, che propone un indie rock pesante che ha trovato l’interessamento di Steve Albini e della prestigiosa etichetta americana Touch and Go. Live a Catania il 5 Giugno insieme agli Shellac

di Tano Rizza - mercoledì 31 maggio 2006 - 4936 letture

Cinque album alle loro spalle, sedici anni con gli strumenti in mano, una carriera live che li ha portati a toccare tutti e cinque i continenti. Stiamo parlano degli Uzeda. Band con base logistica a Catania, che propone un indie rock pesante che ha trovato l’interessamento di Steve Albini e della prestigiosa etichetta americana Touch and Go. Poco conosciuti dalle nostre parti ma con un seguito di pubblico che, oltre oceano, è elevatissimo. Suoni grintosi, diretti, efficaci. Pennellate sonore violente che hanno convinto la critica musicale statunitense. La band di Agostino Tilotta e Giovanna Cacciola è tra le più apprezzate nel panorama musicale internazionale. Ne parliamo con loro, per vedere cosa si muove, oggi, in questi ambienti.

Uzeda ha portato la sua musica in mezzo mondo. Secondo voi perche in Italia, ancora, non c’è quella cultura musicale capace di poter assimilare e apprezzare il vostro messaggio sonoro?

Sinceramente penso che oggi la nostra musica sia apprezzata anche in Italia. Certo, non richiamiamo le masse, ma questo è dovuto anche al linguaggio musicale che utilizziamo. Forse questo linguaggio è più noto oltreoceano e quindi può essere riconosciuto più facilmente, ma credo che anche in Italia si abbia ormai dimestichezza con suoni e modi di fare musica non sempre immediatamente decifrabili.

Out of colours esce per la romana A.V. arts, passa qualche anno e nel vostro percorso incontrate Steve Albini. Quanto questo incontro ha influenzato Waters e il vostro suono?

Non siamo stati influenzati da Steve, che peraltro non è affatto incline ai commenti o ai suggerimenti, allora forse ancor più che oggi. E’ stata invece una grandissima occasione di crescita perchè abbiamo sperimentato la necessità di essere sicuri e responsabili di quanto facevamo, perchè chi registrava i nostri suoni era bravissimo a riprenderli esattamente per quello che erano, nel bene e nel male.

Il vostro suono in "4" sembra ancora più deciso. Nel 1998 date vita a "Different section of wires", approdando alla Touch and Go. Arriva la piena maturazione musicale. Poi, un lungo periodo di silenzio per Uzeda. In quelli anni si sviluppa il progetto Bellini. Oggi entrambi coesistono, come fanno Cacciola e Tilotta a portare avanti, e con questo livello qualitativo, due band cosi importanti?

Con grande fatica, ma con altrettanto entusiasmo e passione per entrambe le band. Questo naturalmente vale anche per Davide e Raffaele che negli ultimi anni hanno spesso realizzato altre produzioni musicali.

Adesso, dopo otto anni al vostro ultimo disco siete tornati in studio per registrare. Che tipo di approccio avete avuto con il suono?

Alla base c’è sempre il piacere di stare assieme e divertirci. Il suono può essere influenzato dalle nostre esperienze personali, da come percepiamo la realtà che ci circonda e ne traduce la modalità di relazione ad essa. Penso poi che il miglior modo per accostarsi alla musica di qualcuno sia non aspettarsi assolutamente nulla e invece lasciarsi sorprendere.

Catania, vostra base logistica, rivive dopo tanto tempo un nuovo fermento musicale. Sono tante le band che ruotano attorno al vostro collettivo Indigena, Theramin, Diana and the Shell, Mashrooms, Jerica’s. Che prospettive ci sono per loro? E che ne pensate di questo universo musicale catanese?

Personalmente stimo moltissimo gran parte del nuovo panorama musicale catanese, sia umanamente che musicalmente. Hanno enormi difficoltà a portare avanti i loro progetti e ne incontrano ancor di più se cercano di varcare lo Stretto; le prospettive sono quindi alquanto difficili, ma mi sembra che nessuno di loro sia disposto a farsi scoraggiare!


Concerto di Shellac + Uzeda Lunedì 5 Giugno ai Mercati Generali di Catania


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