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Sonorità decise: Uzeda e Shellac live a Catania

Catania sarà la location di un concerto-evento da non lasciarsi sfuggire perché sul palco dei Mercati Generali, il 5 giugno, saliranno due tra le migliori band indie di sempre, una targata Usa e l’altra targata Catania, stiamo parlando di Shellac e Uzeda.

di Tano Rizza - mercoledì 10 maggio 2006 - 6279 letture

Catania sarà la location di un concerto-evento da non lasciarsi sfuggire perché sul palco dei Mercati Generali, il 5 giugno, saliranno due tra le migliori band indie di sempre, una targata Usa e l’altra targata Catania, stiamo parlando di Shellac e Uzeda.

Per chiunque mastichi anche solo un po’ sana musica rock il nome Shellac dice qualcosa. Shellac è sinonimo di Steve Albini, di indie rock, di musica pesante e tagliente. La storia parte nel 1994, quando Steve Albini si accorda con l’ex batterista dei Rifle Sport Todd Trainer e l’ex bassista dei Volcano Suns, Bob Weston, per formare il progetto. L’esperienza dei tre assicura subito l’uscita del primo album “At Action Park” per l’etichetta Touch & Go. I ritmi sono subito elevati, pesanti, spezzati. La chitarra di Albini è letteralmente massacrata e i suoni che ne vengono fuori sembrano far esplodere le casse. Rivoluzione sonora. Il suono, contrariamente a quanto ci si può aspettare, non è inquinato, non è sporcato dal rumore, ma è sorprendentemente pulito, minimale, tagliato alla perfezione, anche scarno in qualche suo passaggio. Questo primo lavoro della band è il loro capolavoro in assoluto.

Shellac si baserà sempre su questi elevatissimi standard, quasi alla ricerca di un purismo sonoro che vuole, sempre e solo, alzare un muro di suono, poi tagliarlo, poi alzarne uno più alto ancora e farlo cadere giù, di botto. E’ un suono rabbioso, fanatico, che vuole solo entrare nelle orecchie dei suoi ascoltatori, senza giri di parole, diretto e puro. Chitarra, basso e batteria, basta questo. Nel 1998 danno alle stampe il loro secondo lavoro - Terraform - dove a farla da protagonista è la sperimentazione sonora, i tempi delle canzoni molto dilatati è ricerca strumentale. Sembra un passo indietro rispetto al loro esordio discografico, ma è solo un lavoro di transizione.

Nel 2000, esce “1000 Hurts” e la scena noise internazionale tira un sospiro di sollievo vedendo, nuovamente, Albini e soci tornare alla loro vena pesante. Torna tutto il loro repertorio di paranoie musicali e testuali ben canalizzate nella loro musica, e pronte ad esplodere non appena l’ignaro ascoltatore pigia play nel suo impianto stereo. Si sentono le chitarre taglienti, i muri di suono e il basso cupo, che all’estimatore noise provoca una certa tranquillità mentale. E adesso, dopo sei anni, è in lavorazione il nuovo disco.

Uzeda ha portato la sua musica in mezzo mondo sono insieme dal 1986 e hanno base logistica a Catania, loro città natale. In patria la loro musica non è conosciuta come dovrebbe esserlo, ma fuori dei confini nazionali il loro nome è apprezzato e ricercato. Ci sarebbe da chiedersi il perché in Italia certa musica di qualità non trova i giusti spazi. Meglio cosi, si è evitata la commercializzazione che ha ucciso tante buone band. Le sonorità Uzeda sono rimaste incontaminate e pure, e la band ha potuto lavorare in piena tranquillità e libera da ogni pressione.

Il loro esordio discografico, Out of colours (1991) esce per la romana A.V. arts. Un inizio all’insegna della spiccata personalità, rielaborano sapientemente le influenze musicali degli anni ottanta proponendo uno stile che si fa subito notare. Nel periodo 1993-94 danno vita ad altri due lavori: Waters e The Peel Sessions. La macchina sonora degli Uzeda va avanti a pieno ritmo, si lasciano alle spalle le influenze del suono rock anni ottanta e producono una sonorità tutta loro. A notarli è Steve Albini che, dall’altro capo del mondo s’innamora della musica di questo gruppo siciliano. Nasce un’amicizia e una collaborazione artistica che, nel 1995, porterà Albini a produrre il quarto episodio discografico di Uzeda, denominato 4, per l’etichetta americana Touch and Go. La musica è sempre influenzata dal periodo in cui nasce, e qui siamo negli anni novanta in piena rivoluzione noise. Il suono degli Uzeda accoglie le coordinate Usa e, complice lo zampino albiniano, si trasforma, si fa più grintoso, più pesante.

La svolta sonoro-artistica, la piena maturazione arriva con "Different section wires", quinto album di Uzeda, è definitiva incoronazione musicale. Otto tracce violentissime, un paesaggio sonoro, quello disegnato da quest’album, tagliente, spezzato, diretto. Un album deciso, che per gli estimatori di questo suono è una pietra pesantissima ma che brilla. Uzeda dopo questo lavoro si è presa una pausa di riflessione che è servita ai componenti della band per sviluppare dei progetti personali. Dalle corde della chitarra di Agostino Tilotta e dalla voce di Giovanna Cacciola è nata un’altra band di altissima qualità: I Bellini.

I due hanno inoltre reso fertile il territorio musicale catanese puntando l’attenzione sui gruppi locali, che si sono poi inseriti grazie al loro supporto, nella scena post-rock nazionale. E’ il caso di gruppi come Theramin, Diana and the Shall, Mashrooms, che, partendo da Catania si stanno imponendo nella scena indie. Uzeda , adesso, dopo otto anni da "Different section of wires" è tornata in studio per registrare un nuovo disco, la lavorazione va avanti a buon ritmo. Uscita prevista per il nuovo album il 22 Agosto.



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