Sono Io il Presidente… il Bomba

Matteo accettò l’invito di lavorare dietro il bancone di una sbronzoteca, stava al buio e aspettava...

di Deborah A. Simoncini - domenica 5 dicembre 2021 - 1643 letture

Matteo accettò l’invito di lavorare dietro il bancone di una sbronzoteca, stava al buio e aspettava. Nessun suono, solo il suo respiro si sentiva. Tolti gli occhialoni neri a farfalla gli occhi gli scintillarono. Trattenne il fiato con tutte e due le mani sulla bocca, mentre masticava freneticamente gomma americana. Indosso una marsina da cameriere con sul petto una targhetta dove a chiare lettere stava inciso il suo nome. Il viso inquieto e agitato dello stressato. Si sentiva disgustoso, grasso e brutto. La voce bassa e profonda emanava grande agitazione. Si abbandonò e cedette alla disperazione. La pancia gli premeva contro l’elastico delle mutande e sporgeva maestosa. “Io lo nacqui il 23 marzo: il giorno dei fasci, anche se fu registrato il 29 luglio”.

La sua attività consisteva nel vendere un succo d’uva irrobustito dall’alcol. Tra un’ordinazione e un’altra lavava i bicchieri e li disponeva in un armadio a muro, accanto a un grande frigorifero dove teneva in fresco il vino bianco. Tra se e sé pensava:

“Il cervello assassina il piacere e il vino che procura un piacere sensuale, fa da lubrificante e agevola la conversazione, se si pensa troppo lo si uccide.” Si versò da bere un bel bicchierone di Bordeaux bianco, più di quanto il suo dottore avrebbe approvato.

“Il vino se non si è intellettualmente raffinati è una sostanza che intossica. La passione per l’uva mi ha portato in alcuni luoghi tra i più belli del mondo. Il popolo del vino è socievole, generoso e appassionato. Il vino incoraggia ed esalta le passioni, catalizza i ricordi: ora serio ora frivolo, a seconda dei nostri desideri. I lupini sono amari, ma bagnati nel vino diventano dolci. Ho accettato il lavoro perché così posso nutrirmi a pranzo e a cena e ubriacarmi la notte.” Sbocconcellava patatine e biscotti mentre sognava di comandare tutti a bacchetta e prima di uscire si tolse il turbante. Sotto il bancone una vecchia carabina da caccia, con la canna scalanata gli teneva compagnia. Il bar era poco frequentato e all’occorrenza Matteo strimpellava l’organastro per tenere allegra la gente. Da anni viveva solo e camminava da solo.

“Mi accontento di poco, un minimo di compagnia femminile occasionale. Un godimento semplice, accessibile e divertente.”

Sceso dalla bicicletta guardò verso il portone. Sotto l’acqua, con i capelli e il giaccone completamente fradici, si riscosse e si avviò deciso verso l’ingresso. Si ricordò quando nei boy scout faceva il tamburino e marciava davanti a tutti. Un’aura di mistero l’avvolse nel pensare che era stato minacciato ed ebbe paura. Brillo aveva voglia di parlare con lei, dal corpo profondamente disturbante. E’ il suo cuore a battere forte in me.” Ogni volta che la vedeva le faceva l’occhiolino. La gente teme che io faccia sesso con delle adolescenti.

Perché mai? L’ho sempre detto che la giustizia va amministrata senza ricorrere a giudici e avvocati, ma con un botta e risposta tra il leader e la moltitudine. E adesso che l’élite colta ha tradito il popolo i traditori vanno consegnati alla giustizia. Volevo diventare un predicatore, o in cambio della carriera ecclesiastica abbracciare quella militare, ma anche un medico dei cervelli, così da potermi curare da me medesimo. Una notte smarrito il lume della ragione, mi sono perso e ho preso un albero per nemico. I capelli imperlati di brina, intabarrato in uno scialle fino alle sopracciglia.

“T’ammazzo!” gli gridò la donna, con un forcone in pugno, quando si presentò a casa sua. La tua famiglia tuttofare, è stata capace di sradicare l’ulivo con la mano destra e la quercia con la sinistra. Conosco i segreti della tavola perché ho un dono soprannaturale che mi mette in contatto con il mondo dei defunti.

Tu da prepotente, stizzoso e molto irascibile, aggredisci chiunque provi a ostacolarti. Ti diverti quando vedi gli altri indietreggiare, tremare e fare smorfie di dolore. Abile a riconoscere la debolezza altrui e abile con i dileggi e gli insulti. Nella volontà di conquistare il potere supremo le conquiste sessuali ti eccitano, a dimostrare il poter avere qualunque cosa vuoi. Sappi che le persone cadute nella tua rete ti odiano. Sei inviso quasi a tutti. Ti lasci dietro solo distruzione. La consapevolezza della propria bruttezza ti tormenta interiormente. Dalla nascita incuti agli altri disgusto e orrore. “Nacqui con i denti, chiara indicazione che devo ringhiare, mordere e fare il cane. I vincitori li stimo perché li posso usare per i miei scopi. La vittoria è il mio argomento preferito; c’è un accadere che può e deve. Prima, dopo, vicino e lontano. Si salva il primo, si salva l’ultimo; chi è tra la gente e chi è da solo, chi sta a sinistra e chi sta a destra, chi è sotto la pioggia e chi è nell’ombra. Da direttore e sovraintendente dei lavori pubblici sono stato malvisto dalle classi abbienti, spremute dicono di tasse, mentre ho finanziato le opere e dato lavoro a operai e artigiani. Mi invidiano la giovinezza e guardano con rimpianto ai propri capelli bianchi. Si ricompose, ma l’ubriachezza riprese il sopravvento. Gli eventi impongono una mutazione radicale. Inquinamento e cambiamento climatico vanno imputati all’economia capitalistica. Il pianeta corre follemente verso la distruzione. L’espansione della tecnologia è salutare.

Si prospetta un cambio di rotta? Dalla sopraffazione occorre guardarsi.

L’azione impoverita che reagisce alla paura, fa collassare la libertà e apre la via al “soluzionismo”. la vita “responsiva” è un’alternativa. La libertà, liberi gli uni rispetto agli altri, responsabili nei confronti di sé e dell’altro è relazione. Nel dipendere l’uno dall’altro, è reciprocità e legame.

Sei un abile impostore, con le doti speciali e istrioniche del truffatore. “Ahi ahi!” cominciò a gridare. “Mi hanno fatto il malocchio... è stato lui Alfio Capodivacca il faraone palermitano.” Matteo urlava e piangeva. Si sollevò dalla sedia e un bracco tedesco dal nome Bessi, con calma ostentata, lo morse al ginocchio. Fu costretto a recarsi in ospedale a farsi medicare.

Puzzava di cipolla e sembrava che avesse attraversato un campo di letame.



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