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Siria: un inferno lungo tre anni

Un resoconto su uno dei paesi più flagellati dalla guerra civile da parte di Agire onlus.

di Redazione - martedì 15 aprile 2014 - 2495 letture

Sono passati oltre 3 anni dall’inizio di quella che è diventata una delle più devastanti guerre civili del nostro tempo. La conferenza di Ginevra II, costituita da due round di negoziazioni che hanno avuto luogo fra Gennaio e Febbraio, non ha apportato i benefici sperati. Fortunatamente a Marzo è stato possibile aprire uno spiraglio con l’accordo che ha permesso il passaggio di convogli umanitari verso la Siria attraverso il confine con la Turchia, ma malgrado questo la situazione umanitaria è gravissima.

Secondo dati delle Nazioni Unite in Siria ci sono 6.5 milioni di sfollati interni e 2.5 milioni di rifugiati oltre i confini del paese. Ciò significa che circa la metà della popolazione ha lasciato la propria casa. Dei 2.3 miliardi di dollari richiesti per la risposta all’emergenza solo l’11% è stato finanziato. I bisogni restano quindi enormi, non solo nel paese. In Libano, Giordania e Turchia crescono infatti le tensioni a causa dell’altissimo numero di rifugiati. Se nei primi anni al capacità di accoglienza dei paesi ospitanti è stata molto elevata, ora i numeri non consentono più di assicurare gli standard minimi della sopravvivenza ai Siriani in arrivo e gli abitanti di questi paesi non possono più accettare di buon grado di condividere le poche risorse a disposizione con centinaia di migliaia di rifugiati.

A questi problemi si aggiunge la situazione particolare dei rifugiati Palestinesi in Siria. Oltre il 50% di loro è sfollato e addirittura il campo di Yarmouk, a Damasco, è passato dai 150 mila ai 18 mila abitanti. Qui, secondo Amnesty International, 128 persone sono morte di fame e per mancanza di assistenza medica di base.

In generale in tutto il paese le distribuzioni di beni di prima necessità sono discontinue per le difficoltà d’accesso alle zone colpite e i problemi di sicurezza. Nella città di Douma, ad esempio, il 20 marzo scorso sono arrivati beni umanitari per la prima volta dal Novembre 2012. Ciò è avvenuto in occasione della apertura formale da parte del governo siriano del confine con la Turchia per il trasporto di forniture umanitarie.

Nel degrado generale e con il peggioramento progressivo delle condizioni igienico-sanitarie, è aumentata l’incidenza di alcune malattie che sembravano debellate: sono almeno 39 i casi di polio diagnosticati in Siria ed alcuni sarebbero stati confermati anche in Iraq. La discontinuità di assistenza umanitaria non fa purtroppo sperare in un calo di vulnerabilità della popolazione. Il pericolo della siccità costituisce un’ulteriore minaccia. Elisabeth Byrs, portavoce del Programma Alimentare Mondiale, informa che da Settembre, nella zona Nord-Ovest della ‪Siria‬‬‬ è caduta la metà dell’acqua che solitamente viene registrata nello stesso periodo e che se continua così fino a Maggio, il rischio di carestia diffusa aumenta considerevolmente.

Il 10 Aprile Valerie Amos ha detto: “Ieri una macchina è esplosa in una via commerciale di Homs: 20 morti e più di cento feriti, inclusi donne e bambini. La violenza e gli attacchi indiscriminati perpetratisi per oltre 3 anni non fanno praticamente più notizia e non hanno più il potere di scioccare.”

Proprio per ricordare i 3 anni dall’inizio del conflitto siriano, il 13 Marzo scorso è stato organizzato un evento mondiale in cui Oxfam ha partecipato come ente promotore. In 34 paesi nel mondo si è ricordato, infatti, il triste anniversario per accendere ancora una volta i riflettori su una tragedia umanitaria che rischia di essere messa in secondo piano dai media e dall’opinione pubblica. La campagna #WithSyria ha visto il writer e street artist inglese Banksy donare la sua “Ragazza con palloncino rosso” dalla quale è stato tratto il video di forte impatto pubblicato in questa pagina.

Ma sono tanti i progetti e le iniziative che le organizzazioni del network di AGIRE continuano a realizzare in Siria e nei paesi limitrofi.


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