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Smart working, da Brunetta nessuna apertura

La lotta si sposta nei luoghi di lavoro

di Redazione Lavoro - mercoledì 12 gennaio 2022 - 1701 letture

Nonostante i numeri attuali della diffusione dei contagi fossero stati ampiamente previsti, il governo, in un susseguirsi di decreti, provvedimenti e circolari quanto mai incomprensibili, tardivi, insufficienti, quando non dannosi, come nel caso della soppressione della quarantena in caso di contatto stretto, continua ad avere come unico orizzonte il mantenimento della produzione invece che la tutela della salute dei cittadini. Un atteggiamento al limite dell’autolesionismo, dato che la produzione rallenterà comunque, sia a causa della diffusione del virus che per l’aumento dei costi di gas ed energia, e a crescere saranno solo contagi e morti. Un governo in pieno stato confusionale che si affida alla sorte più che fidarsi della scienza, come nel caso dell’obbligo vaccinale per gli over 50.

In questo quadro desolante spiccano il ministro Brunetta e la sua battaglia contro lo smart working che, allo stato attuale, risulterebbe una delle poche misure organizzative in grado di contrastare il diffondersi dell’epidemia all’interno della Pubblica Amministrazione, oltre ai benefici indiretti su trasporto pubblico e scuola.

Pur di mantenere il punto, come un bambino capriccioso qualunque, e non smentire i suoi decreti e linee guida - da noi ampiamente contrastati, in solitudine, sui tavoli di confronto sindacale - affida con una circolare l’utilizzo flessibile e intelligente dello smart working alle 32mila amministrazioni pubbliche che, in tempi compatibili con il diffondersi della pandemia (si spera!), dovrebbero riorganizzare gli uffici, garantendo al tempo stesso la tutela della salute e della sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori e, aggiungiamo noi, degli utenti.

L’artificio infantile consiste nello spalmare la programmazione dello smart working su più mesi purché alla fine la presenza in ufficio risulti prevalente sulle giornate di lavoro in remoto. Fino a giugno, poi si vedrà. Tutto ciò rivela l’assoluta mancanza di serietà e credibilità di un ministro che continua a condurre una crociata personale contro i dipendenti pubblici colpevoli, a prescindere, di essere “fannulloni” nonostante abbiano garantito servizi pubblici essenziali e welfare durante tutte le fasi della pandemia.

Il confronto ora si sposta in un corpo a corpo con le amministrazioni dove, con determinazione, dovremo far valere le ragioni della tutela della salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori ricontrattando le giornate di presenza negli uffici, pretendendo l’applicazione rigorosa dei protocolli sulla sicurezza, richiedendo smart working di default a seguito di contatto stretto, screening periodici e mascherine FFP2 per tutti i lavoratori per contrastare con ogni mezzo l’aumento dei contagi che si sta verificando nei nostri luoghi di lavoro. E, perché no, batterci per il superamento definitivo del 49% quale limite per l’utilizzo dello smart working.

I dipendenti pubblici e i cittadini di questo Paese non meritano un ministro colpevolmente responsabile della mancanza di sicurezza dei servizi pubblici!

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