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Siracusa e l’ambiente, un matrimonio che non s’ha da fare

Un recente report di Ambiente Italia/Legambiente/Sole 24 Ore fotografa in maniera drammatica le mille manchevolezze della città di Siracusa in materia ambientale

di Emanuele G. - mercoledì 14 novembre 2012 - 3462 letture

Non ci siamo! Possibile che il convento passi solo ed esclusivamente brutte notizie riguardo il Sud? E nello specifico Siracusa? E’ una sindrome da cui non si sa come uscire. Sembriamo essere rinchiusi negli asfittici spazi di una profezia in grado di produrre presagi negativi. Mai una notizia positiva. Giammai! Eppure qualcuna meno peggio o più rosea ci deve essere. Forse siamo incapaci di scoprirle? In attesa di rinvenire l’arcano immergiamoci nell’ennesima brutta figura collezionata da Siracusa. Per l’appunto… Questa volta la severa bocciatura giunge da ben tre organismi che si sono riuniti per redigere una guida più che faconda di dati e suggerimenti intitolata “Ecosistema Urbano”. Un titolo che è tutto un programma. I tre organismi riunitisi per l’occasione sono Legambiente, Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore. Ma andiamo con ordine.

Il “report” (termine oramai inflazionato – nda) inizia con il messaggio di benvenuto del presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza. Dopo è la volta del responsabile per le aree urbane – sempre di Legambiente – Alberto Fiorillo che tratteggia le linee guida del report evidenziando alcuni aspetti della questione partendo da una constatazione ben precisa. La crisi sta marcando in maniera più che negativa le politiche ambientali degli enti locali. Politiche ambientali ridotte al lumicino i cui effetti sulla qualità della nostra vita sono già in fase di manifestazione. Vale la pena citare un passo del report:

“…Quanto ai numeri contenuti in questa XIX edizione di Ecosistema Urbano di Legambiente, Ambiente Italia e Sole 24 Ore, esprimono meglio di tante parole la situazione di stasi di cui si parlava all’inizio. Torna a crescere l’inquinamento atmosferico (la media del Pm10 di tutte le città italiane prese in esame passa da 30 a 32 microgrammi per metro cubo) e sono dieci in più (da 27 si passa a 37) i giorni dell’anno in cui l’ozono scavalca i limiti di legge. Restano sostanzialmente stazionari i consumi di acqua potabile (164 litri a testa ogni anno, 3 in meno rispetto allo scorso anno), le perdite di rete (fisse al 32%) e l’efficienza della depurazione (che dall’86 per cento arriva all’88 per cento). Più marcata la riduzione della produzione di rifiuti solidi urbani (20 chili in meno a testa in un anno, soprattutto a causa della riduzione dei consumi) e l’aumento della raccolta differenziata che pur passando dal 32 per cento al 38 cento – unico indicatore con un cambiamento apprezzabile – resta lontana dal raggiungimento dell’obiettivo normativo del 60 per cento. Calano le immatricolazioni di nuove autovetture, tut¬tavia il parco circolante è in leggerissima crescita (64 auto ogni 100 abitanti) e a riprova del fatto che per gli spostamenti sistematici gli abitanti ancora utilizzino (o siano costretti a utilizza¬re) largamente la vettura privata arriva da un trasporto pubblico messo sotto pressione dai tagli e incapace di attrarre passeggeri: un Cittadino compie in media appena 83 viaggi l’anno su bus, tram e metro. Infine, al di là di qualche caso isolato, non si muovono più isole pedonali, zone a traffico limitato, reti ciclabili urbane…”

A pagina 9 si comincia ad addentrarsi nelle tematiche che via via saranno affrontate nelle pagine seguenti. Il primo aspetto riguarda la metodologia seguita: modalità di svolgimento dell’inchiesta e definizione degli indicatori analitici. Uno spot, in seguito, svolge un’approfondita analisi di due argomenti che stanno particolarmente a cuore ai redattori del report: l’abusivismo edilizio e gli orti urbani. Riguardo l’abusivismo edilizio sono state inviate 104 questionari ad altrettante città con un riscontro di 82. I questionari saranno utilizzati per un prossimo report proprio sulla scottante tematica dell’abusivismo edilizio. Invece, gli orti urbani non devono essere visti come un romantico ritorno a un passato agricolo. Essi sono da percepire cvome un importante strumento di sostenibilità urbana al fine di costruire la città del futuro. Lo sport si chiude con un breve paragrafo concernente l’eterno problema delle piste ciclabili che nel nostro paese sono davvero un problema, mentre all’estero non lo sono.

Il successivo capitolo si sofferma sugli indicatori utilizzati. Nell’ordine di esposizione lo smog, il diossido di azoto, le polveri sottili e l’ozono. Anche qui mi pare utile citare il report direttamente:

“…Smog. Tre le sostanze monitorate dalla ricerca: biossido di azoto (NO2), polveri sottili (Pm10) e ozono (O3). Nel 2011 (l’anno preso in esame da questo rapporto), la situazione è com¬plessivamente peggiorata rispetto all’anno precedente, in maniera particolare per quello che riguarda polveri sottili e ozono, mentre il biossido di azoto rimane sostanzialmente stabile.

NO2: sono 59 le città che rispettano i limiti di legge di 40 mg/mc previsto per il 2011 (tre in più rispetto allo scorso anno, ma Parma e Asti rientrano nei limiti per un’inezia) e la media na¬zionale (36,79 mg/mc) della concentrazione media è finalmente in diminuzione, invertendo il trend di crescita abitualmente registrato negli ultimi anni: 38,11 nel 2010, 37,70 nel 2009 e 37,42 nel 2008. Le situazioni peggiori (superiori a 60 mg/mc) si registrano ovviamente tra le grandi città, in particolare: Roma, Milano, Torino e Firenze, e nei capoluoghi lombardi di Brescia, Como, Monza, Pavia e Lecco.

Pm10: le polveri sottili sono in deciso aumento. La media nazionale schizza oltre i 32 mg/mc, rispetto a quella precedente che era ferma sotto i 30 mg/mc. Salgono a 17 (erano 6 lo scorso anno) i capoluoghi nei quali si registra un valore medio annuo superiore al limite dei 40 mg/mc, previsto dalla direttiva comunitaria. Queste città appartengono geograficamente al Nord, in particolare al bacino della Pianura Padana. Tra le peggiori, con valori superiori ai 45 mg/mc, troviamo Verona, Milano, Torino e Monza. Sono 24 le città che fanno registrare un valore superiore ai 40 mg/mc in almeno una centralina.

O3: il quadro complessivo peggiora. Nel 2011 sono 45 (4 in più dello scorso anno) i capoluoghi di provincia che non rispettano il valore obiettivo per la protezione della salute umana di 25 giorni all’anno di superamento del limite giornaliero di 120 mg/mc come media mobile su 8 ore. Anche la media nazionale del numero di giorni di superamento del limite conferma il pessimo andamento: sale a 37,7 contro i 27,5 giorni della scorsa edizione.

In ben 24 città (rispetto alle 18 della passata edizione) il numero di giorni di superamento della soglia di 120 mg/mc è pari o maggiore a due volte il valore obiettivo. Sono poi 10 i capoluoghi che raggiungono un valore almeno triplo di quello consentito. Tra le città grandi le situazioni peggiori (con più di 50 giorni di superamenti) sono a Venezia, Bologna e Padova. Tra le città medie Modena, Varese, Brescia, La Spezia, Parma, Reggio Emilia e Bergamo superano addirittura di tre volte i limiti consentiti e altrettanto, tra le piccole, fanno L’Aquila, Lecco e Mantova…”

Questi dati vanno interpretati poiché ci dicono molte cose in grado di disegnare i tratti fondamentali dell’ecosistema urbano italiano. Nello specifico:

- La motorizzazione privata continua a crescere a detrimento, in generale, del trasporto pubblico;

- Si appalesa l’inefficienza del trasporto pubblico;

- Assistiamo a pochi spostamenti per vie pedonabili, piste ciclabili e zone a traffico limitato;

- La crisi economica incide sui consumi, ma poco sui consumi idrici. Inoltre, ha quasi nessun effetto sui consumi elettrici domestici. Al contrario influenza in maniera pesante la produzione dei rifiuti;

- Bisognerebbe attenzionare maggiormente il problema delle perdite delle reti distributive idriche urbane e della depurazione.

A questo punto è opportuno stilare la classifica delle migliori e delle peggiori. Il report, molto opportunamente, stila una classifica su tre tipologie di città: le grandi città, quelle medie e quelle piccole. In riferimento alle città migliori ecco un breve quadro riassuntivo:

GRANDI CITTÀ’ -> VENEZIA, BOLOGNA e GENOVA;

MEDIE CITTÀ’ -> TRENTO, BOLZANO, LA SPEZIA, PARMA e PERUGIA;

PICCOLE CITTÀ’ -> VERBANIA, BELLUNO, PORDENONE, MANTOVA e AOSTA.

Per quanto riguarda il versante delle città peggiori:

GRANDI CITTÀ’ -> MESSINA;

MEDIE CITTÀ’ -> REGGIO CALABRIA;

PICCOLE CITTÀ’ -> VIBO VALENTIA.

Due avvertenze. Anche le città definite “migliori” hanno delle criticità che grazie a un’amministrazione comunale particolarmente efficace sono in via di superamento. More solito, le città peggiori sono sempre del sud.

Subito dopo si innesta la questione afferente alle c.d. “smart cities”, ossia le città intelligenti. Cito l’introduzione al capitolo dedicato proprio all’argomento.

“…Come garantire una elevata qualità ambientale e una accresciuta qualità della vita ad una popolazione urbana ancora in crescita? Le città del futuro dovranno essere sempre più intelligenti e sostenibili. Ma solo intelligenti (intelligent cities) non basta. Dovranno essere “smart cities”. Perché il forte contributo delle tecnologie, in particolare dell’ICT, per migliorare la funzionalità delle infrastrutture urbane e dei flussi di energia, materia, informazione che le attraversano, dovrà essere al servizio di nuovi stili di vita dei Cittàdini del prossimo futuro. Questa la sfida oggi, non solo per le grandi aree metropolitane, ma anche per le realtà urbane intermedie, dove si concentra la gran parte della popolazione urbana italiana…”

Il capitolo fa una panoramica storica sulle “smart cities” e cerca di rappresentare la situazione odierna in Italia parlando delle esperienze di città come Genova, Roma, Venezia, Bologna e Enna. Da questi pochi esempi si possono trarre le seguenti conclusioni:

“…1. Sono necessarie strategie di medio e lungo termine che abbiano la sostenibilità come obiettivo.

2. La smart city ha bisogno di investimenti infrastrutturali;

3. La smart city ha bisogno di nuove professionalità, di nuove idee e di know how che, forse, ha di più chi è nativo digitale;

4. Esistono già tecnologie, alcune anche a basso costo che consentono maggior efficienza nei consumi energetici (domotica, ma anche telegestione dei consumi energetici in uffici o edifici, ...);

5. Nella smart city diventano desiderabili stili di vita diversi che possono anche essere attivati dal basso e l’attivazione dal basso contribuisce alla costruzione della smart city;

6. Alcune delle ricadute più desiderabili della smart city sono sicuramente un ambiente più sano, maggior tempo libero e risparmio economico su alcuni consumi…”

Da pagina 21 in poi inizia la parte più interessante del report in quanto sviluppa un’analisi particolarmente approfondita e dettagliata delle città italiane a partire da una check-list di indicatori. Il primo passo è rappresentato dall’individuazione di una classificazione omogenea della città. Classificazione che è tale e quale quella ricordata poche righe prima. Il passo successivo risiede nell’individuazione degli indici ambientali dell’ecosistema urbana. Si tratta di una griglia piuttosto articolata e lunga. In seguito si identificano gli obiettivi della sostenibilità urbana. All’interno dei quali si evidenziano l’obiettivo medio, l’obiettivo minimo e gli estremi (Città migliore e - Città peggiore) per ogni indice ambientale. E’ ovvio che poi tale griglia va interpretare in maniera omogenea e, quindi, è necessario assegnare ad ogni indice un proprio peso specifico in modo che si raccordi con gli altri secondo una logica armonica ed equilibrata. Il passo immediatamente successivo è costruire un sistema di griglia binario: distribuzione dei pesi fra i vari indicatori e distribuzione dei pesi per tipologia di indicatori. Il sistema così delineato deve, tuttavia, poter essere sottoposto a un sistema di controlli in modo da verificarne la correttezza scientifica.

Il risultato di tutto questo lavoro di analisi è la classifica delle città in riferimento all’ecosistema urbano. Prendo ancora a prestito il testo del report.

“…Per tutti i 104 comuni è stato possibile calcolare l’indice di valutazione di Ecosistema Urbano, utilizzando i dati inviati quest’anno o, laddove mancanti, integrandoli con i dati inviati nelle due ultime edizioni (come spiegato nei paragrafi precedenti).

Le città per cui sono stati calcolati tutti e 25 gli indicatori sono 62, per altre 15 è stato possibile determinare più del 90% degli indicatori. È bene ricordare che alcuni indicatori (come le misure di Pm10, NO2 e O3) non possono ovviamente essere disponibili laddove non sussista un sistema di monitoraggio.

Il valore massimo ottenibile (10.000 punti nel caso siano disponibili tutti gli indicatori), normalizzato in base 100, rappresenta la prestazione di una città sostenibile. Abbiamo già evidenziato nelle edizioni precedenti come questa città sostenibile si riferisca a una città ideale nelle condizioni attuali e non ad una città utopica. Quest’anno, sommando i migliori valori raggiunti in Italia per ogni singolo parametro, si otterrebbe una città piccola dal punteggio complessivo di 97,3%, una città media dal punteggio complessivo di 98,3% ed una città grande dal punteggio complessivo pari a 92,5%.

Tra le città grandi il massimo viene raggiunto da Venezia con 63,48% seguita da Bologna con 59,96%, Genova (con 56,96%) e Padova (con 53,47%); più staccato un gruppo di 5 città (Firenze, Verona, Milano, Torino e Trieste) con punteggi compresi tra 49% e 51%. Roma e Bari si attestano tra il 44% e il 46%, mentre tutte le altre (Napoli, Catania Palermo e Messina) sono largamente al di sotto del 40%.

Tra le città medie il valore più alto è raggiunto da Trento (68,20%), seguita da Bolzano con il 66,6%. Altre quattro città (La Spezia, Parma, Perugia e Reggio Emilia) sono sopra il 60%, mentre Pisa e Forlì si collocano a ridosso di questo valore. Vi è poi un gruppo di 14 città che restano al di sopra del 50%. In coda ben 6 città (Monza, Taranto, Catanzaro, Latina, Siracusa e Reggio Calabria,) non raggiungono nemmeno il 40% dei punti disponibili.

Tra le città piccole Verbania è prima ed è l’unica che supera il 70%, con Belluno al 69,30% e Pordenone al 62,01%. Seguono altre otto città sopra il 55%: Mantova, Aosta, Cuneo, Macerata, Sondrio, Lodi, Savona e Nuoro. Un nucleo centrale di 14 città ottiene punteggi tra il 45% ed il 55% mentre in coda troviamo 5 città (Enna, Frosinone, Trapani, Crotone e Vibo Valentia) con punteggi inferiori al 30%...”

Allora qual è la situazione di Siracusa? Credo che sia più opportuno darvi i dati indicatore per indicatore del capoluogo aretuseo per poi sviscerare alcune riflessioni in merito.

- Classifica finale Siracusa (si ricorda che Siracusa è nella graduatoria delle città medie): 43 ^ città su 44

Città migliore: Trento - Città peggiore: Reggio Calabria

Città migliore in assoluto: Verbania - Città peggiore in assoluto: Messina

- Indicatore Qualità dell’aria Siracusa (Biossido di Azoto): 20^ città su 38

Città migliore: Brindisi - Città peggiore: Monza

Città migliore in assoluto: Oristano - Città peggiore in assoluto: Firenze

- Indicatore Qualità dell’aria Siracusa (Pm10): 37^ città su 39

Città migliore: Sassari - Città peggiore: Monza

Città migliore in assoluto: Nuoro - Città peggiore in assoluto: Torino

- Indicatore Qualità dell’aria Siracusa (Ozono): 1^ città su 36

Città migliore: Siracusa con altre 6 città - Città peggiore: Bergamo

Città migliore in assoluto: Siracusa con altre 8 città - Città peggiore in assoluto: Mantova

- Indicatore Consumi Idrici Domestici: 30^ città su 40

Città migliore: Arezzo - Città peggiore: Treviso

Città migliore in assoluto: Agrigento - Città peggiore in assoluto: Lodi

- Indicatore Dispersione della Rete: 40^ città su 43

Città migliore: Monza - Città peggiore: Latina

Città migliore in assoluto: Pordenone - Città peggiore in assoluto: L’Aquila

- Indicatore Capacità di Depurazione: 25^ città su 44

Città migliore: Bolzano con altre 4 città - Città peggiore: Treviso

Città migliore in assoluto: Milano con altre 12 città - Città peggiore in assoluto: Imperia

- Indicatore Produzione Rifiuti Urbani: 18^ città su 44

Città migliore: Novara - Città peggiore: Rimini

Città migliore in assoluto: Benevento - Città peggiore in assoluto: Rimini

- Indicatore Raccolta Differenziata: 43^ città su 44

Città migliore: Novara - Città peggiore: Foggia

Città migliore in assoluto: Pordenone - Città peggiore in assoluto: Enna

- Indicatore Trasporto Pubblico Passeggeri: 41^ città su 44

Città migliore: Trento Latina - Città peggiore:

Città migliore in assoluto: Venezia - Città peggiore in assoluto: Vibo Valentia

- Indicatore Trasporto Pubblico Offerta: 43 città su 44

Città migliore: Cagliari - Città peggiore: Pistoia

Città migliore in assoluto: Milano - Città peggiore in assoluto: Sondrio e Vibo Valentia

- Indicatore Mobilità Sostenibile: 29^ città su 40

Città migliore: Parma - Città peggiore: Brindisi con altre 4 città

Città migliore in assoluto: Milano - Città peggiore in assoluto: Brindisi con altre 15 città

- Indicatore Tasso Motorizzazione Auto: 37^ città su 44

Città migliore: La Spezia - Città peggiore: Latina

Città migliore in assoluto: Venezia - Città peggiore in assoluto: Aosta

- Indicatore Tasso Motorizzazione Motocicli: 39^ città su 44

Città migliore: Foggia - Città peggiore: Livorno

Città migliore in assoluto: Foggia - Città peggiore in assoluto: Imperia

- Indicatore Isole Pedonali: 39^ città su 43

Città migliore: Lucca - Città peggiore: Bergamo

Città migliore in assoluto: Venezia - Città peggiore in assoluto: Brindisi con altre due città

- Indicatore Zone a Traffico Limitato: 41^ città su 41

Città migliore: Pisa- Città peggiore: Siracusa con altre due città

Città migliore in assoluto: Siena - Città peggiore in assoluto: Siracusa con altre 16 città

- Indicatore Piste Ciclabili: 44^ città su 44

Città migliore: Reggio Emilia - Città peggiore: Siracusa

Città migliore in assoluto: Reggio Emilia - Città peggiore in assoluto: Siracusa con altre 7 città

- Indicatore Indice di Ciclabilità: 29^ città su 37

Città migliore: Brescia - Città peggiore: Brindisi con altre 6 città

Città migliore in assoluto: Brescia - Città peggiore in assoluto: Brindisi con altre 22 città

- Indicatore Verde Pubblico Fruibile: Dato non disponibile

Città migliore: Lucca - Città peggiore: Foggia

Città migliore in assoluto: Lucca - Città peggiore in assoluto: Caltanissetta

- Indicatore Aree Verdi Totali: Dato non disponibile

Città migliore: Pisa - Città peggiore: Piacenza

Città migliore in assoluto: Pisa - Città peggiore in assoluto: Crotone

- Indicatore Consumi Elettrici Domestici: 32^ città su 44

Città migliore: Trento - Città peggiore: Cagliari

Città migliore in assoluto: Trento - Città peggiore in assoluto: Cagliari

- Indicatore Energie Rinnovabili e Teleriscaldamento – Solare Termico: 6^ città su 29

Città migliore: Como - Città peggiore: Brescia con altre 14 città

Città migliore in assoluto: Verbania - Città peggiore in assoluto: Brescia con altre 31 città

- Indicatore Energie Rinnovabili e Teleriscaldamento – Solare Fotovoltaico: 28^ città su 40

Città migliore: Lucca - Città peggiore: Lecce con altre due città

Città migliore in assoluto: Lucca - Città peggiore in assoluto: Lecce con altre 13 città

- Indicatore Energie Rinnovabili e Teleriscaldamento – Teleriscaldamento: Siracusa dato negativo come quasi tutte le città

Città migliore: Brescia - Città peggiore: Siracusa con quasi tutte le città

Città migliore in assoluto: Brescia - Città peggiore in assoluto: Siracusa con quasi tutte le città

- Indicatore Politiche Energetiche: 27^ città su 41

Città migliore: Ferrara e Rimini - Città peggiore: Arezzo con altre tre città

Città migliore in assoluto: Ferrara e Rimini - Città peggiore in assoluto: Arezzo con altre 9 città

- Indicatore Certificazione Ambientale Iso 14001: 26^ città su 44

Città migliore: Ravenna - Città peggiore: Sassari

Città migliore in assoluto: Ravenna - Città peggiore in assoluto: Enna

- Indicatore Pianificazione e Partecipazione Ambientale: Ultima con altre due città

Città migliore: Forlì con altre tre città - Città peggiore: Siracusa con altre due città

Città migliore in assoluto: Forlì con altre tre città - Città peggiore in assoluto: Agrigento

- Indicatore Eco Management: 40^ città su 44

Città migliore: Ferrara - Città peggiore: Catanzaro

Città migliore in assoluto: Ferra - Città peggiore in assoluto: Catanzaro

- Indicatore Capacità e Risposta delle Amministrazioni Pubbliche: Ultima

Città migliore: Brescia - Città peggiore: Siracusa

Città migliore in assoluto: Brescia - Città peggiore in assoluto: Messina con altre due città

Scorrendo i succitati dati viene una sensazione di indicibile scoramento. Da anni la casta siracusana – rappresentata non solo da politici è bene ricordarlo – ci ha abituati a roboanti dichiarazioni e promesse secondo le quali Siracusa sarebbe diventata un esempio di rispetto per l’ambiente e di sviluppo sostenibile per tutto il Mediterraneo. Invece, la dura realtà ci assesta un pugno allo stomaco tale da non esser più in grado di risollevarci. Siamo al disastro più completo in ogni indicatore preso in considerazione dal report fin qui presentato. Infatti, Siracusa è al 43° posto nella classifica delle città medie italiane. Classifica che comprende 44 centri urbani! Insomma, siamo penultimi.

Tale posizione ce la siamo ampiamente meritata a causa di una generale indifferenza nei confronti delle problematiche ambientali. Un’indifferenza che colpisce l’intera popolazione siracusana. Vediamo perché. Innanzitutto, i politici che non hanno mai voluto capire che l’ambiente può essere un atout vincente per assicurare un reale sviluppo del territorio. Tale indifferenza è anche frutto della pervasiva presenza del ceto imprenditoriale legato alla zona industriale. Progettare una città a dimensione di ambiente costituiva un pericolo impressionante per chi ha fatto del non rispetto dell’ambiente uno dei dati principali della propria attività. Ancora, la c.d. “società civile” che a parte qualche sparuto gruppo non si è distinta per una vocazione ambientale diffusa e in grado di determinare le scelte strategiche sulla città. Infine, i cittadini che spesso e volentieri hanno da una mano più che decisiva a vandalizzare un territorio che aveva nella bellezza uno dei suoi punti qualificanti. In breve, tutta Siracusa si è messa di buzzo buono a determinare la triste realtà che abbiamo presentato in questo articolo.

A Siracusa il termine ambiente serve soltanto per parlare del più o del meno. Come si stesse discutendo di una partita di calcio o di “femmine”… In maniera del tutto distratta. Quasi annoiata. Come un qualcosa che c’è, lo accettiamo malvolentieri, ma che lo releghiamo in un cassetto dell’ufficio oggetti smarriti della locale questura. Eppure i dati parlano di una realtà spaventosa. Non ci siamo per una quantità impressionanti di fatti attinenti a una corretta politica ambientale. E’ il caso del Pm10, ossia delle pericolosissime particelle sottili fattore scatenante di neoplasie tumorali. Allora che dire della dispersione della rete idrica che a Siracusa arriva al 50%? La differenziata, poi, è al 3,9%. Un odei dati peggiori di tutta Italia! Per il trasporto pubblico il dato è di 17 passeggeri per abitanti. Insomma, la mobilità pubblica non esiste. Siracusa, ad esempio, per la mobilità sostenibile ha un indice di 26,7 mentre Milano è addirittura a 100! Sempre Siracusa è una delle città più motorizzate fra le città medie italiane. Per le isole pedonali abbiamo un indice scandaloso: 0,05 metri quadrati/ab. Verbani ne ha 2,08! Il capoluogo aretuseo a per Ztl un incredibile 0. Che fa il paio per le piste ciclabili. Pensate che per il verde pubblico il dato non è neanche disponibile… Per il teleriscaldamento ci siamo guadagnati un altro zero assoluto! Circa la certificazione ambientale Siracusa veleggia al 26° posto, mentre è ultima per la pianificazione ambientale. L’ultimo dato è quello più agghiacciante. Per capacità di risposta da parte dell’amministrazione pubblica Siracusa è l’ultima fra le città medie del nostro paese! Vogliamo continuare ancora?

Che dire a conclusione di questo lungo articolo? Una brevissima considerazione finale. Siracusa e la sua provincia sono nel pieno di una crisi senza precedenti. Abbiamo circa 100.000 disoccupati (su una popolazioni di 400.000 abitanti – nda) e la ricostruzione del nostro ambiente gravemente compromesso potrebbe rappresentare il settore decisivo per invertire un senso di marcia più che preoccupante.


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