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Società civile


Il senso di civiltà in una città moderna come Siracusa. Sull’argomento, il punto di vista del più grande personaggio della Storia di questa città. E non solo.
giovedì 15 giugno 2006, di Piero Buscemi - 1379 letture

Sono di dominio pubblico, ormai, i tentativi più o meno discutibili, di rimediare al deturpamento del territorio siracusano che, dalle raffinerie di Priolo alla cementificazione selvaggia della costa, ha costretto gli amministratori della città a rivedere, in parte, l’idea di turismo ecosostenibile.

Tra questi, sembrerebbe prendere corpo il vecchio progetto, legato allo sfruttamento, e sottolineiamo sfruttamento, della vecchia cinta ferroviaria che, da Corso Gelone, giunge fino al quartiere Mazzarrona. Un progetto che, partendo dall’idea di realizzare una pista ciclabile, è stato più volte rivisto e ridiscusso, grazie anche alle proposte alternative che si sono susseguite negli anni.

Come quella del sindacalista Cgil Zappulla che ha suggerito di creare una sorta di metropolitana a cielo aperto per consentire una soluzione diversa ai siracusani e ai turisti, e raggiungere più agevolmente i punti estremi della città.

Un problema, inoltre, da non sottovalutare, è quello relativo alle reali finalità che, non solo in questi casi, completano e “perfezionano” l’intenzione iniziale, dando libero sfogo alla fantasia dei “pensatori” e dei politici. Questo per consentire di unire l’utile al dilettevole, soddisfacendo le richieste pervenute da più parti durante le campagne elettorali e gettare le basi per i compromessi del futuro.

Intanto, il progetto “pista ciclabile” sembra sia stato partorito, dopo un lungo ed estenuante travaglio. Questo non vuol dire che si realizzerà ad ogni costo e in tempi brevissimi. Anche la somma richiesta per il finanziamento dell’opera, rimane una porta aperta. Non a caso, noi preferiamo neanche menzionarla, vista la sua caratteristica di elasticità, tipica di questi casi.

Per farci un’idea più precisa sull’argomento, abbiamo intervistato il noto genio dell’antichità, Archimede. Quella che segue, ovviamente, non è un’intervista tradizionale, ma ci è stata gentilmente concessa da questo grande uomo dell’antichità, durante una notte insonne post-parmiggiana di melanzane.

Premettiamo che siamo coscienti del fatto che la questione merita un’attenzione maggiore e più seria. Ne siamo consapevoli e non vogliamo sminuire l’interesse, ma la nostra rimane una provocazione, ideata e realizzata dopo i nostri falliti tentativi di trovare un interlocutore tra politici, ambientalisti o semplicemente uomini di cultura, che accettasse di darne le risposte. Siamo, inoltre, disposti ad accettare gli eventuali interventi a posteriori che, chiunque informato sulla vicenda, si offrisse di avanzare.

Girodivite: Un progetto come quello della realizzazione di una pista ciclabile, dovrebbe rappresentare nella maggioranza dei casi, una notizia di buon auspicio per il futuro ambientale di una città. E’ un discorso che può valere anche per Siracusa?

Archimede: Devo precisare che, nei miei appunti personali scomparsi misteriosamente, l’idea di realizzare una strada carrabile che si affacciasse sul mare, era già presente. Certo, la città ha subito molte modifiche da allora. La cosa che mi preoccupa di più, è la gestione della ricchezza pubblica da parte dei nuovi principi di Siracusa che, da qualche tempo, non mi fa dormire. E non è soltanto il rumore rimbombante, anche di notte...

Girodivite: La zona scelta per la sua realizzazione è stata da tempo, abbandonata a sé stessa. Diverse diatribe del passato hanno fatto emergere anche problemi di competenza. Nel frattempo, il mare si è mangiato una parte della scogliera. Il sito, ricco di fossili databili a più di tre milioni di anni fa, di anfratti di indubbia bellezza e di grotte “misteriose”, non meritava forse, un’attenzione più ambientalista?

Archimede: Non so che valore voi, uomini moderni, date alla parola ambiente. La stranezza sta nel contesto nel quale si utilizza, molte volte a proprio uso ed abuso. Eppure, se ambiente corrisponde allo spazio geografico, al luogo in cui si vive, alle persone e, specialmente, alle cose con le quali si è a contatto, l’unica considerazione che mi sento di fare è: perché l’uomo moderno costruisce alveari dove andare ad abitare e poi partorisce leggi, che sarebbero giustificabili solo in una società di eremiti?

Girodivite: Il dubbio che altro cemento verrà versato sulla Storia e il Patrimonio siracusano, appare legittimo, dopo le vicende legate ad Asparano o all’Epipoli. Gli interessi privati dei politici sono sottintesi, ma un grosso problema a Siracusa, è quello che qui non si distingue più il buono e il cattivo. Ossia, il punto di riferimento sul quale aggrappare le nostre speranze di vero rilancio turistico. Quale è il suo pensiero, in merito?

Archimede: Diciamo che ai miei tempi, l’ospite spesso era indesiderato. Questo perché, il più delle volte, non erano visite, ma delle vere invasioni. Mi rendo conto che la Storia condiziona da sempre le nuove generazioni e sicuramente, la epocale diffidenza aretusea nei confronti dello sconosciuto è stata tramandata. Sarebbe così giustificata la politica adottata negli ultimi lustri, che ha rivolto la propria attenzione su investimenti sconclusionati e poco intelligenti, a meno che, quelle che vedo a Tapsos non siano fuoriuscite di nuovi siti termali.

Girodivite: In precedenti inchieste ed articoli dedicati a Siracusa, Girodivite ha voluto sottolineare il poco rispetto verso questo decantato Patrimonio dell’Umanità. In modo particolare, da parte del siracusano-cittadino. Alla zona dove dovrebbe sorgere la pista ciclabile, accostare l’attributo “discarica a cielo aperto”, è forse riduttivo. Il materiale rinvenibile, che va dai resti del motorino rubato, alle batterie auto, ai frigoriferi o al materiale edilizio dismesso, la dice lunga sulle abitudini del cittadino medio. Secondo lei, è ancora valida la teoria dell’informazione atta alla sensibilizzazione verso il rispetto dell’ambiente?

Archimede: Questa, scusi, è una domanda anacronistica. Tanto, da farmi sentire proiettato nel futuro. E’ da più di duemila anni che sento parlare di antico, barbaro, primitivo etcetera. Ammettiamolo: l’uomo da sempre, è stato un produttore inesauribile di scarichi più o meno, organici. L’evoluzione ha modificato la natura di queste “liberazioni”, ma rimane valido l’antico proverbio: “ciò che si butta a mare, prima o poi, il mare te lo restituisce”.

Girodivite: Fermandoci sulla zona interessata, i frequentatori abituali, quelli che, non trovando altro spazio per portare i loro cani a passeggio, vi si recano, hanno manifestato il timore che la pista ciclabile rappresenterà un altro limite invalicabile per gli onesti cittadini e un’altra via di scorribande motociclistiche senza scrupoli. Può la pista ciclabile, rappresentare per i maleintenzionati, addirittura, una strada di fuga a seguito di qualche azione criminosa, che ha già interessato la zona?

Archimede: Più che un’ipotesi, appare come un pensiero riduttivo della realtà. Ai miei tempi, lo ripeto, le esigenze erano diverse. Qualche senatore aveva la sua villa di lusso, costruita spesso, direttamente sugli scogli. Non occorrevano particolari concessioni e poi, ogni tanto un terremoto, copriva le vergogne. So che a distanza di secoli, oggi i resti di queste costruzioni sono ricercatissimi. E poi, noi ci divertivamo a giocare a cottabos, un gioco innocuo fatto con il vino. Oggi, i ragazzi si divertono con altre evasioni.

Girodivite: In un articolo dedicato ad Asparano, Girodivite in maniera provocatoria, propose la nomina di un assessore al turismo, scelto al di fuori della città. Si consigliò un esperto nel settore pluridecennale, magari della riviera romagnola, che non avesse interessi privati nella gestione della cosa pubblica. Lo suggerirebbe anche lei?

Archimede: Dell’antica regione romana Emilia conosco poco. Era difficile per noi, intraprendere viaggi così lunghi. La saggezza e l’intraprendenza del suo popolo, però, è giunta fino a noi. E la realtà, molte volte, ha superato la leggenda. Direi, al riguardo, che la proposta meriterebbe un seguito.

Girodivite: Chiudiamo con una domanda rivolta al futuro. Come lo vede lei, il futuro di questa città? E quali sono i progetti realizzabili, per provare a renderlo soltanto un po’ più umano?

Archimede: La prego di risparmiarmi certe provocazioni. Nelle mia vita ho già preso una coltellata per permetterle di mettere il dito nella piaga. E comincio a credere che, quella, non fu un errore di valutazione di un misero soldato romano...

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l’alba di tutte le albe
18 giugno 2006

Alzati uomo, mettiti con l’animo in spalla..

Di certo se lontano andrai, tu poi riuscirai!

Del resto che dignità puoi aver che già non la si possa a malapena immaginare?

Altero Frigo

Società civile
19 agosto 2006

Quasi al termine della cinta ferroviaria che circoscrive gran parte dela citta’ nuova, dove si trova l’antico complesso della Tonnara (bisognerebbe tornare a parlare di quest’ennesimo sperpero di denaro e del patrimonio commune) si torva il Trogylon. Archimede cosi’ poteva descrivere la geografia della sua citta’: A sud si trova l’isola di Ortigia, ad est la costa caratterizzata da un’alta falesia, ad ovest il belvedere dell’Eurialo, a nord la fenditura del Trogylon. Quest’ultimo e’ uno dei tratti morfologici piu’ forti dell’aerea, tracciato nel tempo dallo scrorrere delle acque meteoriche, che a Sud confluivano nel fiume Sirako (che dava il nome alla citta’ ed oggi si presenta in forma di scarico fognario alla Juvenilia) e a nord avevano creato un piccolo porto naturale, utilizzato dai pescatori per millenni. Bene questo bellissimo luogo e’ stato offeso a piu’ riprese nell’ultimo secolo. Cominciarono proprio con la costruzione della ferrovia che, dovendo attraversare il canyon del Trogylon, non fu risolta con un ponte, ma con un terrapieno. Una sorta di diga al fluire delle acque che non solo cancellava il piccolo porto, ma soprattutto interrompeva un fenomeno naturale di fondamentale importanza. All’interno del bacino creato dalla diga le piante prosperavano rigogliose grazie all’acqua trattenuta, ma insieme all’acqua anche I detriti non sboccavano piu’ in mare aperto ed il Trogylon andava riempiendosi sempre di piu’. Poi a monte la zona inizio ad essere baitata ed il bacino ad essere selvaggiamente utilizzato come discarica, riempiedosi ancor di piu’. Quest’abitudine duro’ per decenni finche’ l’amministrazione cittadina, scandalizzata per l’incivile comportamento decise di porre un cartello all’inizio della stradina che scnede da Viale Santa Panagia, giu’ lungo il fianco del Trogylon alla Tonnara. Il cartello riportava le seguenti parole: DISCARICA COMUNALE. Un chiaro cartello, un bel recinto ed un piu’ accurato modo di depositare I rifiuti, compattandoli e dandogli forma permanente. Si era istituzionalizzato lo scempio e, creando un altro enorme terrapieno, questa volta alla radice del Trogylon, si era dato luogo a quello che un giorno sara’ un belvedere su quel poco che di esso rimane. Insomma della magnifica insenatura a nord di Siracusa era rimasto un fosso. Ciao Piero, ci vediamo sulla diga a spasso o in bicicletta. Marco
    Società civile
    21 agosto 2006, di : Piero Buscemi

    Ciao Marco, si...spero anch’io di potere continuare ad andare a spasso nei luoghi da te, sapientemente descritti. Magari, armandoci di pazienza e di guanti protettivi, che ci consentano di raccogliere qualche fossile plastificato del futuro (ho anche tolto, talvolta, qualche siringa per la quale, le varie amministrazioni stanno ancora discutendo la competenza di intervento).

    Ti ringrazio per l’intervento sulla questione, ricco di particolari e di grande competenza. Perchè non scrivi un pezzo dettagliato sullo sperpero di denaro operato dal comune per il restauro della Tonnara? Te ne sarei grato, insieme a tutta la redazione.

    Ti saluto e ringrazio ancora.

    Piero Buscemi

Società civile
22 agosto 2006

Sull’ex Tonnara

Caro Piero, tu mi chiedi di spostare il fuoco della mia attenzione da quello dell’architetto a quello del giornalista. Il fatto dettagliato di cui come architetto posso scrivere riguarda un manufatto che a modo suo, in quella che chiameremmo una bellissima maniera, costituisce una presenza in certa misura aliena all’ambiente. In termini strettamente ambientali infatti, questa misura va rilevata nel suo peculiare modo d’insediarsi in un ecosistema. I tecnici che progettarono la ferrovia, ignorarono l’importanza del fiordo del Trogylon, oppure la sottovalutarono a favore della riduzione del costo dell’opera, o forse assecondarono un disegno politico miope o interessato o perfino corrotto. La ferrovia comunque taglio’ in due il Trogylon con una diga; alterando a valle un ecosistema prezioso per la citta’, fin su a monte. Chi costrui’ la Tonnara la pose invece su uno scoglio, fronteggiando orgogliosa il mare da cui l’imboccatura del porticciolo garantiva accesso protetto. La strada che la collegava alla citta’ scendeva lungo un crinale e le case lungo questa strada. Lo scorrimento delle acque meteoriche veniva dunque alterato minimante; la strada era sempre percorribile e presto asciutta, ma soprattutto il processo naturale che aveva portato alla creazione del Trogylon si perpetuava inalterato. Il territorio circostante ne veniva affetto in misura minima, l’impatto sull’ambiente era circoscritto al manufatto stesso e alla sua proprieta’ biodegradabile. Quindi, da un punto di vista strettamente ambientale, la Tonnara sta invecchiando bene, per quanto inutilizzabile essa sia Premesso questo si puo’ poi discutere del valore sociale che questo edificio possa ricoprire. Da quando e’ stato dismesso e l’uso originario abbandonato, l’edificio si trova al crocevia fra la rovina che si reintegra nell’ambiente ed il contenitore per una nuova attivita’, che lo renda socialmente utile. Adottando ancora criteri ambientalisti, si potrebbe altresi’ dire che alcune generazioni successive a quelle che trasformarono (sapientemente) l’ambiente, si trovano oggi a dover restituire valore ad un oggetto che in se’ e per se’ sarebbe meglio lasciar tornare pietra fra pietre, terra su terra. Qual sarebbe dunque la necessita’ che ci spingerebbe ad utilizzare l’ex Tonnara? Preservarla per i posteri in quanto ottima testimonianza di una societa’ ormai passata al lavoro? Ed in questo caso, che ruolo giocherebbe nel sistema urbano? Di sicuro insegnerebbe che cio’ che e’ stato costruito ascoltando l’ambiente si puo’ permettere il lusso d’invecchiare con gran dignita’ e persino di morire lasciando dietro di se’ bellezza. Insegnerebbe che ogni discussione sul cosa fare con l’ex ferrovia e’ del tutto secondaria all’urgentissimo intervento sull’ecosistema che essa ha offeso. Insegnerebbe che il dilemma fra pista ciclabile, linea metropolitana esterna o perfino mantenimento del relitto d’archeologia dei traporti, si pone fra argomenti relativi piu’ alla citta’ che all’ambiente su cui insiste. Ad ogni modo il quesito fondamentale rimane il medesimo: come valorizziamo al meglio le risorse che sottraiamo all’ambiente? Il problema ambientale si pone comunque come criterio di valutazione primigenio, ed e’ per questo motivo che l’architetto indica il risanamento dell’ecosistema come urgente: occorre immediatamente liberare il Trogylon, sventrando il terrapieno che sostiene la ferrovia e sostituendolo con un ponte se si vuole mantenere l’infrastruttura in un modo qualsiasi e persino se la si volesse eliminare del tutto, qualora non la si volesse utilizzare. Nell’uno e nell’altro caso l’opera e’ comunque di prioritaria importanza. Qui non si tratta pero’ di difendere a spada tratta l’ambiente, costi quel che costi, opponendosi alla vita propria dell’ambiente urbano, la dimensione specifica dell’attivita’ umana. Si tratta invece di inserirla nel quadro complesso della politica e dell’economia Siracusana senza esser manichei, perche’ diventi un motore di rinnovamento dell’area nel suo complesso. In questi termini va valutato il costo dell’investimento, considerando l’importo dei lavori in rapporto al meccanismo che s’innescherebbe. L’amminstrazione che spendesse tanto per tutelare l’ambiente, dovrebbe cercare di trarre il massimo dall’investimento, a favore della comunita’ che rappresenta, insieme e non solo a tutela dell’ambiente che la ospita. Ed e’ a questo punto che l’ex Tonnara giocherebbe un ruolo fondamentale ed il potenziale dell’edificio accrescerebbe. Sarebbe un nodo esistente e dal contenuto impatto ambientale lungo un’infrastruttura sulla quale si comincia ad investire considerevolmente del denaro. Vien da chiedersi allora perche’ si dovrebbe raggiungere questo nodo, o perche’ da li si dovrebbe partire? Quale potenziale si puo’ liberare da quest’infrastruttura? Una pista ciclabile appare poca cosa. La spesa che comporterebbe non si discosterebbe molto da quella per una linea di traporto pubblico pure ecosostenibile, la quale servirebbe pero’ la citta’ in modo piu’ determinante, alterando l’ambiente in misura analoga. L’ex Tonnara esprimerebbe il meglio se sostenuta da un’infrastruttura adeguata ad un ruolo nodale. Altrettanto l’infrastruttura verrebbe utilizzata per raggiungere un importante nodo urbano, e lungo il suo percorso servirebbe la citta’ innervandosi nel sistema viario. Altri nodi lungo il percorso dell’ex ferrovia mostrerebbero tratti comuni a quello della Tonnara e potrebbero germogliare; come questa rubrica ha descritto nel caso dei Due Frati. Eventi come la fiera del mercoledì, i molti accessi al mare, i percorsi pedonali lungo la costa, gli edifici prima degradati dal passaggio del treno, che oggi seppur depressi che rivendicano una posizione felicissima; tutta questa catena si attiverebbe a partire dal Trogylon e da li’ si articolerebbe il piano di riqualificazione della citta’ ad est. Da nord, avrebbe detto Archimede, dove si apre il Trogylon, lungo il versante a levante, fino a sud, dove sfocia il Sirako. Ma cosa dovrebbe contenere la Tonnara? Le piu’ frustrate intenzioni, devote al simulacro dell’antichita’ da venerare, dicono un museo. Se qualcuno avesse dei dubbi su che tipo di museo li hanno gia’ fugati. Un museo del mare, hanno detto perentori i sacerdoti del passato, certi delle migliaia e migliaia di persone che in metropolitana si riverserebbero al museo alla ex-Tonnara. Come altrimenti, in bicicletta? Ma sono sicuri che questo costoso museo attrarrebbe quotidianamente tante persone da ripagare la comunita’ e render necessario un treno, seppur piccolo? Altri invece hanno ipotizzato senza torto un polo universitario. Dunque un asse ferroviario che colleghi il polo di Ortigia, con quello nuovo a nord. Un flusso giornaliero trarrebbe grande vantaggio dalla nuova infrastruttura. I tanti studenti che hanno preferito affittare ad Ortigia raggiungerebbero l’universita’ agevolmente, quelli che hanno economizzato scegliendo la citta’ nuova avrebbero un accesso piu’ vicino e rapido al posto di lavoro, gli altri che vengono da fuori raggiungerebbero la sede universitaria direttamente dall’ingresso nord alla citta’. La vita popolare che anima la fiera, i lavoratori che si spostano ogni giorno dal dormitorio irrisolto al quartiere Mazzarrona, coloro che vivrebbero volentieri alla Borgata se fosse meno isolata, coloro che vorrebbero andare a mare senza prendere la macchina si aggiungerebbero alla piccola migrazione quotidiana di coloro che si recano all’universita’, facendo della nuova linea uno degli assi piu’ importanti della citta’, e dell’ex-Tonnara un nodo cruciale della sua vita e della sua cultura. E allora, senza timore di avere usato il termine cultura a sproposito, si potrebbe dire che la Tonnara sarebbe un patrimonio per la citta’ e quest’universita’ d’architettura avrebbe qualcosa da insegnare ai suoi studenti.

    Società civile
    22 agosto 2006, di : Tano Rizza

    Sono affascinati queste ipotesi di riutilizzo della ex Tonnara, ma lontane da una reale applicazione. Di posti che richiedono una nuova riqualificazione, posti che sono abbandonati da anni e che potrebbero essere una nuova ricchezza per Siracusa c’è ne sono molti. Ma di interventi quasi nessuno. Come testimonia l’ex Mattatoio(non lontano dall’ex Tonnara), o l’ex Scuola-Albergo di Via Crispi, con ogni probabilità questi luoghi sono destinati a restare inutilizzati, a simbolo di una città che non sfutta(o non vuol sfruttare) le sue potenzialità.
Società civile
22 agosto 2006

No, non si tratta di situazioni analoghe. Esistono dei criteri tecnici per stabilire delle gerarchie utili a concentrare gli sforzi ed evitare dispersione di energie. Questo ho cercato di spiegare con parole semplici nel mio intervento. Il tuo commento inoltre non e’ propositivo ed e’ poco costruttivo, perche’ rimette su un piano di genericita’ il problema esposto. Quella del mattatoio e’ una vicenda vergognosa ed una calamita’ per l’ambiente. Ma l’edificio non puo’ essere paragonato nemmeno lontanamente a quello della Tonnara e cosi’ la sua capacita’ di attivare un processo di sviluppo o di ricoprire un ruolo cruciale nella dinamica della citta’. La Scuola-Albergo di Via Crispi men che meno.

Marco

    Società civile
    22 agosto 2006, di : Piero Buscemi

    Purtroppo, ancora una volta, si finisce per dover accettare, quasi passivamente, di accontentarsi di uno scambio di opinione consolatorio. E’ evidente che a Siracusa, l’uso e l’abbandono delle varie risorse ereditate dal passato, provoca delle reazioni variegate e da più parti della "società civile". Molti sono i siti rivedibili e che meriterebbero l’attenzione dei nostri amministratori. E’ vero che si rischia ogni volta di generalizzare gli argomenti, ma gli attacchi dallo sperpero e l’incuria sono continui e senza soluzione. Viene in mente il Pantanelli e il "miracolo" di stabilità precaria dell’iper costruito sopra; l’autodromo (per mischiare il sacro ed il profano), che qualche anziano ha vissuto come evento eccezionale; la Riserva del Ciane e della sua foce che merita un approfondimento a parte. Non parliamo del Plemmirio e della sua gestione, e chissà quanti altri siti degni di attenzione.

    Ma il parlarne, forse, non basta più per risvegliare le coscienze e l’orgoglio di possedere un tale patrimonio, che solo l’Unesco continua a definire dell’Umanità. Una domanda nasce spontanea, per conciliarsi con la banalità e l’ovvietà: ma il rilancio culturale e architettonico di questa città, a chi interessa veramente, se dietro ogni intervento di recupero non è garantito un tornaconto economico occultato alla collettività?

    Forse, neanche i cittadini hanno mai avuto la percezione della ricchezza ereditata, se si continua a parlare di come rilanciare la zona industriale come progetto per il futuro della città...

    Società civile
    22 agosto 2006, di : Tano Rizza

    Non sono situazioni analoghe, ma esempi di come in città le strutture non sono sfruttate. In tutte le città d’Italia gli ex Mattatoi sono diventati centri polifunzionali, dove accogliere manifestazioni culturali di ogni genere(basta dare un’occhio a Catania, dov’è l’ex Mattatoio di Via Zurria è diventato un centro polifunzionale), a Siracusa non se ne parla neppure.
Società civile
24 agosto 2006

Cari Piero e Tano, come scrivevo all’inizio del mio intervento sulla Tonnara, il mio puo’ solo essere il parere di un architetto. Conosco solo modi per individuare e sistemi per affrontare i problemi. Il vostro lavoro invece riguarda la denuncia. Mi chiedo se la differenza fra il vostro ed il mio impegno non sia la ragione per la quale uno scambio di opinioni si riveli presto fine a se stesso. Non appena ho esposto un parere tecnico su un problema, questo e’ stato interpretato come un’opinione ed accomunato ad altre opinioni. Appena individuata un’ipotesi per affrontare il problema, questa e’ stata assimilata ad altre ipotesi per altri problemi. La comunicazione e’ questo cane che si morde la coda? Si consuma ormai da se’? Un giornale di denuncia, gia’ si da risposte da solo affermando che qualsiasi denuncia e’vana, figuariamoci la proposta? Questo mi pare che faccia passare il commento di Tano. Il tuo ultimo commento Piero e’ pure sconfortato. E’ chiaro che una societa’ capitalista produca cio’ di cui parli. La logica del profitto e’ intrinseca in ogni agire sociale, persino nell’impegno civile, perche’ anch’esso ricopre un ruolo, strutturale al sistema, anche quando lo controbilancia. Eppure vi sono esempi nei quali questo difficile rapporto fra profitto e qualita’ della convivenza sociale ha raggiunto livelli soddisfacenti. La sfida del porto, che tu ricordavi, ha proprio quello come perno. Una citta’ tutta periferia, com’e’ Siracusa nuova, puo’ trovare solo nel porto un’occasione urbanistica che la liberi dagli interventi chirurgici in un tessuto cosi’ incapace di reagire. Ma e’ il porto stesso ad essere assediato ancor prima di nascere. E, permettetemi, non e’ solo assedito da clientele, caporali e potentucci di ogni genere. E’ anche assediato da ambientalisti miopi e paesaggisti per caso. Mi domando allora quale sia il vostro punto di vista sul porto. Marco
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:.: Documenti allegati
Siracusa: scogliera dei Du’ Frati

Un angolo paesaggistico visibile dall’ex cinta ferroviaria dismessa.
I Du’ Frati (Siracusa)

Tipico scoglio a fungo, ammirabile dalla scogliera siracusana, nei pressi dell’ex cinta ferroviaria.
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